28 Ottobre 2026

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Blitz contro i clan mafiosi della Sibaritide, l’inchiesta della Dda

Fondamentali le dichiarazioni dei pentiti. Fatta luce su alcuni omicidi. Tra i reati, aggravati dalle modalità mafiose anche l'associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Carlomagno

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i Carabinieri del II Reparto Investigativo del Raggruppamento Operativo Speciale di Roma, del Comando Provinciale di Cosenza e del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, con il supporto, in fase esecutiva, dei militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, nonché dei Comandi Provinciali di Catanzaro, Crotone e Modena, hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 41 indagati (24 destinatari di custodia in carcere e 17 agli arresti domiciliari).

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutti aggravati da metodo e/o finalità mafiose, nonché patto elettorale politico mafioso.

L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa, avviata nel 2021 a seguito dell’acquisizione delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che ha consentito di fare piena luce e di delineare, sul piano della gravità indiziaria, l’operatività di una complessa associazione di tipo ‘ndranghetistico, operante nella sibaritide e, in particolare, nei comuni di Corigliano Rossano e in C.da Lattughelle di Cassano allo Ionio, articolata in diversi gruppi funzionalmente autonomi e capace di mantenere il controllo del vasto territorio. L’organizzazione, pur godendo di una più o meno ampia sfera di autonomia operativa, agiva sempre e comunque sotto il governo del Locale di Cirò, dalla preventiva legittimazione alla successiva rendicontazione delle attività delittuose. Le indagini si sono sviluppate attraverso serrate attività di osservazione, controllo e pedinamento degli affiliati; attività tecniche, tra cui intercettazioni telefoniche, ambientali e l’installazione di dispositivi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli utilizzati dai sodali; telecamere di videosorveglianza posizionate presso i punti strategici di incontro degli associati.

Le attività investigative hanno consentito di acquisire a carico degli odierni indagati un quadro di elementi gravemente indiziari circa la loro stabile partecipazione, anche in periodi differenti e secondo una specifica ripartizione dei ruoli correlata al grado rivestito nell’organizzazione criminale, alla associazione ‘ndranghetistica operante in Corigliano Rossano, articolata nella “cosca Acri” e “cosca di Corigliano”, attive nel medesimo Comune e in quelli limitrofi. Associazione di ndrangheta avente rapporti e cointeressenze con elementi di rilievo della ‘ndrangheta crotonese, nonché con esponenti apicali della locale di Cirò, come suffragato nel corso delle indagini dall’individuazione e acquisizione di un manoscritto riportante parte della contabilità (c.d. “bacinella”) della cosca cirotana, nella quale risultava coinvolto anche il gruppo criminale rossanese.

Nel medesimo contesto investigativo, a carico degli indagati, sono stati altresì acquisiti gravi indizi in ordine alla commissione di una serie di reati perpetrati per il conseguimento delle finalità dell’associazione mafiosa, tra cui plurimi reati di estorsione, rapina, furto, intestazioni fittizie di beni commessi al fine di garantirsi il controllo del territorio e delle risorse economiche dell’area di rispettiva competenza,

Nell’inchiesta è stata fatta luce anche sull’omicidio di Giorgio Salvatore Cimino, colpito da più colpi d’arma da fuoco il 24 maggio 2001, mentre si trovava all’interno dell’esercizio commerciale denominato “Roxy bar”, sito in via Nazionale di Corigliano Calabro, che decedeva il successivo 13 giugno 2001, a seguito delle ferite riportate; nonché dell’omicidio di Carmine Morello, scomparso in data 9 agosto 2023 e ritrovato cadavere a causa dell’esplosione all’indirizzo del cranio di tre colpi di pistola calibro 9×21 mm, in contrada Strange del Comune di Corigliano Rossano, zona rurale tra i promontori dell’area urbana rossanese.

Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza a carico dei presunti esecutori materiali dell’omicidio, di cui uno deceduto a seguito di incidente stradale. Trattasi, invero, di un delitto di sangue maturato nell’ambito di dinamiche prettamente mafiose, dettate da interessi mafiosi e, soprattutto, nell’ambito della consorteria della ‘ndrangheta della quale lo stesso Morello faceva parte, prima che ne venisse decretata la morte.

Tra i capi d’accusa risulta anche la detenzione illecita di armi da fuoco, impiegate per commettere atti intimidatori con l’aggravante del metodo mafioso, nonché gli omicidi di Giorgio Salvatore Cimino, Carmine Morello e Pasquale Aquino, come pure il tentato omicidio di Cosimo Cosimo Marchese, tutti rientranti nel programma criminoso dell’associazione, anche mediante attività di agevolazione e predisposizione dei mezzi attuativi.

Associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sul territorio nazionale di centinaia di cittadini stranieri, dietro corrispettivo in denaro – nell’ordine di migliaia di euro – sfruttando a tal fine il c.d. decreto flussi, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa, consentendo alla stessa di incamerare i proventi illeciti dell’attività.

L’organizzazione contava sulla consapevole e attiva connivenza di un gruppo di imprenditori resisi disponibili a presentare domande di assunzioni per lavoratori stagionali – nei giorni cosiddetti del click day, ovvero giorni dedicati all’inoltro delle istanze su apposite piattaforme telematiche – senza la reale volontà di impiegarli come manodopera, ma esclusivamente al fine di far ottenere loro, dietro versamento di denaro, il nulla-osta necessario per fare ingresso in Italia o per permanere sul territorio nazionale. Questo illecito e sofisticato commercio di visti generava profitti illeciti che fungeva da vero e proprio serbatoio per la cosca;

Lo scambio elettorale politico mafioso tra esponenti del gruppo criminale attivo su Rossano e amministratori in carica presso il Comune di Corigliano-Rossano, in occasione delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Si tratta del sindaco di centrosinistra di Corigliano Rossano Flavio Stasi e del consigliere di minoranza di Forza Italia Piero Lucisano. Per entrambi il gip distrettuale ha disposto i domiciliari.

Favoreggiamento della latitanza di un soggetto condannato con sentenza definitiva per reati inerenti sostanze stupefacenti e colpito da misura cautelare, catturato il 22 agosto 2021.

Misura in carcere anche per Damiano Pepe e Silvana Sibarelli, la donna uccisa in un agguato mafioso lo scorso 23 ottobre a Cassano allo Ionio mentre era in compagnia del presunto boss Pepe, ritenuto tra i vertici delle consorterie mafiose della Sibaritide. L’uomo è stato colpito con la compagna in auto davanti casa, ed è rimasto ferito gravemente. E’ piantonato in ospedale per motivi di sicurezza ma appena verrà dimesso sarà arrestato. Ai domiciliari figurano anche il fratello di Pepe, Marcello, e i congiunti della vittima Sandro Sibarelli e Vincenzo Sibarelli (carcere).

La fase esecutiva scattata in data odierna ha visto l’impiego coordinato di centinaia di militari e ha condotto all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Catanzaro; nonché a perquisizioni locali e personali nei confronti di diversi indagati.