
Urne aperte in Israele per il rinnovo della Knesset. Si tratta delle prime votazioni per il Parlamento dopo il 7 ottobre. I seggi si sono aperti alle ore 7 locali, le 6 italiane. A sfidarsi saranno il premier uscente, Benjamin Netanyahu, e l’ex generale e capo di Stato maggiore dell’Idf, Gadi Eisenkot. Al voto sono chiamati poco più di 7 milioni di elettori. Le elezioni in Israele saranno un vero banco di prova per Netanyahu: Secondo molti osservatori potrebbe perdere la leadership. Alle ore 10 di martedì mattina l’affluenza ai seggi ha superato il 16%. Il dato più alto dal 1981.
In Israele familiari degli ostaggi in piazza “votate per il cambiamento”
Il presidente israeliano Isaac Herzog è stato tra i primi a votare a Gerusalemme insieme alla compagna Michal Herzog. A Tel Aviv anche nel giorno delle urne i familiari degli ostaggi si sono riuniti per esortare gli israeliani a votare “per il cambiamento, la giustizia e un futuro migliore”, riportano i media israeliani. Anche alcuni leader di partito hanno già espresso le loro preferenze. Il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich, presidente del Sionismo Religioso, ha votato nell’insediamento di Kedumin, in Cisgiordania, esortando gli elettori a mobilitare amici e familiari affinché si rechino alle urne e “si assumano la responsabilità dello Stato di Israele, l’unico Stato ebraico”. Yair Golan, leader dei Democratici, ha votato a Rosh Ha’ayin. “Oggi è il giorno in cui salviamo Israele. Abbiamo combattuto per quattro anni nelle strade e ora ci rivolgiamo alle urne”, ha dichiarato Golan. Anche il ministro della sicurezza di estrema destra Itamar Ben-Gvir ha votato in un insediamento israeliano in Cisgiordania.
Primo voto dopo il 7 ottobre, paese a rischio stallo
Israele oggi alle urne per la prima volta dal massacro del 7 ottobre in un clima di altissima tensione dopo tre anni di guerre su più fronti e il conflitto con l’Iran che incombe. Sono elezioni decisive per la sopravvivenza politica di Netanyahu, il premier più longevo della storia del Paese. Nonostante i ripetuti endorsement di Trump, i sondaggi restano invariati, con un testa a testa serratissimo tra il blocco di Bibi e quello del suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Le ultime scintille dopo le rivelazioni di Channel 12 secondo le quali Netanyahu avrebbe ordinato all’Idf di attaccare Teheran per un conflitto lampo prima delle elezioni, trovando il muro del capo dell’esercito Eyal Zamir.
Tensioni e blocchi in Cisgiordania
Tensioni in Cisgiordania prima dell’apertura dei seggi in Israele. Coloni israeliani hanno dato fuoco a tre veicoli nel villaggio di Umm Safa, a nord-ovest di Ramallah. L’episodio avviene in una giornata elettorale in Israele, durante la quale le forze di sicurezza israeliane hanno imposto un rigido cordone attorno alla Cisgiordania; una misura che giunge in un momento decisivo per il futuro politico del Paese. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa locale Wafa da Marwan al-Sabah, capo del consiglio locale, gli aggressori sono entrati nel villaggio dopo la mezzanotte, hanno incendiato i tre veicoli e hanno tracciato slogan razzisti su diversi muri dell’abitato. In occasione delle elezioni, le forze israeliane hanno intensificato il blocco della Cisgiordania, un’azione che include anche una recente offensiva a Hebron. Secondo gli ultimi dati forniti dall’amministrazione palestinese, 4.969 persone appartenenti a 780 famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dell’intervento dell’esercito israeliano. Come riportato da Wafa, gli spostamenti dei palestinesi all’interno della Cisgiordania in particolare da e verso Ramallah sono stati ostacolati dalle forze di sicurezza israeliane, che hanno chiuso tutti i punti di accesso alla capitale amministrativa dei Territori palestinesi e istituito posti di blocco lungo i percorsi alternativi utilizzati dalla popolazione. Inoltre, le forze israeliane hanno condotto una serie di vaste operazioni in tutta la regione, arrestando diverse persone tra cui alcuni ex detenuti e sottoponendo altri a interrogatori durante incursioni nelle localita’ di Qabatiya, Jaba e Maythalun, a sud della citta’ di Jenin. Israele affronta elezioni dall’esito incerto, cruciali per il futuro del primo ministro Benjamin Netanyahu. Si tratta della prima tornata elettorale dopo gli attacchi del gruppo militante filo-palestinese Hamas avvenuti tre anni fa; eventi che hanno segnato un’intensificazione del conflitto israelo-palestinese, un peggioramento della sicurezza nella Cisgiordania occupata e un’offensiva distruttiva nella Striscia di Gaza.
Grossman, il paese scelga la speranza, è l’ultima possibilità
“La vera risposta dipenderà dai risultati. Ma ciò che emerge dalle statistiche è una spaccatura quasi totale. Israele è diviso in modo così netto che pare destinato a ritrovarsi, ancora una volta, in una situazione in cui tutti perdono. È una spaccatura in cui finora gli elementi più fanatici e fondamentalisti sono riusciti a prevalere. In questi anni abbiamo assistito a come una democrazia, proprio in virtù dei suoi valori, si sia piegata di fronte a chi vuole distruggerla. Domattina dovremmo guardarci allo specchio e chiederci di che pasta siamo fatti”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica nel giorno in cui il paese si reca alle urne lo scrittore israeliano David Grossman. “Israele deve tornare a essere una democrazia governata da persone che hanno a cuore il benessere del Paese, non il proprio. Una nazione liberale, egualitaria, che cerca di fare il bene dei propri cittadini. Basata sul dialogo, in cui esiste un confronto, un dialogo rispettoso tra le diverse componenti della società”, ha aggiunto. Secondo Grossman “tante persone sono talmente immerse nella disperazione da non credere più che ci sia una possibilità di cambiamento. Ma il mio Israele racchiude in sé questa possibilità di pace, di speranza. Nulla di tutto questo può realizzarsi ora, lo so: ma può essere un progetto da tenere nel cassetto in attesa che la realtà cambi”. Grossman auspica poi che “l’atmosfera di antisemitismo che c’è oggi in Europa, negli Stati Uniti, ovunque nel mondo, cambi se ci sarà un nuovo governo. Almeno in parte”. Quanto al premier uscente Benjamin Netanyahu “è riuscito a creare una realtà pericolosa. Sempre di più ci sentiamo dire che l’unico futuro possibile è diventare una sorta di Sparta: è davvero quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?”, conclude.
