Anche la ‘Ndrangheta nel piano stragista degli anni ’90

appuntato Vincenzo Garofalo di 34 anni e l'appuntato scelto Antonio Fava
Da sinistra l’appuntato Vincenzo Garofalo e l’appuntato Antonio Fava, i due militari uccisi dalla ‘ndrangheta a Reggio

C’era a pieno titolo anche la ‘Ndrangheta nel piano stragista della Mafia volto a destabilizzare le istituzioni democratiche dell’Italia nei primi anni ’90. E’ quanto emerge dalle indagini della Dda di Reggio Calabria culminate stamane con l’arresto dei due boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuti la mente degli attentati ai Carabinieri di Reggio Calabria tra il 1993 e ’94, in cui persero la vita gli appuntati Antonino Fava e Giuseppe Garofalo, uccisi tra gli svincoli di Scilla e Bagnara sull’A3 in una notte di gennaio del 94. Nei tre attacchi vennero gravemente feriti altri due militari.

Le vicende si inquadrano nel contesto della strategia stragista che ha insanguinato il Paese nei primi anni 90’ e in particolare nella stagione definita delle “stragi continentali”. Protagonista di quella stagione, secondo quanto emerso dalle indagini, non fu solo Cosa Nostra (che tuttavia ebbe il ruolo operativo fondamentale nei termini già ampiamente descritti dalle sentenze di altre autorità giudiziarie) ma anche la ‘Ndrangheta.

Gli attentati contro i Carabinieri, spiegano gli inquirenti, non vanno letti ciascuno in maniera singola ed isolata, ma vanno inseriti in un contesto di più ampio respiro e di carattere nazionale nell’ambito di un progetto criminale, la cui ideazione e realizzazione è maturata non all’interno delle cosche di ‘ndrangheta, ma si è sviluppata attraverso la sinergia, la collaborazione e l’intesa di organizzazioni criminali, che avevano come obiettivo l’attuazione di un piano di destabilizzazione del Paese anche con modalità terroristiche.

CHI SONO I MANDANTI DEGLI ATTACCHI AI CARABINIERI DI REGGIO

Giuseppe Graviano è capo del mandamento mafioso di Brancaccio, coordinatore delle cosiddette “stragi continentali” eseguite da Cosa Nostra, attualmente detenuto in regime di carcere duro.

Rocco Santo Filippone, 77enne di Melicucco (Reggio Calabria), all’epoca degli attentati ai Carabinieri era capo del mandamento tirrenico della ‘Ndrangheta.

A Filippone la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria contesta anche il reato di associazione mafiosa per essere, anche attualmente, l’elemento di vertice della cosca di ‘ndrangheta Filippone  – direttamente collegata alla più articolata e potente cosca Piromalli di Gioia Tauro – al quale sono demandati compiti di particolare rilievo come quello di curare le relazioni e incontrare i capi delle altre famiglie di ‘Ndrangheta al fine di dare esecuzione alle decisioni di maggior rilevanza criminale, deliberate dalla componente riservata della organizzazione mafiosa calabrese, come quelle di aderire alla strategia stragista di attacco alle istituzioni dello Stato, attuata in Calabria, negli anni ’93 e ’94, in sinergia con Cosa Nostra attraverso il compimento degli omicidi e tentati omicidi dei Carabinieri, materialmente eseguiti da Giuseppe Calabrò e Consolato Villani.