Dubbi su morte di Suruwa. Forse vittima di vendetta tra migranti

Carlomagno campagna Jeep Compass dicembre 2018

Incendio nella tendopoli a luglio 2017

Suruwa Jaiteh, il 18enne gambiano morto carbonizzato nella baraccopoli di San Ferdinando potrebbe essere stato vittima di una vendetta tra immigrati, e non di un dramma accidentale dovuto ad un braciere lasciato acceso nella notte. Sul punto ancora non ci sono evidenze investigative, ma il sospetto è stato sollevato da alcuni testimoni che hanno affermato che Suruwa era stato cercato da alcune persone qualche ora prima che scoppiasse l’incendio mortale.

“Ieri sera – hanno raccontato i testimoni – due persone che vivono nel campo sono venute a cercarlo. Quando è stato chiesto loro perché, hanno risposto: “Niente, niente”, e se ne sono andati. Poco dopo è scoppiato l’incendio”. I loro dubbi i migranti hanno ora intenzione di manifestarli anche alle forze dell’ordine. “Adesso andiamo a parlare con la polizia” hanno detto prima di andarsene.

Sul caso indaga la Procura di Palmi che ha disposto l’autopsia sulla salma di Surawa. Il giovane “era venuto in Italia un anno fa. La sua ambizione era studiare. E adesso non c’è più”, ha detto sconvolto il fratello.

La vicenda ricorda l’incendio nella baraccopoli a gennaio 2018 in cui ha perso la vita una giovane donna nigeriana. Dopo alcuni mesi di indagini venne arrestata la presunta mandante, connazionale della vittima, che avrebbe ordito l’omicidio con l’intenzione di sbarazzarsi della rivale in amore. Secondo le indagini, la ragazza uccisa stava insieme a un migrante, ex compagno della donna arrestata nelle Alpi.