Media, Iran-Usa vicino a intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz

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Gli Stati Uniti, l’Iran e l’Oman sono vicini a un accordo provvisorio di 2 mesi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Axios, sulla base delle informazioni fornite da due fonti regionali e da un funzionario americano. Gli Usa puntano ad annunciare l’intesa nella giornata di oggi. L’accordo, dopo lo stop agli attacchi ordinato dal presidente Donald Trump, mira a ripristinare il cessate il fuoco e a favorire la ripresa dei negoziati sul programma nucleare di Teheran. “Stiamo avendo ottimi colloqui”, dice Trump in un’intervista a Fox News. Il presidente americano preannuncia novità “entro 48 ore” minacciando per l’ennesima volta conseguenze durissime per la repubblica islamica se lo Stretto non verrà riaperto “molto presto”.

“Lo Stretto sarà aperto molto presto o verranno colpiti duramente. E poi lo Stretto sarà aperto. Stavamo per effettuare un attacco tremendo, il più pesante dalla Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno chiamato e mi hanno detto molto educatamente: ‘Per favore, possiamo parlare?’. Ho detto: ‘Sì, possiamo parlare. Facciamolo l’accordo finalmente'”.

Teheran scettica
“Gli americani hanno dimostrato più volte di non essere affidabili. Il presidente statunitense Donald Trump ha una personalità instabile. Gli Stati Uniti e Israele hanno violato diverse clausole dell’accordo di cessate il fuoco. Qualsiasi passo compiuto dagli americani incontrerà una contromossa da parte dell’Iran, con una forza ben maggiore. Qualsiasi proposta avanzata dagli Stati Uniti, sia nell’ambito dei negoziati che in altre iniziative, dovrebbe essere accolta con scetticismo”, ha dichiarato il segretario della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale iraniana Behnam Saidi.

Quanto dura l’accordo e cosa prevede
La fumata bianca prevederebbe un’intesa per 60 giorni che potrebbe essere prorogata. Secondo la bozza a cui fa riferimento Axios, tutto il traffico navale in entrata attraverso lo Stretto e verso il Golfo Persico seguirebbe una rotta settentrionale, nelle acque territoriali iraniane. Tutte le navi in uscita, verso il Mar Arabico, si muoverebbero lungo una rotta meridionale, nelle acque territoriali dell’Oman, in coordinamento con l’Iran. Nell’arco dei 2 mesi non verrebbero applicati pedaggi. Le parti si impegnerebbero a bonificare la rotta mediana dello Stretto dalle mine navali entro 30 giorni. Con le condizioni di sicurezza ristabilite, la rotta centrale verrebbe utilizzata in entrata e in uscita in base ad un accordo permanente da discutere da Oman e Iran.

Axios fa notare che già 3 settimane fa gli Stati Uniti e l’Oman, con vari mediatori, ritenevano di essere vicini ad un’intesa. Poi, però, Washington ha ripreso i raid contro obiettivi iraniani. Ora, il nuovo tentativo negoziale con la partecipazione di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita. Nei giorni scorsi, ci sono state diverse telefonate tra l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi.

Il sì di principio di Araghchi alla bozza dell’accordo sarebbe arrivato già nel weekend. Il complicato processo di approvazione a Teheran è stato completato nella giornata di martedì con il via libera della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, e del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.

Usa senza missili intercettori
La svolta arriverebbe dopo lo stop di Trump ai raid. Il presidente degli Stati Uniti nel weekend ha fermato gli attacchi, sospendendo – a quanto pare – i piani per una massiccia offensiva. Il quadro delineato dalla Cnn, in realtà, evidenzia che le forze armate statunitensi avrebbero esaurito quasi l’80% degli intercettori, un pilastro del sistema di difesa missilistica. Dai vertici militari, inoltre, sarebbero arrivati ‘warning’ sulle scorte di munizioni a disposizione del Pentagono, definite “pericolosamente basse”. In questo contesto, la soluzione diplomatica diventerebbe quasi una strada obbligata.

In particolare, secondo due fonti a conoscenza dello status delle scorte, gli Usa avrebbero utilizzato quasi l’80% del loro arsenale di missili THAAD e circa la metà dei Patriot, cominciato alla fine di febbraio. La novità, sottolinea la Cnn, è rappresentata dalla scarsità di THAAD. L’emittente utilizza come parametro le stime del Center for Strategic and International Studies: prima della guerra, si ritiene che gli Stati Uniti avessero circa 2.200 Patriot (nelle due varianti più moderne) e 452 missili THAAD.

La carenza di sistemi renderebbe estremamente più complicata la difesa di strutture militari americane nel Golfo Persico e esporrebbe gli alleati della regione agli attacchi condotti dall’Iran con missili e droni.

Fonte: L’interferenza degli Stati Uniti ritarda l’accordo tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz

Una fonte informata di Teheran ha affermato che le interferenze statunitensi e le minacce del presidente americano Donald Trump sono le ragioni principali del ritardo nel raggiungimento di un accordo tra Iran e Oman riguardo allo Stretto di Hormuz.
Parlando con Sepah News, la fonte ha affermato che la ragione principale del ritardo nell’accordo con l’Oman sullo Stretto di Hormuz è l’interferenza degli Stati Uniti e le minacce di Trump.

“Finché continueranno le interferenze statunitensi e le minacce di azioni militari contro l’Iran, l’accordo rimarrà bloccato”, ha affermato la fonte. La fonte informata ha sottolineato che l’Iran non concluderà alcun accordo sotto la minaccia di ritorsioni.

Queste dichiarazioni giungono mentre proseguono gli sforzi diplomatici per raggiungere un’intesa tra Teheran e Muscat su un nuovo quadro normativo per la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che i negoziati sono incentrati sulla creazione di rotte marittime sicure, salvaguardando al contempo i diritti sovrani e gli interessi di sicurezza sia dell’Iran che dell’Oman.

Secondo fonti attendibili a conoscenza dei colloqui, l’accordo proposto consentirebbe all’Iran di supervisionare il traffico marittimo in entrata attraverso una rotta di navigazione controllata dal suo territorio, mantenendo al contempo la visibilità sul traffico in uscita e conservando l’autorità di intervenire ogniqualvolta necessario per proteggere la sicurezza e la navigazione.

Secondo quanto riportato, nell’ambito del quadro normativo in questione, le navi in ​​partenza dal Golfo Persico transiterebbero attraverso un corridoio gestito congiuntamente con l’Oman, con l’autorizzazione finale all’uscita rilasciata dalle autorità omanite dopo averne dato comunicazione a Teheran.

Secondo alcune indiscrezioni, i negoziati prevedono anche la creazione di un nuovo “corridoio intermedio” nello Stretto di Hormuz, in sostituzione delle attuali rotte marittime settentrionali e meridionali. Il meccanismo proposto dovrebbe inoltre includere tariffe per i servizi di sicurezza e ambientali e dovrebbe essere vincolato alla rimozione delle restrizioni statunitensi sui porti iraniani.

I funzionari iraniani hanno ripetutamente affermato che qualsiasi accordo riguardante la navigazione nello Stretto di Hormuz deve rispettare pienamente i diritti sovrani e gli interessi di sicurezza nazionale del Paese, sottolineando che non si raggiungerà alcun accordo finché gli Stati Uniti continueranno la loro politica di pressione e minacce militari.

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