Tonnellate di droga dall’Albania, 25 arresti

Operazione Stammer 2, della Dda di Catanzaro. Disarticolata una potente rete 'ndranghetistica con base nel vibonese e orbitante attorno ai Mancuso. Nella rete tre capi clan, 46 indagati e ingenti sequestri di droga

Carlomagno campagna ottobre 2018

operazione stammer 2Venticinque arresti, tra cui tre capi clan, 46 indagati in tutto e ingenti sequestri di stupefacente proveniente dall’Albania. E’ questo il risultato di un blitz coordinato dalla Dda di Catanzaro eseguito dai finanzieri calabresi che hanno disarticolato una organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico nell’ambito di un’operazione battezzata “Stammer 2 – Melina”.

L’operazione rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai militari della Guardia di finanza del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall’Aggiunto, Giovanni Bombardieri, e dal sostituto, Camillo Falvo, ha visto impiegati oltre 150 finanzieri, con l’ausilio di unità antiterrorismo pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aeronavale del Corpo, per l’arresto di 25 soggetti (18 in carcere e 7 agli arresti domiciliari, indagati a vario titolo in traffico internazionale di stupefacenti) tra Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia e Albania e l’esecuzione di numerose perquisizioni.

L’operazione “Stammer 2 – Melina” nasce da uno stralcio dell’omologa inchiesta con cui sono state già colpite, nel mese di gennaio 2017, le ‘ndrine del vibonese solitamente impegnate nel business della cocaina, e costituisce un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana.

L’attività documenta proprio come le potenti ‘ndrine vibonesi sono entrate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa.

Colpita una organizzazione operante nel vibonese che si basava su un accordo criminoso tra le ‘ndrine Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto – Prostamo –I annello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi , tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi.

Tra gli elementi di spicco caduti nella rete della Guardia di finanza compaiono tre capi cosca del calibro di Rocco Anello classe ‘61, ritenuto boss di Filadelfia, Francesco Fiarè, alias “il dottore”, classe ‘80, di San Gregorio d’Ippona, e Giovanni Franzè (1962), di Stefanaconi, oltre ad altri soggetti di rilevanza come Pasquale Pititto classe ‘68 di Mileto, Antonio Prostamo (1989) e Domenico Mancuso (1975) di Limbadi.

Clan calabresi assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti “Cartelli Albanesi” l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa 5 tonnellate di marijuana, in delinquenziali brindisine, storicamente “in affari” con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile.

Il sodalizio criminale calabrese era grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori.

Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano.

L’inchiesta ha consentito di identificare tutti i 46 soggetti coinvolti, alcuni dei quali già ristretti per reati contestati nell’ambito dell’Operazione “Stammer”, ognuno dei quali ricopriva un ruolo ben preciso.

Dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori ai corrieri, da coloro che avevano il compito di monitorare l’uscita delle vedette della Guardia di Finanza ai personaggi incaricati di curare l’arrivo degli emissari dei narcos albanesi più volte giunti nel nostro Paese, fino ai soggetti demandati per lo stoccaggio e la successiva rivendita della marijuana.

Grazie ad una serie di serrate attività che impegnavano, in perfetta sinergia, i finanzieri del Gico (sezione Goa di Catanzaro) e il reparto operativo aeronavale di Bari, nell’arco temporale agosto- ottobre 2016 sono stati eseguiti, nel mar Adriatico al largo delle coste brindisine, cinque interventi repressivi che hanno permesso di sequestrare in mare oltre 2.770 kg di marijuana, ai quali si sommano ulteriori 90 kg sequestrati presso il porto di Ancona, di ricondurre due ulteriori importazioni di droga, rispettivamente pari a 1.178 e 386 kg, oggetto di sequestro da parte della Guardia di Finanza di Brindisi, destinate ai clan calabresi e infine, grazie ad una mirata attività a posteriori, di ricostruire un’ulteriore transazione pari a 400 kg di marijuana che, giunta proprio presso il sedimento portuale di Ancona, raggiungeva la piazza di Milano, dove il sodalizio calabrese vantava eccellenti ramificazioni per l’immissione in commercio del narcotico.

Oltre alla sostanza stupefacente, sono stati sottoposti a sequestro anche 2 potenti acquascooter, 4 velocissimi natanti ed un autoarticolato. Operazioni che hanno portato contestualmente all’arresto in flagranza di 11 soggetti, grazie al contributo prestato dai reparti delle Fiamme gialle.

L’intera operazione ha, inoltre, permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni. La droga complessivamente sequestrata, infatti, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato ai “grossisti” oltre 10 milioni di euro.