Profughi, in due giorni 2mila sbarcano in Calabria e Sardegna. Emergenza in tutta l'Ue

Profughi al porto di Cagliari
Profughi al porto di Cagliari (Ansa/Ap Photo/Gregorio Borgia)

Proseguono senza soste gli sbarchi di profughi nel Sud Italia, tra ieri e oggi sono duemila le persone approdate in tre diversi porti. Venerdi mattina circa 1.200 migranti, soccorsi a largo delle coste libiche, sono sbarcati in Calabria in due diversi sbarchi.

A Crotone sono arrivati 860 migranti a bordo della nave Bourbon Argos di Medici senza Frontiere. Sette persone sono state accompagnate in ospedale per accertamenti.

A Reggio Calabria è giunta la nave Phoenix con a bordo 332 migranti di vari nazionalità. Tra questi c’erano anche 105 donne e 105 minori. Le Prefetture di Reggio Calabria e Crotone hanno coordinato le attività di assistenza e accoglienza.

Giovedi 781 migranti sono invece sbarcati a Cagliari dalla nave norvegese Siem Pilot, che aveva a bordo anche sei cadaveri morti prima che venissero recuperati in mare su carrette di fortuna.

Uomini e donne – undici delle quali incinte e anche tanti bambini, che hanno subito trovato rifugio nelle tende e nel campo allestiti dalla Prefettura e dalla Protezione civile, prima di raggiungere le varie strutture di accoglienza sparse in tutta l’Isola.

Ma il peso dei flussi migratori si sente in tutta l’Europa, che è meta preferita non solo via mare ma anche sul dorsale dei Balcani. In Ungheria nelle ultime 24 ore si è registrato in un solo giorno l’arrivo di 3.313 migranti e profughi. Come ha riferito la polizia locale, citata dai media serbi, si tratta di circa mille arrivi in più rispetto alle 24 ore precedenti. La provenienza per lo più da Siria, Afghanistan, Pakistan.

Sull’esodo biblico di migranti e rifugiati dalla Siria e dal Nordafrica verso l’Europa è intervenuto anche il Pentagono americano. Si tratta, ha detto il generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate Usa. di “una emergenza enorme, una crisi reale”.

In una intervista esclusiva alla Abc, Dempesy si è detto “preoccupato” e ha sottolineato la necessità per tutti di agire “sia unilateralmente che con gli alleati”, considerando ciò che sta avvenendo “come un problema generazionale” e mettendo sul piatto adeguate risorse che permettano di affrontare la crisi per almeno 20 anni.

Intanto, dopo le tensioni dei giorni scorsi a Budapest, il treno gremito di migranti partito dalla capitale ungherese verso Sopron, (alla frontiera verso l’Austria) si è fermato a Bicske dove funziona un campo profughi.

I poliziotti ieri hanno tentato di far scendere tutti quelli che non hanno documenti ma i profughi si rifiutano e scandiscono “No camp. Help us”.  Sono quindi scoppiati tafferugli tra i migranti e la polizia. Una coppia con un neonato si è sdraiata sui binari, minacciando il suicidio; la polizia ha ammanettato il padre del piccolo costringendo la famiglia a desistere dal gesto.

In una lettera alle autorità europee diffusa oggi da Le Monde, Francoise Hollande e Angela Merkel chiedono la creazione immediata di “hot spot”- centri per migranti e richiedenti asilo – che dovranno essere “pienamente operativi al massimo entro la fine dell’anno”.

L’Alto commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres ha esortato oggi l’Ue a mettere in atto un “programma di ricollocazione di massa” con la partecipazione obbligatoria di tutti gli Stati membri per un numero stimato di circa 200mila rifugiati.

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