‘Ndrangheta, sequestrati e confiscati beni per 1,5 milioni

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Beni per circa un milione e mezzo di euro sono stati confiscati e sequestrati dalla Guardia di finanza a sei persone tra esponenti di spicco e prestanome di una cosca di ‘ndrangheta di Lamezia Terme. Per tre di loro è stata anche disposta la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni.

Il provvedimento di sequestro e confisca è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo. Dalle indagini svolte è emerso che i beni nella disponibilità dei sei destinatari del provvedimento sono di valore del tutto sproporzionato e ingiustificato rispetto ai redditi dichiarati e al tenore di vita mantenuto. La misura ha riguardato tre ville, delle quali una in corso di costruzione, tutte ubicate a Lamezia Terme, un terreno con annesso appartamento sempre nella città della Piana, e un terreno all’interno del quale è stata abusivamente costruita una villa, due moto e nove autovetture, una delle quali d’epoca.

Destinatari dei provvedimenti di sequestro o confisca sono Aldo Notarianni e Giuseppina Giampà, ai quali sono stati sottratti due ville e due motocicli; Aurelio Notarianni, a cui è stato sottratto un terreno con villa abusiva insieme a due auto; Rosario Notariani (terreno con appartamento abusivo e 5 auto); Antonio e Luigi Notarianni (villa e due auto, di cui una d’epoca).

Le indagini che hanno portato all’emissione dei provvedimenti sono state svolte dal nucleo mobile del gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, guidato dal tenente colonnello Clemente Crisci, e coordinate dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal sostituto Elia Romano.

Antonio, Rosario e Luigi Notarianni sono anche destinatari del provvedimento che li sottopone alla sorveglianza speciale ed all’obbligo di dimora nel comune di residenza per 4 anni. Tutti i destinatari del provvedimento di sequestro e confisca sono stati condannati in via definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso. I Notarianni rappresentano, secondo gli inquirenti, un ramo del clan Giampà di Lamezia Terme, uno dei casati più potenti della ‘ndrangheta, decimato negli ultimi anni dalle operazioni di polizia e dal pentimento di esponenti anche di vertice della cosca. Alla base del provvedimento, la constatazione della sproporzione tra il tenore di vita ed i redditi leciti dichiarati dai destinatari che ha indotto la Guardia di Finanza agli accertamenti sfociati nell’operazione.