‘Ndrangheta, smantellato il clan Alvaro. In manette l’amministrazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021

Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, i poliziotti del Commissariato di Palmi e della Squadra Mobile del capoluogo reggino hanno arrestato elementi di vertice della cosca Alvaro, boss storici, personaggi di spicco, luogotenenti e nuove leve dell’articolazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Arrestati anche per voto di scambio il sindaco Domenico Creazzo, neo consigliere regionale di Fratelli d’Italia, il vice Cosimo Idà, il presidente del consiglio e un dirigente dell’Ufficio tecnico in quanto ritenuti collegati con il clan Alvaro.

Fra gli arrestati ci sono il boss Cosimo Alvaro, detto Pelliccia a cui il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere perché detenuto per altra causa, Domenico Alvaro detto Micu classe 1977, Salvatore Alvaro detto Turi Pajeco, classe 1965, Francesco Cannizzaro, alias “Cannedda”, classe 1930 [che partecipò allo storico summit di Montalto nel 1969], Cosimo Cannizzaro, alias “spagnoletta”, classe 1944, Domenico Laurendi, alias “Rocchellina”, imprenditore e ritenuto elemento di primissimo piano della ‘ndrangheta eufemiese.

Le indagini sono state condotte con il ricorso alle intercettazioni grazie alle quali è stato possibile individuare le gravi vicende che hanno determinato il graduale potenziamento dell’articolazione di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte e quindi degli Alvaro.

Oggi il clan Alvaro è una potente cosca della ‘ndrangheta unitaria, operante nella provincia di Reggio Calabria, in altre regioni dell’Italia e all’estero, che trova la sua forza anche nei legami con altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con altre famiglie ‘ndranghetistiche.

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria fa luce sui diversificati interessi illeciti della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, svelando un accentuato dinamismo nel sistematico ricorso ad attività estorsive nei confronti di operatori economici e titolari di imprese.

Estorsioni per alcune decine di migliaia di euro venivano imposte, con minacce anche ambientali, agli imprenditori durante l’esecuzione di lavori pubblici nel comune di Sant’Eufemia [rifacimento di edifici, risanamento del dissesto idrogeologico, risparmio energetico degli impianti di pubblica illuminazione, completamento di strade] e in centri viciniori [ristrutturazione di un edificio scolastico di San Procopio].

Ad alcuni titolari di imprese impegnate nell’esecuzione dei suddetti lavori veniva imposta, con la forza dell’intimidazione derivante dall’appartenenza alla cosca, l’assunzione di maestranze di ditte ad essa riconducibili.

La cosca gestiva anche un lucroso giro di sostanze stupefacenti e infatti diversi affiliati sono stati arrestati con l’accusa, a vario titolo, di cessione, acquisto, coltivazione, tentata importazione, offerta in vendita di sostanze stupefacenti, prevalentemente cocaina e marijuana.

In manette insieme al sindaco Creazzo sono finiti in carcere il Vice Sindaco di Santa Eufemia di Aspromonte, Cosimo Idà, ritenuto artefice di diverse affiliazioni che avevano determinato, secondo la Dda, un forte attrito con le altri componenti del locale di ‘ndrangheta eufemiese e l’alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne allo stesso.

Associazione mafiosa contestata al Presidente del Consiglio Comunale di Santa Eufemia d’Aspromonte, Angelo Alati ritenuto mastro di giornata della cosca, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico ingegnere Domenico Luppino, considerato referente della cosca in relazione agli appalti pubblici del comune e Domenico Forgione, inteso “Dominique”, consigliere comunale di minoranza, che aveva il compito di monitorare gli appalti del comune per consentire l’infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca eufemiese.

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