
Il ricercatore e giornalista freelance trentenne Youssef Siher è attualmente in stato di fermo nel carcere di San Vittore a Milano, con la Procura di Milano (sezione antiterrorismo) che ha chiesto la convalida della misura cautelare e la custodia in carcere. Le accuse a suo carico sono istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Il ruolo nel “Movimento 17 ottobre”: Gli inquirenti della Digos e della Polizia postale considerano Siher e la moglie (la trentaduenne di origine libanese Sagia Hammoud, indagata a piede libero per gli stessi reati) gli unici amministratori e “menti” dei canali Instagram e Telegram del “Movimento 17 ottobre”. Attraverso queste piattaforme avrebbero esercitato una forte influenza su migliaia di giovanissimi, esortando ad azioni violente e alla guerriglia urbana in varie città del Nord Italia (tra cui gli scontri e i saccheggi avvenuti a Milano).
La “strategia rivoluzionaria”: Nelle carte della Procura si legge che nei canali venivano condivisi messaggi definiti come una “dichiarazione di guerra continua” contro istituzioni e banche, oltre a una sorta di “manuale del rivoluzionario” contenente istruzioni operative per partecipare ai disordini ed eludere i controlli delle forze dell’ordine. Secondo la pm Francesca Crupi, sussistono sia il pericolo di fuga che il rischio di reiterazione del reato, definendo Siher un soggetto in grado di sviluppare una “strategia rivoluzionaria”.
Il Profilo di Youssef Siher
Il background accademico: Siher è un cittadino italiano di seconda generazione, di origini marocchine e residente nel Bresciano. Ha un profilo di alto livello intellettuale: laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione, ha svolto un dottorato di ricerca ed è stato Research Trainee presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) all’interno dell’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa. Inoltre lavorava per una startup statunitense di intelligenza artificiale.
Le reti e l’attivismo: Viene descritto come un attivista vicino ai movimenti pro-Palestina (come il BDS), al Fronte della Gioventù Comunista e a varie realtà sindacali di Firenze e Brescia, oltre a gestire un blog personale (Rihla).
Gli ultimi sviluppi giudiziari
L’arresto: È stato rintracciato in un appartamento a Milano sabato mattina. Gli agenti sono arrivati a lui localizzando il cellulare della moglie, poiché Siher si muoveva senza il proprio telefono cellulare per non farsi tracciare.
La mancata collaborazione: Al momento dell’arresto e dei primi accertamenti, Siher si è rifiutato di fornire alle autorità i codici di sblocco dei propri dispositivi informatici.
L’interrogatorio: L’interrogatorio di convalida davanti al GIP (Giudice per le indagini preliminari) è fissato per la giornata odierna presso il carcere di San Vittore, dove si trova in regime di alta sicurezza. La decisione del giudice sulla convalida del fermo e sulla custodia cautelare è attesa entro mercoledì.
Chiesto il carcere per Siher, da lui “strategia rivoluzionaria”
(Ansa – 26 ottobre 2026) – Con la sua conoscenza degli strumenti informatici avrebbe potuto “sviluppare una strategia rivoluzionaria” diramando messaggi come quelli diffusi tramite i canali social di cui è stato amministratore. Messaggi definiti “una dichiarazione di ‘guerra’ continua (…) deliberatamente volta — e sicuramente idonea — a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”.
Ne è convinta la Procura di Milano che oggi ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare del carcere per Youssef Siher, il ricercatore fermato per aver gestito su Telegram e Instagram il ‘Movimento 17 ottobre’, gruppo nato sul web dopo i disordini nel centro del capoluogo lombardo di poco più di una settimana fa, raccogliendo parecchie migliaia di follower.
In carcere a San Vittore con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, il 30enne italiano di origini marocchine, che a dire degli inquirenti ha un “elevato background culturale” e “contatti relazionali” tali da poter “porre in essere gravi reati”, domani mattina verrà interrogato dalla gip Tiziana Landoni. La quale deciderà non oltre la tarda mattinata di dopodomani, mercoledì su quanto chiesto dalla pm dell’antiterrorismo Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola. Secondo i pubblici ministeri, per Siher, difeso dall’avvocatessa Yasmina Abu Sharar, è necessaria la misura restrittiva più grave in quanto, sebbene incensurato, oltre al pericolo di fuga, può reiterare il reato.
“Ha dimostrato particolare abilità e acume capace di creare in pochi giorni”, con la complicità della moglie, Sagia Hammoud, indagata a piede libero, “un gruppo Telegram di oltre 11 mila persone la maggiore parte delle quali chiaramente propense a porre in essere condotte delittuose contro l’ordine pubblico”. Inoltre, si legge nelle 14 pagine dell’istanza, “ha dato prova di conoscere parimenti gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria anche mediante la redazione di comunicati” in grado di “concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto”. Pronte a fare la “invocata rivoluzione contro l’attuale Governo” dando indicazioni – citando anche il manuale clandestino usato durante la Primavera Araba in Egitto – che, secondo la ricostruzione operata, “denotavano un chiaro disegno eversivo” in quanto “le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano del tutto s
