L’accordo Pd Ncd in Calabria con la regia di Nicola Adamo. Scacco matto dei Gentile a Forza Italia

accordo pd ncd in Calabria
Il presidente Mario Oliverio durante il suo intervento. Alle spalle il neo presidente del Consiglio regionale Tonino Scalzo e il vice di Ncd Pino Gentile (Foto Adriana Sapone)

Eletto Antonio Scalzo alla presidenza del Consiglio regionale calabrese, è adesso resa dei conti tra quanti, nel Pd, sarebbero stati tenuti all’oscuro dell’accordo Pd Ncd in Calabria che ha portato Scalzo sullo scranno più alto di palazzo Campanella e Pino Gentile alla vicepresidenza.

Un accordo raggiunto a Roma dopo un tira e molla tra maggiorenti, che ha ribaltato alcuni “veti” posti nelle scorse settimane verso l’esponente politico catanzarese. Il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per superare le “resistenze” del segretario Magorno e imporre il suo uomo a scapito di Vincenzo Ciconte e Nicola Irto che, ovviamente, non hanno per nulla digerito “l’accordune”.

Le avvisaglie di un “inciucio” in salsa calabrese (il presidente Oliverio smentisce si sia trattato di questo) c’erano tutte e si sono manifestate già alla vigilia delle elezioni, quando Ncd premeva per un accordo col Pd alle regionali, poi rifiutato dal governatore perché “già con la vittoria in tasca“. Se ne avuta conferma subito dopo le elezioni e la certezza arriva dopo gli “starnuti” (o presunti tali) di Ennio Morrone, consigliere di Forza Italia che ha causato il fragoroso slittamento della prima seduta al 7 gennaio con la sapiente regia dell’ex presidente Franco Talarico, stretto alleato dei fratelli Gentile già nella scorsa legislatura, alleati ad europee e regionali, nonché insieme in Parlamento dopo la costituzione di Area Popolare, gruppo unico di Ncd-Udc.

Tutti a sostegno di Matteo Renzi, che in questo modo mette al riparo la sua “rischiosa” maggioranza al Senato con un “patto del Nazareno” a parti invertite, cioè con Ncd protagonista anziché Berlusconi e Fi. In questo quadro, si apprende, il senatore Gentile, “secondo gli accordi presi tra Renzi e Alfano” potrebbe presto tornare sottosegretario.

Il rinvio ha dato il tempo per superare le resistenze calabresi, affinare e sancire l’alleanza anche in Calabria tra il premier e Angelino Alfano. Un copione che con molta probabilità vedremo anche nella Campania di Gioacchino Alfano, De Luca e Caldoro alle prossime elezioni di primavera.

Solo qualche giorno fa, durante le feste, con precisa sintonia e sospetto tempismo, del patto imposto da Roma,  in due distinte interviste al Quotidiano del Sud, i due coordinatori regionali di Ncd e del Pd, Antonio Gentile e Ernesto Magorno, avevano fatto trapelare molto sull’intesa.

Antonio Gentile
ASTUTO Antonio Gentile

Due chiacchierate definite “preparatorie” dove, al di là del politichese, emergeva un certo imbarazzo da parte del segretario regionale dem. In sostanza, il problema del Pd romano, quanto in Calabria per Mario Oliverio (che aveva sempre escluso accordi con i Gentile), era quando e soprattutto come spiegarlo alla base e agli elettori Dem. Eccolo il motivo del ritardo, o il nocciolo della questione.

Negli stessi giorni qualcosa aveva pure intuito Franco Sergio, della lista “Oliverio presidente”, che sul rinvio aveva lanciato un duro attacco alla sua maggioranza. Come per dirgli: “Siete autoreferenziali e in cerca di poltrone, altro che badare ai problemi dei calabresi come annunciato alle elezioni che abbiamo vinto grazie a bei proclami”.

Ma in realtà, il “patto” non si esaurisce qui. E’ qualcosa che va al di là del solo ufficio di presidenza e sarebbe tutto finalizzato a indebolire Forza Italia che mostra, e non da oggi, segni di fortissimo cedimento da Arcore, ad esempio fino a Cosenza, città governata dagli azzurri con il sindaco Mario Occhiuto il cui esecutivo già nelle prossime settimane potrebbe subire violenti contraccolpi dall’accordo tra i Gentile e il Pd calabrese.

Secondo indiscrezioni ci sarebbe ben altro dietro il raffreddore di Ennio Morrone; qualcosa che rientra nella sfera dell’ingegneria politica. I bene informati sostengono che il consigliere sarebbe pronto a lasciare Forza Italia per approdare in Area popolare, guidata in Calabria dal senatore. Il consigliere regionale è già infatti in rotta di collisione con i suoi colleghi di gruppo.

accordo pd ncd in calabria - Nicola Adamo
REGISTA Nicola Adamo

Una ipotesi che sarebbe perorata da registi del calibro di Nicola Adamo (il vero artefice dell’accordo) – ex Pci, Pds, Ds, Pd, più volte consigliere regionale ed ex vicepresidente di Loiero – e dagli astuti fratelli Gentile. Obiettivo, far cadere Occhiuto alla prima occasione in modo da prendere più piccioni con una fava: l’area urbana e i suoi posti di comando. Castrolibero, già in mano a Orlandino Greco, il comune di Rende già guidato dal sindaco Manna (Gentile), la regione con Oliverio (e Gentile) e presto il capoluogo bruzio dove si andrebbe ad elezioni anticipate con un’alleanza non tanto inedita tra Pd, i Gentile e i Morrone per fare eleggere Nicola Adamo sindaco di Cosenza.

Che al comune di Cosenza ci siano numeri risicati o non potrebbero essercene più a vantaggio del sindaco forzista, potrebbe spiegarlo meglio il presidente del Consiglio comunale di Cosenza, Luca Morrone – figlio di Ennio – che i rumors collocano già di fatto nelle fila dell’opposizione per guidare presto la “rivolta” contro gli altri fratelli: Mario e Roberto Occhiuto.

Scacco matto, direbbe qualcuno. E’ la vendetta consumata dei Gentile contro gli Occhiuto, Forza Italia e la sua coordinatrice regionale, Jole Santelli, che ne esce “sconfitta”. La parlamentare azzurra perde prima le regionali, poi l’elezione di Wanda Ferro in Consiglio e ora subisce “l’umiliazione” dei Gentile che festeggiano per il triplice risultato: l’ingresso in Consiglio con tre consiglieri la vicepresidenza a Pino Gentile e a breve il sottosegretariato. Poi anche il comune e, se si riesce, anche la provincia.

Ma secondo ambienti del Pd sarebbe “ben più pesante la sconfitta politica, nonché l’isolamento cui è destinato” del segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno che per molti Dem “dovrà spiegare molte cose nei prossimi giorni”.

In primis a Enzo Ciconte già sul piede di guerra, a Giuseppe Neri e a Nicola Irto che nel commentare le elezioni di oggi ha parlato di “scambio di voti reciprocamente controllato”. Un’accusa pesante che dice tutto sull’aria che si respira nel partito di Renzi.

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