
Redigeva atti falsi da allegare ai ricorsi da presentare al perito nominato dal Tribunale, inducendolo in errore, favorendo così l’erogazione a oltre cento beneficiari fittizi, ora indagati, di indebite prestazioni assistenziali e previdenziali come l’invalidità civile, benefici della legge 104 e l’indennità di accompagnamento.
Protagonista un uomo di 52 anni di Acri che è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri di Cosenza con l’accusa di falso materiale commesso da privato in atto pubblico, frode processuale e falsa perizia per induzione. Sequestrati beni e disponibilità finanziarie per oltre 1,5 milioni di euro a decine di persone beneficiarie. Effettuate diverse perquisizioni.
Secondo quanto accertato dagli investigatori dell’Arma cosentina guidati dal colonnello Andrea Mommo e coordinati dalla Procura della Repubblica di Cosenza diretta da Vincenzo Capomolla, l’indagato – operatore di un patronato di una nota sigla sindacale -, avrebbe predisposto oltre una quarantina di ricorsi con atti falsi presentati presso la Sezione lavoro del Tribunale di Cosenza, organo preposto alle questioni di invalidità che rilascia ai ricorrenti vincitori del contenzioso legale “l’omologa” da inviare all’Inps che poi eroga le prestazioni.
Il sistema era ben rodato e andava avanti da almeno tre anni. In alcuni casi – è stato spiegato in una conferenza stampa – l’uomo prendeva “in carico” richieste da parte di persone cui era stata rigettata la domanda di invalidità civile da parte del Centro medico legale dell’istituto; in tanti altri casi presentava ricorsi senza “basi d’appoggio” documentali, ossia senza rigetti da parte dell’Inps o peggio ancora senza beneficiari, ovvero con identità poco chiare su cui sono in corso accertamenti. Non solo, talvolta i “clienti” non avevano alcuna patologia significativa o invalidante per l’accesso alle prestazioni.
L’uomo, osservato, intercettato e pedinato, incontrava i suoi “clienti” in luoghi o locali pubblici sparsi nel cosentino e, in cambio di utilità per il servizio reso (al proposito sono state trovate significative somme di denaro), preparava la documentazione alterando certificati medici rilasciati da strutture sanitarie pubbliche calabresi e anche fuori regione, presentando così i ricorsi al tribunale. Il giudice nominava il perito il quale, indotto in errore, prendeva per buona la documentazione sanitaria prodotta dal presunto truffatore.
Il magistrato a sua volta, validando la perizia del Ctu (in questi casi un medico), accoglieva il ricorso e rilasciava “l’omologa”, cioè il decreto che chiude il contenzioso e sostituisce il verbale Cml-Inps, da cui scattava l’erogazione delle prestazioni da parte dell’istituto. Un sistema collaudato e “ingegnoso” sfuggito per anni ai controlli. L’inchiesta è infatti scattata dopo che il Tribunale bruzio ha scoperto e denunciato anomalie sulle pratiche.
Secondo quanto ricostruito, se una domanda di invalidità civile veniva rigettata l’indagato faceva carte false per fare attribuire ai beneficiari percentuali d’invalidità dal 75 al 99%, che danno diritto ad un assegno mensile di circa 350 euro, ma in molti casi riusciva ad andare oltre, facendo ottenere l’invalidità totale del 100% (che con la maggiorazione dà diritto a percepire una pensione di circa 750 euro mensili). Con la massima percentuale di invalidità all’indagato veniva poi facile falsificare la certificazione per dimostrare che i suoi “clienti” non potevano “compiere gli atti quotidiani della vita”, dicitura di verbale che dà diritto a ricevere anche l’indennità di accompagnamento che vale quasi 550 euro mensili, cumulabile con l’assegno di invalidità totale (circa 1.300 euro complessivi).
Nella maggioranza di questi casi viene concessa anche la massima prestazione della legge 104, ossia l’articolo 3 comma 3, che prevede ad esempio l’assegnazione di un parcheggio auto riservato agli invalidi sotto casa, contributi per abbattere le barriere architettoniche, come ascensori, scivoli, montascale e altri benefit con le conseguenti esenzioni dai ticket sanitari.
Da quanto è trapelato i beneficiari erano persone non ancora prossimi alla pensione, soggetti anziani e soli, ma non soltanto. Le indagini sono ancora in corso e non si escludono sviluppi di più ampia portata. L’inchiesta potrebbe dunque allargarsi.
“Era un sistema collaudato – ha spiegato il procuratore di Cosenza Vincenzo Capomolla – che utilizzava l’utilizzo di documenti totalmente falsi. Essendo un sistema finalizzato ad ottenere prestazioni previdenziali ci sono stati dei beneficiari e in altri casi no, ma comunque al momento sono attenzionati e le indagini proseguono in questa direzione per ulteriori approfondimenti”.


















