Omicidio Aloe, arrestato Cataldo De Luca: “Incastrato dal casco”

Omicidio Nicodemo Aloe a Cirò Marina, arrestato Cataldo De Luca
Il presunto killer Cataldo De Luca

Tradito da una traccia di polvere da sparo sul casco. E così che si chiuderebbe il caso dell’omicidio di Nicodemo Aloe, avvenuto il 24 maggio 2015. A ucciderlo, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato il 32enne Cataldo De Luca, pregiudicato di Cirò Marina. I Carabinieri di Crotone lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip del Tribunale di Crotone Michele Ciociola, su richiesta del procuratore della Repubblica, Giuseppe Capoccia e del pm che ha diretto le indagini Alessandro Riello.

Il fatto di sangue, secondo quanto spiegano gli inquirenti, è scaturito a seguito di una lite in un bar per futili motivi. Dopo un anno di minuziose indagini dei militari, la svolta nel delitto.

Cataldo De Luca, secondo quanto emerso dalle indagini sull’omicidio, è stato tradito da una traccia di polvere da sparo ritrovata sul casco che indossava al momento dell’omicidio.

In particolare, spiegano gli inquirenti, l’episodio che ha condotto all’omicidio dello scorso anno, vede De Luca aggredito a bastonate da Nicodemo Aloe che avrebbe, a sua volta, vendicato l’aggressione subita dal proprio figlio il giorno precedente.

La ricostruzione operata dai Carabinieri, vede il presunto assassino poche ore prima del delitto, dapprima effettuare una serie di sopralluoghi a bordo di uno scooter risultato rubato, per poi immettersi nella via che conduce al garage dove la vittima dimorava, a seguito della separazione dalla moglie.

Qui, dopo aver richiamato la sua attenzione, mentre usciva dal garage, il presunto autore gli avrebbe sparato esplodendo almeno 8 colpi di pistola cal. 45 (presumibilmente l’intero caricatore), colpendolo mortalmente e dandosi alla fuga a bordo dello stesso scooter.

Immediatamente gli inquirenti hanno individuato il mezzo utilizzato per compiere il delitto, caratterizzato da particolari luci di colore blu, grazie all’acquisizione delle immagini di impianti privati di videosorveglianza, indirizzando le indagini nei confronti di una serie di persone che per conformazione fisica e spessore criminale, potevano aver commesso il delitto. In particolare, sin da subito i sospetti dei militari si sono indirizzati anche sul conto di De Luca, a carico del quale veniva effettuata una perquisizione presso la sua abitazione.

L’assenza del sospettato da casa, ed il fatto che i familiari non sapessero dove si trovasse, davano ulteriore conferma all’ipotesi investigativa, tant’è – spiega l’Arma crotonese in una nota – che nel corso della perquisizione, rivelatasi di fondamentale importanza, veniva trovato e sequestrato un casco da motociclista identico a quello ripreso dalla videosorveglianza ed inoltre veniva effettuata la prova dello stub sul motociclo parcheggiato nel garage.

Questo materiale veniva inviato ai Carabinieri del Ris di Messina, i quali riuscivano a ricondurlo alla scena del crimine. Così infatti si esprimono nella loro relazione tecnica: “Dall’esame dei campioni prelevati, superficie del motociclo (…) e sul casco, sui appurava la presenza di particelle che per composizione atomica, morfologia e disposizione spaziale degli elementi, possono essere classificate come caratteristiche di esplosioni di colpi di arma da fuoco, accompagnate da numerose particelle indicative. Le particelle caratteristiche rinvenute, derivano da tipologie d’innesco a base di piombo, bario, antimonio e sono compatibili con le particelle riscontrate sui bossoli sequestrati sulla scena del crimine”.

Secondo gli investigatori, la presenza sulla scena del crimine da parte De Luca, veniva confermata dall’analisi dei tabulati del suo cellulare, incrociati con i video acquisiti al momento del delitto.

La ricostruzione dei Carabinieri si conclude con De Luca che abbandona la moto utilizzata per l’omicidio in aperta campagna, luogo in cui successivamente viene data alle fiamme, mentre lui si rende irreperibile allontanandosi da Cirò Marina alla volta di Bologna.

L’esito delle indagini svolte dall’Arma viene evidenziata nella misura cautelare emessa dal Gip di Crotone, il quale, nel contestare i reati di “omicidio aggravato dalla premeditazione, porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione dello scooter utilizzato per commettere il delitto”, si esprime affermando che gli elementi raccolti a carico Cataldo De Luca “sono tali da sembrare difficilmente superabili nel prosieguo del procedimento”. Bisognerà tuttavia attendere la difesa del presunto killer in sede giudiziaria.

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