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16 Aprile 2026
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Scoperto giro di tangenti alla Provincia di Crotone. 20 indagati, tra cui ex vicepresidente

Carlomagno

Un presunto giro di tangenti alla Provincia di Crotone è stato scoperto dai finanzieri del Comando provinciale di Crotone che stamani hanno notificato un avviso di garanzia a 20 persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico.

Al centro dell’inchiesta – denominata “Teorema” – condotta dai finanzieri del gruppo di Crotone-Nucleo Mobile, figura Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia, già vicepresidente della Provincia di Crotone nonché presidente facente funzione fino a pochi giorni fa prima dello svolgimento delle elezioni del nuovo presidente.

Per Manica e altri quattro indagati per corruzione, la Procura aveva chiesto misure cautelari restrittive, ma il Gip ha disposto al momento la notifica di inviti a rendere interrogatorio preventivo prima di decidere sulle misure cautelari. L’indagine, coordinata dalla Procura diretta da Domenico Guarascio e seguita dalla pm Rosaria Multari, copre un arco temporale che va dal 2023 al 2025.

Gli inquirenti hanno monitorato una fitta rete di contatti attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo l’accusa, Manica e altri indagati, avrebbero affidato appalti sotto soglia legati all’edilizia scolastica a professionisti amici che poi versavano una parte del compenso ricevuto per i lavori, sul conto di una società formalmente intestata ad un’altra persone ma della quale, secondo gli inquirenti, Manica era socio occulto. Il denaro finiva poi su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata dal politico.

Attraverso una triangolazione finanziaria, i fondi venivano trasferiti a una società di consulenza creata appositamente dal gruppo, giustificando i movimenti con fatture per operazioni inesistenti.

Nel corso dell’operazione, 80 finanzieri sono stati impegnati in 16 perquisizioni anche informatiche, alla Provincia e al Comune di Crotone, in studi di consulenza professionali, nonché abitazioni private tra la Calabria e l’Emilia-Romagna. Sono stati sequestrati beni di cinque società, di cui due con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari e autoveicoli per 400 mila euro, di cui 172.000 considerati profitto diretto della corruzione.

Il flusso di denaro pubblico indebitamente sottratto – spiega una nota -, come emerso dalle articolate indagini svolte, veniva impiegato da parte del funzionario pubblico per spese personali (acquisto di autoveicoli, premi assicurativi, viaggi e soggiorni, spese di rappresentanza, acquisti di beni e prelievi di contante). Le restanti somme rimanevano nella disponibilità dei professionisti affidatari, secondo accordi di ripartizione. Le movimentazioni venivano giustificate da fatturazioni per consulenze.

I venti indagati sono politici, professionisti e “colletti bianchi”. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. L’indagine riguarda il citato Fabio Manica (47 anni), Giacomo Combariati (41), Luca Bisceglia (51), Rosaria Luchetta (47), Alessandro Vallone (44), Vicky Ingarozza (42), Francesco Manica (50), Luca Vincenzo Mancuso (45), Andrea Esposito (46), Gaetano Caccia (49), Domenico Zizza (61), Francesco Mario Benincasa (60), Raffaele Cavallaro (59), Giuseppe Marinello (47), Adriano Astorino (48), Antonio Otranto (55), Michele Scappatura (56), Bina Fusaro (40), Caterina Scavo (30), Salvatore Valente (43).

Manica è stato rieletto consigliere provinciale domenica 29 marzo. Secondo gli inquirenti sarebbe stato il “dominus assoluto” di un sistema illecito in grado di drenare centinaia di migliaia di euro dalle casse pubbliche attraverso l’affidamento di lavori di edilizia scolastica. Un meccanismo definito dagli investigatori di “disarmante semplicità”. Manica, sfruttando le sue deleghe all’edilizia scolastica e alla Stazione unica appaltante, avrebbe pilotato l’assegnazione di incarichi in vari istituti superiori. I lavori – secondo gli investigatori – venivano frazionati per rimanere sotto la soglia di legge e consentire l’affidamento diretto a un “cartello di fedelissimi”, azzerando di fatto la concorrenza. L’ossatura tecnica dell’organizzazione era garantita dai coniugi Luca Bisceglia (ingegnere) e Rosaria Luchetta (architetto) i quali, una volta incassato il pagamento dalla Provincia, restituivano parte dei fondi a una ditta, la Sinergyplus di Giacomo Combariati. Da qui, il denaro tornava a Manica, che lo avrebbe prelevato materialmente tramite un bancomat intestato allo stesso Combariati.

Per schermare il conflitto d’interessi e mascherare il flusso di denaro, il gruppo si sarebbe avvalso di prestanome e consulenti. Tra questi, il commercialista Alessandro Vallone, la cognata di Manica, Vicky Ingarozza (per l’intestazione fittizia di quote societarie), e il fratello, l’avvocato Francesco Manica, considerato lo stratega legale del sodalizio. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di una eventuale condanna.