12 ragazzi thailandesi dispersi con il loro allenatore di calcio in una grotta da nove giorni sono stati trovati vivi il 2 luglio. Il gruppo è stato raggiunto dai sub della Marina militare in un punto asciutto della grotta a oltre tre chilometri dall’entrata. Non si era mosso da lì fin dal giorno della scomparsa, il 23 giugno. “Li abbiamo trovati tutti e 13 in vita”, ha detto Narongsak Osatanakorn, il governatore della provincia di Chiang Rai, che dirige i soccorsi all’interno della grotta Tham Luang.
Alla notizia del ritrovamento, avvenuto attorno alle 22 locali (le 17 in Italia) del 2 luglio, la gioia è esplosa nell’intero campo base delle operazioni di soccorso e poi, mano a mano che si è diffusa, in tutta la Thailandia, che seguiva la corsa contro il tempo sotto lo slogan “Riportiamoli a casa”. Decine di parenti dei dispersi hanno gioito increduli, a coronamento di una snervante attesa in totale assenza di notizie sulle condizioni dei loro ragazzi.
“Sono così felice che non riesco a pensare ad altro”, ha detto un genitore al quotidiano thailandese The Nation. Il tripudio collettivo è comprensibile: molti temevano che, nonostante le dichiarazioni ottimistiche delle autorità , il gruppo non potesse più essere in vita. Hanno passato oltre 220 ore senza contatti con il mondo esterno, presumibilmente gran parte di esse nel buio totale e con scorte di cibo e acqua probabilmente sufficienti solo per l’escursione del pomeriggio in cui erano rimasti intrappolati.
Il primo ministro Prayuth Chan-ocha ha ringraziato pubblicamente le squadre di soccorso, che negli ultimi giorni erano diventate una vera task force multinazionale, con la partecipazione di specialisti americani, britannici, australiani, cinesi e giapponesi, oltre che di appartenenti a una decina di agenzie governative, residenti e volontari. Passato il sollievo di averli ritrovati vivi, la sfida è ora quella di mantenerli in forze prima di riportarli alla luce in tempi brevi. Lo stesso governatore Narongsak ha aggiunto che “l’operazione non è conclusa”.
I soccorritori – aiutati da decine di pompe per svuotare la grotta dall’acqua accumulata – hanno impiegato quasi sessanta ore a liberare i cunicoli dal fango che aveva intasato strettoie in cui si può infilare una sola persona alla volta, sempre con il rischio che nuove piogge cancellassero i loro progressi e mettessero a rischio la loro stessa vita.
