Svolta in duplice omicidio a Cosenza, 5 arresti della Dia

Carlomagno campagna Jeep Compass dicembre 2018

Dia antimafiaE’ in corso, dalle prime ore di questa mattina, un’operazione antimafia della Dia di Catanzaro, nei confronti di 5 persone ritenute responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo, Francesco Tucci e del contestuale ferimento di Mario Trinni, fatto di sangue avvenuto il 9 novembre 2000 in via Popilia, a Cosenza.

Il provvedimento restrittivo emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro, all’esito di indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e dal sostituto procuratore Camillo Falvo, riguarda soggetti di spicco della criminalità organizzata cosentina di etnia nomade.

Chiodo, Tucci e Trinni stavano chiacchierando in una piazzetta dell’ultimo lotto di via Popilia, quando da un’auto scesero due sicari incappucciati che iniziarono a sparare all’impazzata. Trinni riuscì a fuggire mentre Chiodo e Tucci furono raggiunti da colpi di Kalashnikov. I sicari, poi, spararono alla testa delle due vittime il colpo di grazia con una pistola calibro 9.

In manette sono finiti Antonio Abruzzese, di 48 anni, Luigi Berlingieri (48), Saverio Madio (56), Celestino Bevilacqua (57) e Fiore Abbruzzese (52), tutti ritenuti stabilmente  inseriti nella criminalità mafiosa cosentina di etnia nomade.

I 5 destinatari del provvedimento restrittivo, eseguito con la collaborazione da personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri di Cosenza, sono ritenuti, a vario titolo, responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo, allora “contabile” dell’allora gruppo confederato Cicero-Lanzino, e di Tucci Francesco, avvenuto a Cosenza nel pomeriggio del 9 novembre di diciotto anni fa, e del contestuale ferimento di Mario Trinni.

Per tale fatto di sangue, a seguito di pregressa attività investigativa svolta dalla DIA di Catanzaro, risulta essere già stato condannato Francesco Bevilacqua, alias “Franchino di Mafalda”, all’epoca dei fatti capo degli zingari di Cosenza, poi divenuto collaboratore di giustizia, che fin da subito aveva svelato tutti i retroscena del delitto, rivelando i nomi di tutti i partecipi all’azione, le modalità di esecuzione e il movente, da ricercare nel mancato rispetto, da parte di Benito Aldo Chiodo, dei patti stretti dai nomadi con l’allora gruppo confederato Lanzino-Cicero circa la spartizione dei proventi di alcune attività illecite precluse agli zingari (estorsioni, usura e traffico della cocaina).