Sgominata a Reggio organizzazione dedita a rapine, 8 arresti

Carlomagno Jeep Renegade Ottobre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

E’ di otto arresti, 6 in carcere e due ai domiciliari, il bilancio di un’operazione congiunta di Polizia e Carabinieri di Reggio Calabria nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla programmazione e preparazione di rapine ad Uffici postali e furti di autovetture impiegate nella consumazione delle rapine, nonché per ricettazione e detenzione e porto illegale di armi. Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta della locale procura guidata da Giovanni Bombardieri.

Custodia in carcere per Carmine Alvaro, 34enne di Palmi, già detenuto per altra causa; Antonio Rocco Leonello, 53enne di Sinopoli, già detenuto; Francesco Trefiletti, ventottenne di Cinquefrondi, già detenuto; Giuseppe Agostino, reggino di 50 anni; Antonio Giuseppe Palmisano, 52enne reggino; Rosa Soccorsa Delfino, 55enne di Gioia Tauro. Ai domiciliari sono finiti Maria Giovanna Punturiero, 33enne di Gioia Tauro e Salvatore De Francesco, 54enne di Sinopoli.

Le investigazioni sono state svolte sotto le direttive del procuratore vicario Gerardo Dominijanni e dei pm Domenico Cappelleri, Paola D’Ambrosio e Andrea Sodani ed hanno visto la confluenza di vari filoni investigativi sviluppate dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri. L’operazione è stata denominata “Organetto”.

L’indagine condotta dalla Squadra Mobile è stata avviata a seguito della rapina perpetrata il 2 ottobre 2017 presso l’ufficio postale della frazione Sambatello di Reggio, nel corso della quale vennero asportati circa 11.000 euro, oltre ai soldi in contanti che la direttrice aveva all’interno della propria borsa.

Le indagini hanno consentito alla Polizia di Stato di accertare che gli autori del colpo sarebbero stati, con altro soggetto non identificato, Antonio Rocco Leonello ed Carmine Alvaro, i quali erano penetrati all’interno dell’ufficio postale armati sia di pistola che di mazze ferrate.

Giuseppe Agostino e Giuseppe Palmisano, sono indagati come concorrenti nella rapina, avendo gli stessi fornito un contributo determinante per il buon esito dell’azione delittuosa. Gli stessi, infatti, presenti sin dalle prime ore di quella mattinata sui luoghi di interesse, mediante l’autovettura Renault Laguna di Agostino avevano fatto da apripista ai propri complici, prima per condurli verso l’obiettivo e poi per assicurarne una fuga al riparo da imprevisti.

I presunti autori materiali della rapina avevano utilizzato due autovetture, una Fiat Uno bianca ed una Fiat Cinquecento rossa, risultate rubate pochi giorni prima. Con la Fiat Uno i rapinatori erano giunti presso l’ufficio postale, mentre con la Fiat Cinquecento gli stessi avevano bloccato, ancor prima di avviarsi all’obiettivo e qualche centinaio di metri prima dello stesso, la strada che porta all’ufficio postale in direzione opposta a quella da cui erano giunti.

La successiva attività di intercettazione telefonica aveva fatto emergere che Carmine ALVARO, Antonio Rocco Leonello, Francesco Trefiletti, Rosa Soccorsa Delfino e la figlia di questi Maria Giovanna Punturiero, avrebbero organizzzato il 27 novembre 2017 una rapina all’Ufficio postale di Pellegrina di Bagnara Calabra.

La rapina, organizzata nei minimi dettagli, secondo l’accusa, avrebbe visto la partecipazione attiva di Maria Giovanna Punturiero (con il ruolo di basista all’interno dell’ufficio postale), che avrebbe dovuto agevolare l’accesso all’interno dei locali dell’ufficio postale agli altri membri dell’organizzazione aprendo la porta di ingresso del tipo antipanico. In quella circostanza la donna non riusciva a raggiungere la porta secondo i piani prestabili con i soggetti che dovevano entrare in azione dall’esterno per cui si camuffava come una semplice cliente delle poste e veniva anche ascoltata come testimone dai militari dell’Arma dei Carabinieri intervenuti sul luogo per un segnalato tentativo di rapina.

Nel divenire delle investigazioni, emergeva che i suddetti Antonio Rocco Leonello ed Carmine Alvaro costituivano, unitamente a Francesco Trefiletti, il vertice di un sodalizio criminale dedito alla programmazione ed alla preparazione di reati contro il patrimonio, mentre Giuseppe Agostino e Rosa Soccorsa Delfino rappresentavano i punti di riferimento per le rapine operate nel territorio, rispettivamente della periferia nord di Reggio Calabria e di Scilla e Bagnara Calabra.

