Sbarco di migranti a Corigliano, arrestati tre scafisti

Un momento della conferenza stampa con il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla
Un momento della conferenza stampa con il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla

COSENZA – Personale della Squadra mobile della Questura di Cosenza, ha fermato 3 persone, due siriani e un libico ritenuti essere gli scafisti responsabili dell’ultimo sbarco di migranti al porto di Corigliano Calabro.

Le persone sottoposte a fermo (già convalidato due giorni fa) sono Khaled Thaled e Ahmad Dej, entrambi cittadini siriani di 24 anni; e Siraj Alakari, di 21 anni, cittadino libico. L’accusa li ritiene responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso con altri individui non ancora identificati.

In particolare, nella tarda serata del 26 maggio 2017, al termine di una serrata attività di indagine avviata in seguito allo sbarco di 635 migranti di varie nazionalità avvenuto la mattina precedente presso il porto di Corigliano Calabro dalla nave VOS HESTIA noleggiata dalla Ong Save The Children, la task force investigativa appositamente formata per far fronte al fenomeno degli sbarchi di migranti in quel porto, composta da personale della Squadra Mobile della Questura di Cosenza, da militari della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Corigliano Calabro e da quelli della Capitaneria di Porto dello scalo, con il coordinamento del pm Antonino Iannotta della Procura della Repubblica di Castrovillari guidata dal procuratore capo Eugenio Facciolla, ha proceduto al fermo di indiziato di delitto nei confronti dei tre presunti trafficanti.

Fondamentale è stata la testimonianza di un migrante che ha riferito agli investigatori come i tre facevano le guardie armate al campo libico dove vengono tenuti nascosti i migranti in attesa degli sbarchi per poi abbandonare le armi e salpare con loro alla volta dell’Italia. Chi dovevano raggiungere in Italia o in Europa resta al momento un mistero. Evidentemente pensavano di farla franca, ma stavolta sono finiti nella rete del pool investigativo interforze.

Secondo l’accusa, i tre “organizzavano stabilmente una struttura di persone, che, avvalendosi di mezzi di trasporto terreste e navale, con ripartizione di ruoli e compiti operavano per procurare l’accesso illegale di stranieri nel territorio italiano con il compito di contattare persone interessate ad entrare illegalmente, via mare, in Italia, dietro il corrispettivo di un prezzo per il viaggio; altri, organizzando ed eseguendo, unitamente a soggetti allo stato ignoti, in tutte le fasi, il successivo trasferimento verso l’Italia; utilizzando all’uopo una rete organizzativa costituita da mezzi di trasporto terrestri, per raggiungere la località di mare di partenza, e navali, utilizzate per effettuare la traversata del mediterraneo in direzione della Calabria; ed assumendo il ruolo di scafisti addetti al governo di imbarcazioni utilizzate per il trasferimento in Italia degli immigrati clandestini”.

Inoltre, sempre in concorso con altri soggetti allo stato non identificati, “conducendo dalle coste libiche  verso il territorio dello Stato italiano un’imbarcazione tipo gommone, di colore grigio, priva di bandiera, abbandonato alla deriva, promuovevano, organizzavano ed effettuavano il trasporto, nonché ponevano in essere atti diretti a procurare l’ingresso illegale di numerosi stranieri nel territorio dello Stato, cittadini di asserita nazionalità Nigeriana, Ivoriana,  Senegalese, della Guinea, del Mali, del Burkina Faso, del Ciad, del Gambia, del Cameron, e del Bangladesh, privi di cittadinanza italiana e di titolo per risiedere permanentemente sul territorio nazionale.

Con le aggravanti di aver consentito l’ingresso di più di cinque persone; di aver esposto le persone trasportate a pericolo per la vita o per l’incolumità; di aver sottoposto le persone a trattamento inumano o degradante; di aver commesso il fatto allo scopo di trarre profitto, anche indiretto”.

Le indagini effettuate, che si sono avvalse della precisa collaborazione di un migrante senegalese, hanno consentito di accertare come gli individui posti in stato di fermo fossero coloro che a Sabrata (Libia) facevano parte dell’organizzazione criminale che gestiva il traffico di esseri umani verso le coste italiane, in particolare assicurando la guardia armata all’interno del campo ove erano tenuti nascosti i migranti, per poi imbarcarsi essi stessi, la mattina del 23 maggio scorso dalla spiaggia della medesima località, non prima però di aver lasciato a riva i fucili di cui erano muniti.

Gli stessi erano stati poi coloro che avevano materialmente condotto il gommone con i migranti poi soccorso nel Canale di Sicilia. I tre soggetti, dopo la loro indivudazione, venivano trovati in possesso di diversi telefoni cellulari, di denaro contante e di supporti informatici, che venivano posti sotto sequestro, in attesa dell’effettuazione di un’accurata analisi e dell’estrapolazione dei dati in essi contenuti.

I soggetti fermati sono stati poi associati alla casa circondariale di Castrovillari (Cosenza). infine, nella giornata del 29 maggio scorso, il Gip del locale Tribunale, concordando pienamente con le risultanze probatorie acquisite, accoglieva la richiesta di convalida del fermo fatta dalla Procura della Repubblica, disponendo la custodia cautelare in carcere a carico di tutti e tre i soggetti fermati.

Preoccupante nel Cosentino la “sparizione” dei minori non accompagnati. Si tratta di giovani migranti che senza denaro né documenti lasciano i centri d’accoglienza per andare altrove, non si conosce dove. Il fenomeno, molto diffuso dopo gli sbarchi in Calabria e in Sicilia, era stato denunciato dal procuratore Eugenio Facciolla per quanto riguarda i migranti che sono arrivati a Corigliano.