25 Luglio 2024

Strage di Ustica, Difesa conferma: “Ci sono ancora documenti top secret”

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Tutti i documenti sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980 sono stati declassificati ad eccezione di 7. E’ quanto precisa in una nota alla stampa il ministero della Difesa italiana. “In merito a quanto dichiarato dal Maresciallo in congedo “assoluto” dell’Aeronautica Militare, Giuseppe Dioguardi, in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano “La Repubblica”, il Ministero della Difesa precisa quanto segue.

Tutti i documenti, di qualsiasi argomento, inerenti la Strage di Ustica, in ottemperanza alla direttiva del 22 aprile 2014, nota come “Direttiva per la declassifica e per il versamento straordinario di documenti all’Archivio centrale dello Stato” (nota anche come “direttiva Renzi”) sono stati declassificati e versati presso l’Archivio centrale dello Stato”, si legge nella nota della Difesa.

“A seguito della Direttiva qui citata, è stata condotta, nel 2014, una ricognizione degli archivi della Segreteria Speciale del Gabinetto del Ministero della Difesa, dove sono stati rinvenuti 1967 atti riferiti alla vicenda di Ustica. Documenti che sono stati tutti già versati, nel periodo 2015-2016, ad eccezione di soli 18 documenti. Undici di questi documenti (in originale e in copia digitale) sono stati consegnati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, in data 28/09/2020, onde riceverne il nulla osta di competenza, a premessa del versamento presso il medesimo Archivio centrale di Stato. Per i rimanenti 7 documenti si è in attesa del nulla osta, richiesta più volte reiterata, a partire dal 2015, per ottenere l’autorizzazione alla declassificazione e al loro relativo versamento”, si legge.

E ancora: “Successivamente, nel corso del 2022, a seguito della ricognizione del ‘Archivio Lagorio’ (già trattato da un precedente articolo, uscito sempre sul quotidiano La Repubblica) è stato rinvenuto un unico documento ‘non classificato’ riferito alla vicenda in questione. Tale documento, che riporta una situazione a caldo dell’evento, redatta a favore del Capo di Gabinetto del tempo, è in fase di versamento, che sarà effettuato alla prima data utile. Si precisa anche che, a mente dell’articolo 42 comma 8 della Legge n.124/2007, l’accesso dell’Autorità Giudiziaria alle informazioni classificate non è né può essere preclusa. Infine, si evidenzia che, nel tempo e a tutt’oggi, sono in corso continue interlocuzioni con la Procura della Repubblica di Roma in merito allo stato delle valutazioni sui documenti dati in consegna e in attesa della loro restituzione”.

L’ex maresciallo Dioguardi intervistato da Repubblica afferma di aver “letto il dossier Sismi con due versioni su Ustica”, e che sa “come trovarlo”. L’ex sott’ufficiale, 62 anni, ha anche ammesso: “Mi fecero distruggere documenti”. La notte della strage – spiega – ero nella sala operativa di Milano, ci convocarono la mattina dopo per imporci il silenzio.”.

All’Ansa lo scorso 2 settembre l’ex maresciallo dell’aeronautica ribadì quanto già detto nel 2013, forte delle conferme arrivate dall’ex premier Amato in una intervista a Repubblica: Senza più il “nullaosta di sicurezza”, il 62enne sostiene che “i documenti dell’epoca ci sono ancora, bisognerebbe solo saperli cercare nel modo corretto”.

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“Quella notte in volo c’erano i due Mirage e un Tomcat – ricorda -, i nostri lo avevano segnalato ma è stato dato l’ordine di silenzio assoluto. Un silenzio ripagato in alcuni casi con avanzamenti di carriera fuori dal comune e promozioni mai viste. Quando sento che Tricarico dice di sentirsi sotto attacco, vorrei ricordare che all’epoca era al terzo reparto dello Stato maggiore, quello cioè che viene informato di qualsiasi velivolo o transito. Non poteva non sapere”.

Una vicenda che intreccia segreti militari e politici
E’ stato proprio Dioguardi – riporta Libero – a consegnare il dossier del Sismi sulla tragedia all’allora ministro della Difesa Spadolini: “Lo aveva chiesto lui che fossi io a portarglielo, si fidava ciecamente di me. Ricordo ancora la sua espressione, sbatté i pugni sul tavolo, era infuriato. Io stesso lessi quel documento, di sette-otto pagine. Era l’aggiustamento della verità da parte degli ufficiali ordinata da qualcuno molto in alto”. (Pertini?, ndr)

Quella sera, ricorda, “si alzarono in volo i caccia intercettori da Grosseto, su input del centro Radar di difesa aerea di Poggio Ballone, che lanciarono l’allarme, poi ricevettero l’ordine di rientrare”. A bordo dei due F-104 c’erano Mario Naldini e Ivo Nutarelli, i due piloti delle Frecce Tricolore morti nel 1988 nel tristemente famoso incidente durante una manifestazione a Ramstein, in Germania. Una delle tanti “morti sospette”, aggiunge Dioguardi.

“Quando venne fornito all’epoca l’elenco su chi avesse informazioni sulla strage di Ustica – sottolinea -, l’unico ancora in vita ero io. Gli altri erano tutti morti o per cause naturali o per strani incidenti”. “Esistono anche i messaggi classificati, come i tantissimi telegrammi inviati e arrivati quella notte, la cui copia non può essere distrutta – conclude l’ex maresciallo -. Quel giorno tutti sapevano cosa era successo, ma è stato ordinato loro il silenzio”.


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