Si aveva inoltre modo di riscontrare che tutti i membri dell’organizzazione organizzavano sopralluoghi nelle prossimità di possibili obiettivi, tra abitazioni private ed uffici postali e si procuravano attrezzi ed oggetti atti allo scasso, tra cui uno strumento chiamato “Organetto”, dal quale prende il nome la presente operazione di polizia.

Le investigazioni hanno consentito di individuare i punti cardine dell’esistenza e operatività di un’associazione per delinquere finalizzata al compimento di attività predatoria e in particolare rapine ai dani di uffici postali nella provincia di Reggio Calabria.

All’interno della predetta ordinanza sono confluiti i risultati dell’attività d’indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri di Palmi e coordinata da quella Procura della Repubblica.

Le indagini erano iniziate dalla tentata rapina all’Ufficio Postale di Melicuccà in data 2 settembre 2017, oltre che dal presunto sequestro del direttore dell’Ufficio Postale di Sant’Eufemia d’Aspromonte del 4.10.2017. Questi era scomparso dalla propria abitazione di Campo Calabro, in concomitanza con un ingente ammanco di denaro, riscontrato all’interno del proprio ufficio di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Dopo qualche giorno, l’uomo era rientrato a casa ed aveva denunciato di essere stato sequestrato da alcuni soggetti a lui sconosciuti, che, a suo dire, lo avevano obbligato a consegnare loro circa 305.000 euro, dopo averli prelevati dalla cassa dell’ufficio.

L’attività di indagine faceva emergere elementi indiziari a carico di Carmine Alvaro e Antonio Rocco Leonello; questi, infatti, intrattenevano diverse conversazioni telefoniche subito prima e subito dopo l’episodio delittuoso ed in quei frangenti i loro dispositivi agganciavano la cella del comune di Melicuccà. In relazione, però, a tale episodio non vi è stata alcuna formale contestazione da parte del pm, per mancanza del requisito della gravità indiziaria.

Le attività tecniche avviate nell’ambito del predetto procedimento penale a cura del personale dell’Arma dei Carabinieri, si sovrapponevano con quelle avviate dalla Squadra Mobile e autorizzate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria a seguito della predetta rapina all’Ufficio postale di Sambatello del 2 ottobre 2017.

Inoltre, sono confluiti all’interno dell’ordinanza di misura cautelare, anche le informative per la rapina all’Ufficio postale di Marina di Gioiosa Ionica del 1 febbraio 2018 e quella perpetrata in data 1 ottobre 2019 presso l’Ufficio postale della frazione Rosalì di Reggio Calabria.

In merito al primo episodio le indagini condotte dalla Compagnia Carabinieri di Roccella Ionica e coordinate dalla Procura della Repubblica di Locri, non hanno consentito di pervenire all’individuazione degli autori materiali della rapina ma veniva riconosciuto – dai Carabinieri di Palmi – Antonio Rocco Leonello quale autore del furto dell’autovettura impiegata nella rapina, in concorso con Salvatore De Francesco.

Invece per la rapina all’Ufficio postale di Rosalì, frazione di Catona, del 1 ottobre 2019 venivano tratti in arresto in flagranza dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, gli autori materiali dell’associazione, ovvero l’odierno indagato Carmine Alvaro, unitamente a Carmine Scibilia e Nicola Romano.

Nel dettaglio i tre individui con volto travisato da passamontagna e guanti calzati, giungendo a bordo dell’autovettura Fiat punto (rubata), minacciavano il direttore dell’Ufficio Postale con spranghe in ferro e una pistola a salve. L’azione delittuosa veniva interrotta grazie alla presenza nell’Ufficio postale di un Carabiniere libero dal servizio, che allertava la Centrale Operativa, consentendo la predisposizione di un dispositivo dell’Arma all’uscita. Nel frattempo il militare accortosi dell’arrivo dei colleghi non esitava a bloccare uno dei tre malviventi con il quale intraprendeva una colluttazione. I militari intevenuti bloccavano l’azione delittuosa arrestandoli in flagranza di reato.

Le successive indagini della Compagnia hanno fatto emergere il coinvolgimento, nel delitto in questione, anche dell’odierno indagato Giuseppe Agostino, con il ruolo di basista della rapina.

Il militare intervenuto libero dal servizio ha riportato delle lesioni considerevoli, ma è ora tornato in servizio: una condotta meritoria, evidenziata anche dall’amministrazione comunale con il conferimento del premio “San Giorgio d’oro 2020”.

Nei confronti degli autori della rapina è stata esercitata l’azione penale e definito con sentenza del 21 febbraio 2020, con cui il gup ha condannato i tre soggetti rispettivamente ad sei anni di reclusione per il duo Romano/Scibilia e ad 5 anni e mesi 4 di reclusione per Cosimo Alvaro.

PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB