Bancarotta di società, 34 arresti tra Lombardia e Calabria

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Agenti della Polizia di Stato e militari della Guardia di Finanza hanno eseguito, in Lombardia e in Calabria, un’ordinanza di custodia cautelare tra carcere e domiciliari nei confronti di 34 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari, indebiti utilizzi di carte di pagamento, reati di estorsione e furto. Diverse decine gli indagati. Eseguite numerose perquisizioni.

Sequestrati beni per un valore di oltre 13 milioni di euro, comprese abitazioni riferibili ad un commercialista già tenutario di scritture contabili di società della cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli. Sigilli anche a quote di 3 società e cooperative. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Como, Carlo Cecchetti.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Como hanno consentito di fare luce su un complesso sistema fraudolento che, mediante lo sfruttamento strumentale e illecito di numerose società cooperative e il ricorso massivo allo strumento dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, garantiva ingenti guadagni agli indagati, alcuni dei quali contigui alla criminalità organizzata calabrese.

Ventidue persone sono finite in carcere, altre 12 agli arresti domiciliari. Gli arresti di polizia e finanza sono stati eseguiti nelle province di Como, Milano, Lecco, Varese, Monza Brianza e Gioia Tauro.

Gli indagati sono Massimiliano Ficarra, 50 anni, di Gioia Tauro e residente a Lomazzo; Giovanni Cesare Pravisano; Alessandro Tagliente; Najma Bilotti 29 anni di Como; Maria Shalya Puentes Valdespino, 27 anni di Saronno; Domenico Ficarra, 34 anni nato a Cinquedrondi residente a Cermenate (Como); Marcello Rocco Ficarra, 55 anni nato a Gioia Tauro residente a Castronno (Varese); Alfonso Esposito; Paolo Francesco Zammito 52 anni; Rafeel Inti Espinosa Barresa; Francesco Palumbo; Mario Rattaggi, Luca Rotundo nato a Catanzaro residente a Castellanza 48 anni; Luciano De Lumè; Marino Carugati; Semhar Craugat; Agostino Dioguardi; Sabrina Ghitti; Bruno De Benedetto; Alberto Caremi.

Poi Alessia Pravisano; Annamaria Mandelli; Gabriele Galli; Nicola Sciorra; Maria Zappia di Gioia Tauro 28 anni; Pietro Genovese nato a Simeri Crichi residente a Castelseprio, 64 anni; Paolo Lanzara; Felicia Sheyla Puentes Subiaul; Carolina Ramona Nicula 35 anni residente a Gioia Tauro; Ionela Daria Chimigeru; Carmen Garcia Coneza; Alessandro Dioguardi.

Le indagini hanno permesso di documentare l’esistenza di un articolato sistema – secondo l’accusa – ingegnato da Massimiliano Ficarra (commercialista di Gioia Tauro, già tenutario di scritture contabili di società riferibili alla nota famiglia Piromalli) e Cesare Pravisano (ex funzionario di banca), ai quali si è poi aggiunto il commercialista comasco Bruno De Benedetto, volto a creare un complesso sistema di illecito arricchimento posto in essere dagli indagati.

In particolare, è stato documentato lo sfruttamento strumentale e illecito di numerose cooperative che nell’arco di due o tre anni venivano poste in fallimento senza effettuare alcuna dichiarazione fiscale.

Perno di questo sistema fraudolento  – spiegano gli inquirenti – l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti con cui abbattere l’imponibile dei consorzi e/o delle società ed il sistematico utilizzo di carte di pagamento intestate a terzi per drenare gli illeciti profitti assicurati dai reati fine.

Il meccanismo fraudolento si alimentava anche grazie ai rapporti intessuti dagli indagati con soggetti gravitanti nel settore politico-amministrativo nonché rapporti con esponenti della criminalità organizzata calabrese che hanno assicurato l’afflusso di denaro fresco qualora ve ne fosse stata la necessità. Tra questi ultimi Alessandro Tagliente, ritenuto legato al detenuto Bartolomeo Iaconis, considerato già capo società della locale di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (Como) e Antonio Carlino (destinatario solo di provvedimento reale), soggetto con precedenti di Gioia Tauro ritenuto “vicino” alla cosca Molè-Piromalli.

L’operazione, in codice “Nuovo mondo”, è stata condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, delle Compagnie di Como e Olgiate Comasco unitamente ad agenti delle Squadre Mobili delle Questure di Milano e Reggio Calabria, nell’ambito di una indagine coordinata dal procuratore capo della Procura di Como Nicola Piacente e dirette dal pm Pasquale Addesso.