Reggio, smaltivano rifiuti pericolosi: in carcere la famiglia Cara

Arrestati famiglia Cara
Dall’alto a sinistra Stefano, Domenico, Emiliano e Giuseppe Cara. In basso un momento dell’operazione

Avrebbero smaltito illecitamenti rifiuti speciali in un’area non idonea allo smaltimento, violando sistematicamente i sigilli apposti dalla magistratura a strutture poste sotto sequestro.

Così, dopo indagini del gruppo carabinieri forestali reggini, il gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro componenti della famiglia Cara, da anni operanti nel settore della raccolta di rifiuti speciali pericolosi e non, in assenza delle necessarie autorizzazioni.

I militari hanno tradotto in carcere Stefano Cara, di 72 anni, Giuseppe Terzo Cara (50), Domenico Cara (33) e Emiliano Antonio Cara (32), accusati di associazione per delinquere, violazione di sigilli e smaltimento illecito di rifiuti.

La lunga e complessa indagine culminata con gli arresti di stanotte è scaturita da un controllo effettuato presso la ditta individualeCara Stefano” e l’impresa “Cara Ecologica Srl” in occasione del cosiddetto “Action Day” avvenuto il 29 gennaio 2014, da parte del personale appartenente al nucleo investigativo dell’allora Corpo forestale dello Stato, il quale accertò come le ditte, aventi sede legale ed amministrativa a Reggio Calabria in località San Gregorio, via Carrera, nelle adiacenze dell’aeroporto di Reggio Calabria e, pertanto, in zona sottoposta a particolare tutela ambientale ed a vincolo paesaggistico ed aeroportuale, assolutamente inidonea allo svolgimento di tale attività imprenditoriale, stoccassero un’ingente quantità di rifiuti speciali pericolosi e non, di diversa tipologia e natura, il tutto in assenza di un qualsivoglia titolo autorizzativo.

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A seguito degli approfondimenti investigativi, consistiti prevalentemente in attività tecnica di intercettazione e videoripresa, già nel mese di luglio 2014 veniva disposto il sequestro preventivo d’urgenza della ditta individuale Cara Stefano e della Cara Ecologica Srl, nonché dell’area su cui queste operavano il traffico illecito di rifiuti.

Secondo l’accusa, la misura del 2014 non ha sortito effetti, dal momento che – spiega una nota – i membri della famiglia Cara continuavano ad esercitare l’attività illecita, non solo in totale spregio della normativa ambientale, ma anche incuranti del provvedimento dell’autorità giudiziaria come documentato nell’incessante attività tecnica-info-investigativa condotta dal Nucleo investigativo.

Le più recenti indagini, infatti, permettevano di constatare come i Cara reiterassero le condotte criminose già contestate ed integranti delle violazioni ambientali macchiandosi, altresì, di ulteriori reati quali ripetute violazioni di sigilli e sottrazione di cose sottoposte a sequestro.

Ancora, si avvalevano della neo-costituita ditta Karaeco di Valentina Cara (anch’essa indagata quale partecipe dell’associazione criminale) per dare una parvenza di liceità al loro operato, salvo poi utilizzare i mezzi intestati alla citata ditta per proseguire nell’attività di stoccaggio e movimentazione dei rifiuti speciali nel sito in sequestro, indifferenti al vincolo reale disposto dalla magistratura in precedenza.

A seguito delle risultanze dell’attività investigativa posta in essere dal Nipaf del Gruppo carabinieri forestale di Reggio Calabria, la Direzione distrettuale antimafia avanzava richiesta di misura cautelare che veniva accolta dal gip con il provvedimento odierno.

È stato, altresì, disposto il sequestro preventivo della ditta Karaeco di Valentina Cara, dei relativi conti correnti bancari e postali e di 3 automezzi intestati alla stessa azienda, nonché di ulteriori 11 mezzi, intestati o in uso a soggetti che a vario titolo e in diverse epoche hanno concorso nei reati contestati.