Isis e ‘Ndrangheta legati dagli affari: Armi in cambio di reperti

Isis e 'Ndrangheta legati dagli affari: Armi in cambio di reperti
Isis e ‘Ndrangheta alleati in loschi affari: armi in cambio di reperti archeologici

Isis e ‘Ndrangheta legati in loschi affari: Reperti archeologici in cambio di armi. E’ questo lo “scambio” per cui avrebbero stretto alleanza le cosche calabresi e i jihadisti. Lo rivela un reportage de “La Stampa” in edicola domenica.

L’inviato del quotidiano torinese, Domenico Quirico, si è finto un mercante di reperti provenienti da Sirte e ha avvicinato uomini della ‘ndrangheta calabrese a Vietri sul Mare per concludere presunti affari che hanno come snodo dei loschi scambi, il porto di Gioia Tauro.

L’incontro è fissato in un albergo di lusso, ma il luogo è molto esposto a sguardi indiscreti. Quando si è presentato “l’acquirente”, con il finto mercante hanno deciso di spostarsi in un laboratorio di macelleria per vedere i reperti archeologici.

Reperti saccheggiati nelle terre controllate dal Califfato islamico, Libia e vicino Oriente e che verrebbero scambiati con armi e munizioni per dar man forte ai terroristi. “Gli islamisti li scambiano con armi (kalashnikov e Rpg anticarro). Armi potenti che  arrivano dalla Moldavia e dall’Ucraina attraverso la mafia russa. “Mediatori e venditori – spiega Quirino – appartengono alle famiglie della ’ndrangheta di Lamezia. E alla camorra campana. Il trasporto è assicurato dalla criminalità cinese con le loro innumerevoli navi e container”.

“Racconto il mio incontro – scrive il giornalista – a due consulenti internazionali in materia di sicurezza, Shawn Winter, militare proveniente dalle forze armate degli Stati Uniti e l’ italiano Mario Scaramella. Che mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb”.

“Un altro indizio che si legherebbe, nell’organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici.”

“L’Isis ha la possibilità di piegare e usare formazioni criminali come camorra e ‘ndrangheta per semplici ruoli gregari? E di montare una organizzazione internazionale in grado si superare controlli e repressione del traffico su scala internazionale affidati a corpi di grande valore e esperienza come i carabinieri italiani?”, si chiede il cronista.

“Solo uno Stato, una superpotenza è in grado di muovere un traffico così sofisticato, ramificato e “colto”, non certo terroristi impegnati in una guerra senza quartiere. Mi mostrano un documento, inedito finora: il verbale originale degli interrogatori, nel 2005, del colonnello del Kgb Alexandr Litvinienko, grande custode dei segreti russi”.

“Litvinienko spiegò a Scaramella come il Kgb rifornisse un museo segreto nel centro di Mosca, non lontano dal Boradinskaya Panorama, dove erano riuniti reperti di incalcolabile valore razziati in Medio Oriente e pagati con armi ai palestinesi. Un museo che non poteva organizzare visite e mostre perché i proprietari avrebbero riconosciuto i loro oggetti. Era riservato alla nomenklatura sovietica. Qualche oggetto ogni tanto veniva prelevato: un regalo alle mogli dei dirigenti supremi”.

Sul reportage interviene il ministro degli interni Angelino Alfano interpellato dall’Ansa, spiega: “Abbiamo studiato il ‘Pil del terrore’ e sappiamo che una delle componenti e’ il mercimonio delle opere d’arte. Su quanto scrivono i giornali sono, ovviamente, in corso attività di monitoraggio preventivo e anche di indagine laddove ci sono i presupposti. Tutto il fatturato criminale del sedicente stato islamico nasce da una serie di fattori e fra questi la vendita di opere d’arte sfuggite alla furia iconoclasta dei miliziani e’ una voce importante”.

Sulla vicenda interviene anche il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho che sull’allenza Isis ‘Ndrangheta aveva già allertato in tempi non sospetti. “Gioia Tauro può essere un ottimo punto di partenza, sicuramente inizieranno subito degli approfondimenti”. “Le ‘ndrine – disse a febbraio 2015 il magistrato – possono fornire ai terroristi dell’Isis basi logistiche in Calabria in cambio di droga o altro”.

Anche Secondo Piano News, dall’intensificarsi degli sbarchi di migranti, quando il continente africano era infestato da Ebola, scrisse nel 2014 di una possibile alleanza tra la più potente organizzazione criminale al mondo e la più temibile e pericolosa rete terroristica jihadista.  Notizia poi confermata da SITE. Nel febbraio 2015 le rivelazioni di Federico Cafiero de Raho fino al rischio “concreto” svelato domenica da “La Stampa”.

 

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