Successo al Rendano per Luigi De Filippo in “Natale in casa Cupiello”

Successo al Rendano per Luigi De Filippo in "Natale in casa Cupiello"“Natale in casa Cupiello, il capolavoro di mio zio Eduardo, ha una scrittura moderna, intrigante. Ho deciso di riportarlo in scena, come regista e come protagonista, per farlo conoscere alle nuove generazioni. Questo testo è un esempio del teatro di grande tradizione dei De Filippo”. Così Luigi De Filippo saluta il pubblico del Teatro Rendano al termine dello spettacolo.

Sold out, sabato sera, sul palco del Teatro A. Rendano per “Natale in casa Cupiello”. A conquistare il pubblico l’irresistibile verve di Luigi De Filippo. Lunghi applausi e risate a scena aperta per l’indimenticabile commedia che debuttò al Teatro Kursal di Napoli nel 1931. All’epoca degli esordi del Teatro Umoristico dei De Filippo. Tutto esaurito, dunque, per la prima serata e questa sera la replica, alle ore 18 e già si prevede il sold out!

Evento patrocinato dall’amministrazione comunale di Cosenza e organizzato da un gruppo di operatori del mondo dello spettacolo locale: Enzo Noce, Giuseppe Citrigno e Gianluigi Fabiano. Sul palco del Teatro A. Rendano 14 appuntamenti all’insegna del divertimento e del puro spettacolo. Prosa, commedie e tanta musica questi gli ingredienti del cartellone de “L’AltroTeatro”.

“Un testo – è scritto in un comunicato – di una modernità disaramante così come dichiara lo stesso Luigi: “Natale in Casa Cupiello è tra le opere giovanili più fortunate scritte da Eduardo- racconta – A quei tempi, i De Filippo fondarono il Teatro umoristico perchè l’umorismo è il lato amaro della comicità. Il linguaggio che fa più riflettere il pubblico. Ci sono due elementi, a mio avviso- spiega Luigi – che rendono attuale quest’opera, a distanza di 85 anni dal suo debutto. Il conflitto tra marito e moglie e le incomprensioni generazionali tra genitori e figli”.

“Una rilettura del testo di Eduardo che serra il ritmo. Luigi tenta di rendere più veloce un testo corposo dando un taglio “didattico” fin dalle prime battute. Un preambolo affidato al medico di famiglia che accompagna lo spettatore nel mondo di Luca Cupiello. Un uomo rimasto “bambino” che preferisce dedicarsi al presepe e ignora le dinamiche familiari che lo circondano. Il figlio di Luca, Tommasino, non studia e non lavora. Qualche furtarello, persino tra le mura domestiche.

Pasquale, vive sulle spalle del fratello Luca e ha come primaria occupazione quella di giocare al lotto, ogni settimana. E poi Ninuccia, la figlia femmina. Per lei il problema non è certo la condizione economica: il marito, Nicolino, è benestante. Vive nel lusso, ma senza felicità. Anzi, desiderosa di fuggire tra le braccia del suo vero innamorato, di nome Vittorio. E infine, la moglie che tenta di nascondere i problemi agli occhi di Lucariello. Coprendo e giustificando le mancanze dei figli. Lucariello però, è all’oscuro di tutto, ignora i drammi che lo circondano. E per quello che sa, trova soluzioni, giustificazioni, compromessi. Tutto, per la pace della famiglia. Tre atti ben condensati che scorrono lievi.

Il pubblico segue divertito grazie a un cast di ottimi attori che supportano Luigi De Filippo nei panni di un “Lucariello” meno introspettivo rispetto all’interpretazione che ne fece il grande Eduardo. Luigi si concentra sull’animo fanciullesco del personaggio. Non è Natale, senza il presepe. E più la situazione si complica intorno a Luca Cupiello, più lui si estranea dalla realtà. Nella messa in scena di Luigi estremizzata tanto da lasciare presente “Lucariello” alle discussioni tra madre e figlia, in un fermo immagine come se la sua mente rifiutasse di ascoltare ciò che realmente accade. In realtà, Lucariello è molto più di quello che mostra. Un uomo dalla straordinaria umanità che comprende più di quanto lascia trasparire. Non ignora difficoltà e miseria, ma neppure si rassegna ad abbandonare il sogno. La sua astrazione però, è un lusso davvero difficile da sostenere nelle miserie quotidiane. Come spesso accade per i testi di Eduardo De Filippo, il finale spinge a una profonda riflessione, che lascia il sapore amaro della realtà”.