Bancarotta e truffa, arrestati due imprenditori cosentini. Sequestro per un milione

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arresti guardia di finanza

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, hanno arrestato e posto ai domiciliari due imprenditori dell’hinterland cosentino operanti nel settore dei “lavori stradali, fognari e movimento terra” con l’accusa di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e malversazione. I finanzieri hanno proceduto al sequestro preventivo di somme di denaro e terreni siti nei comuni di Rende e Torano, ritenuti profitto dei reati contestati, per un ammontare complessivo di circa 1 milione di euro. Sono sei le persone complessivamente indagate.

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Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Cosenza su richiesta della locale Procura guidata da Mario Spagnuolo.

Le indagini, condotte dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza, costituiscono la prosecuzione e l’approfondimento di precedenti attività investigative svolte a seguito del fallimento di un’altra società gestita dai medesimi soggetti e nel cui ambito erano già state eseguite misure cautelari personali e di sequestro.

Gli sviluppi investigativi, condotti attraverso intercettazioni telefoniche, complesse
e minuziose ricostruzioni contabili ed acquisizioni d’informazioni da persone informate sui
fatti, è incentrato sul fallimento di un’ulteriore società, di fatto amministrata dai due indagati
arrestati e formalmente rappresentata da un loro fedelissimo dipendente.

Gli approfondimenti hanno evidenziato come gli indagati, nel tempo ed in concorso tra loro,
abbiano posto in essere gravi e reiterate condotte di bancarotta fraudolenta distrattiva, con
grave danno per i terzi creditori, tra cui l’Erario, nei cui confronti la fallita aveva accumulato
un debito per imposte non versate pari ad oltre 2.200.000 euro.

Le condotte illecite sono state perpetrate attraverso contratti di cessione o locazione di
beni e rami d’azienda, senza corrispettivo, stipulati con diverse imprese intestate a parenti
diretti degli arrestati (madre, fratello e sorella) – di cui una recante denominazione quasi
identica a quella della fallita e di fatto sempre gestita da loro – consentendo la distrazione e la dissipazione del compendio aziendale, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, già sottoposto a sequestro nella precedente indagine.

Il complesso degli elementi investigativi raccolti ha consentito di ricondurre agli indagati posti agli arresti domiciliari, l’amministrazione di fatto della società fallita, sebbene la stessa risultasse formalmente amministrata da un terzo soggetto, anch’egli indagato.

Nei confronti di alcuni degli indagati, è stata anche contestata una specifica ipotesi di truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato in quanto, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, gli stessi hanno incamerato 745.000 euro di finanziamenti europei erogati dalla Regione Calabria (somme oggi attinte da sequestro preventivo), da utilizzarsi per l’ammodernamento di un’azienda agricola ed invece trasferiti sul conto corrente di una nuova società, sempre a loro riconducibile, che aveva nel frattempo sostituito la fallita nell’esercizio dell’attività d’impresa.

La spregiudicatezza e la gravità delle condotte di bancarotta accertate, – spiega una nota della Procura -, la loro reiterazione nel tempo ed il concreto pericolo che potessero essere nuovamente commesse da parte dei due arrestati, hanno consentito di richiedere ed ottenere i provvedimenti cautelari personali e reali oggi eseguiti dalle Fiamme Gialle cosentine.

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