Caso gioielliere Roggero, il centrodestra per la grazia. Nordio avvia l’istruttoria

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I capigruppo alla Camera e Senato di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati, Civici d’Italia, Udc, Maie-Centro Popolare hanno avviato da stamane la raccolta firme di tutti i parlamentari dei propri gruppi, e di tutti coloro che vorranno sottoscrivere, per richiedere al Ministero di Giustizia la grazia a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a quasi quindici anni di carcere dopo avere sparato e ucciso nel 2021 due banditi in seguito a una rapina (l’ennesima) nella sua oreficeria a Grinzane Cavour (Cuneo) nel 2021. Un terzo rapinatore rimase ferito.

“Riteniamo – si legge in una nota congiunta – che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto avvenuto a Roggero meriti una risposta immediata finalizzata a garantire che non debba affrontare ciò che, anche in considerazione della sua età, diventerebbe una condanna all’ergastolo, insopportabile visto quanto avvenuto”. Il guardasigilli Nordio, secondo quanto riportano i media, avrebbe avviato l’iter per la grazia da presentare al Quirinale.

Su Mario Roggero “penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa”, scrive su X il ministro della Difesa Guido Crosetto, che aggiunge: da anni c’è “una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle” ed è stato “consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare”.

La Cassazione ha confermato ieri la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, gioielliere 72enne di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, imputato per l’uccisione di due rapinatori e per il ferimento di un terzo uomo dopo l’assalto al suo negozio. Accolta, dunque, la richiesta della Procura generale. Il 72enne non si è ancora costituito, dopo averlo annunciato nella serata di ieri e stamane. “Mio fratello si costituirà appena sarà ufficiale la richiesta di carcerazione. Non so dove si presenterà” dice Dante Roggero, il fratello del condannato. Intanto, si legge sulle agenzie, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia in suo favore.

Il fatto
La vicenda risale al 28 aprile 2021. Roggero si trovava nella sua gioielleria, presa d’assalto da tre malviventi. Dopo che i banditi, armati, erano usciti dal negozio e stavano fuggendo, l’uomo li inseguì all’esterno, sparando diversi colpi con una pistola legalmente detenuta. Due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, morirono; il terzo, Alessandro Modica, rimase ferito.

Salvini: “Chiediamo la grazia per Mario Roggero”
“In tanti, in tantissimi stiamo con Mario Roggero. Chiediamo la grazia per lui! Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna”: così, in un video su Instagram, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Alla richiesta di grazia si è unito anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio Regionale, a sostegno del riconoscimento della grazia per il gioielliere condannato.

Tajani: “Ha sbagliato, ma merita il perdono della società. Sulla legittima difesa interpretazione dei giudici troppo rigida”
Sulla questione interviene anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che a margine di un evento alla Camera ha ufficializzato la sua adesione alla mobilitazione: “Aderisco alla proposta dei gruppi parlamentari di Forza Italia, degli altri partiti di centrodestra e del presidente della Regione Piemonte Cirio di chiedere la grazia per Mario Roggero, un uomo che ha sbagliato, ma è stato vittima di tali e tante aggressioni, è intervenuto per difendere la propria famiglia e quindi credo che meriti il perdono da parte della società”. “Poi sarà il presidente della Repubblica ovviamente a decidere, ma ritengo sia giusto compiere questo passo”, ha aggiunto Tajani.

Interpellato sulla possibilità di sostenere un nuovo intervento legislativo sul tema, il leader di Forza Italia ha frenato sull’esigenza di nuove riforme, puntando piuttosto il dito sull’applicazione delle norme da parte della magistratura: “Se ne parlerà, già c’è una legge che garantisce quelli che vengono aggrediti in casa, vedremo ma credo che da questo punto di vista ci siano già garanzie sufficienti, il punto è l’attitudine dei giudici quando vanno a interpretare la legge. Mi sembra che in questa fattispecie ci sia stata un’interpretazione molto severa e rigida”.

L’ultimo appello: “È finita ma voi sarete la mia voce”
“È finita”. A sera, quando la Cassazione chiude definitivamente la sua vicenda – che è andata ben oltre Grinzane Cavour, il paese in provincia di Cuneo dove tutto è iniziato -, Mario Roggero getta la spugna e affida ancora una volta ai social il suo pensiero. L’ultimo prima di entrare in carcere per scontare quei 14 anni e nove mesi che la sentenza di secondo grado gli aveva comminato, ritenendolo responsabile di due omicidi. Ma la sua non è una resa, e lo fa capire chiaramente nel videomessaggio, chiedendo ai tanti che l’hanno sostenuto in questi anni, a partire da esponenti di primo piano della politica, di “essere la sua voce”. Di parlare per lui. Che di cose ne ha ancora da dire, e tante.

“Sto passando gli ultimi minuti coi miei familiari prima di costituirmi in carcere” premette prima di attaccare i magistrati. “Ho preso atto – dice infatti – che i giudici di Roma hanno voluto condannarmi a 14 anni e 9 mesi di reclusione come nei giudizi precedenti. Quindi – rincara Roggero – hanno voluto darmi l’ergastolo”. Poi il 72enne mette da parte il risentimento e ringrazia tutti coloro che gli sono stati vicino, lanciando a loro un ultimo appello. “Adesso dovrò passarvi il testimone, per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante. Quindi un grande abbraccio a tutti voi, sarete voi la mia voce”.

Il processo di primo grado (2023)
La Procura contestò a Roggero il reato di omicidio volontario plurimo e tentato omicidio, sostenendo che, al momento degli spari, l’aggressione fosse ormai terminata e che quindi non ricorressero i presupposti della legittima difesa. Il 4 dicembre 2023 la Corte d’Assise di Asti lo condannò a 17 anni di reclusione, riconoscendo alcune attenuanti ma escludendo la legittima difesa.

Il giudizio d’appello (2025)
Nel processo d’appello, la difesa continuò a sostenere che Roggero avesse agito in una situazione di grave turbamento e per proteggere sé e la propria famiglia. L’accusa ribadì invece che si fosse trattato di una reazione successiva alla rapina, definendola una “illegittima vendetta” e sostenendo che il pericolo fosse ormai cessato. Il 3 dicembre 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino confermò la responsabilità penale di Roggero, riducendo però la pena a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Le motivazioni della Corte d’Assise
Nelle motivazioni, depositate nel 2026, la Corte ha affermato che la legittima difesa non era applicabile, perché al momento degli spari l’azione dei rapinatori era già conclusa: essi avevano lasciato il negozio e stavano tentando di allontanarsi in auto. Secondo i giudici, mancava quindi il requisito dell’attualità del pericolo richiesto dall’articolo 52 del Codice penale.

Molti esponenti politici, ma non solo, ritengono si sia trattato di un eccesso colposo di legittima difesa e per questo l’orafo andava scagionato. Roggero “era tranquillo nel suo negozio con moglie e figli, ha visto i rapinatori con le armi puntate contro di lui e la sua famiglia e a chiuque sarebbe scattata una reazione istintiva davanti a una esplicita minaccia di morte”, è la sintesi di alcuni post apparsi sui social, dove appaiono pure commenti favorevoli alla condanna.

Reazione finita tragicamente con l’inseguimento dei malviventi che sono stati raggiunti e uccisi in seguito a un sentimento di rabbia e frustrazione da parte della vittima della rapina, il quale, dopo la condanna, dovrà pagare (beffardamente) anche un risarcimento milionario ai parenti dei rapinatori uccisi. Roggero in passato aveva già subito altre rapine.

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