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1 Luglio 2026
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“Locale” di ‘ndrangheta di Laureana, tre arresti dopo condanna

Giovanni Sibio Alberto Chindamo Francesco Lamanna
Da sinistra Giovanni Sibio, Alberto Chindamo e Francesco Lamanna
Carlomagno
Giovanni Sibio Alberto Chindamo Francesco Lamanna
Da sinistra Giovanni Sibio, Alberto Chindamo e Francesco Lamanna

I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, con la collaborazione dei Cacciatori di Calabria hanno dato eseguito unโ€™ordinanza di misura cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Dda, nei confronti di Alberto Chindamo, di 30 anni, Giovanni Sibio, (29) e Francesco Lamanna, (32), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso ed intestazione fittizia di beni, con lโ€™aggravante di aver agito con la finalitร  di agevolare la โ€œLocaleโ€ di โ€˜ndrangheta di Laureana di Borrello – formata dalle famiglie โ€œFerrentino-Chindamoโ€ e โ€œLamariโ€ operante nel Comune di Laureana di Borrello e comuni limitrofi con ramificazioni in tutta la provincia reggina ed in altre province della Lombardia,

L’operazione โ€œLex” – Il provvedimento giunge allโ€™esito del giudizio dibattimentale celebratosi a seguito delle risultanze emerse nel corso dellโ€™operazione โ€œLexโ€ del 3 novembre 2016, condotta dai militari di Gioia Tauro sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto Giulia Pantano della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, le cui indagini avevano consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di 42 indagati in quanto ritenuti intranei, o comunque vicini, alle cosche di โ€˜ndrangheta attive nel territorio di Laureana di Borrello ed altre cittร  italiane, ossia quelle dei โ€œLamariโ€ e โ€œChindamo-Ferrentinoโ€.

L’efferatezza criminale – In particolare le attivitร  investigative avevano permesso di far luce su una serie di episodi criminosi, registrati nei territori della municipalitร  di Laureana e hinterland a partire dal mese di giugno del 2014, dai quali erano emersi chiari elementi indizianti circa lโ€™operativitร  e lโ€™efferatezza dellโ€™azione criminale di un sodalizio attivo in quellโ€™area ed in grado di esercitare un controllo di tipo mafioso sullโ€™intera comunitร .

I fermi, emessi in via dโ€™urgenza anche per lโ€™esistenza del concreto pericolo di fuga di alcuni indagati, avevano consentito di assicurare, in poco tempo, alla giustizia soggetti ritenuti avere ruoli di vertice in seno alle cosche โ€œFerrentino-Chindamoโ€ e โ€œLamariโ€, quali articolazioni autonome dellโ€™associazione per delinquere di tipo โ€˜ndranghetistico nota come โ€œLocale di Laureana di Borrelloโ€ del Mandamento Tirrenico, con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre province del Nord Italia e segnatamente Milano, Varese, Pavia e Como.

I condizionamenti nel comune di Laureana – In quella circostanza, inoltre, era stata avvalorata dalla Procura Antimafia lโ€™ipotesi investigativa per cui il Comune di Laureana di Borrello fosse stato, da anni, un ente per certi aspetti soggetto ai condizionamenti da parte cosche di โ€˜ndrangheta locali che, grazie alle compiacenze di alcuni politici, erano riuscite ad ottenere lโ€™aggiudicazione di alcuni appalti comunali, facendo leva anche sui rapporti, stretti e continuativi, riscontrati tra gli affiliati alle cosche ed alcuni esponenti della politica locale di Laureana di Borrello.

Di qui la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria che, il 16 ottobre scorso ha emesso una sentenza di condanna nei confronti degli imputati, odierni arrestati.

Le condanne – In particolare: Alberto Chindamo, condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione, quale capo, promotore ed organizzatore dellโ€™associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere e con compiti operativi nel settore delle armi e danneggiamenti, deputato a tenere i rapporti con le figure apicali delle altre articolazioni territoriali della โ€˜ndrangheta;

Giovanni Sibio, condannato ad 10 anni e 8 mesi di reclusione, quale partecipe alla cosca Chindamo โ€“ Ferrentino, con compiti operativi nel settore delle armi, essendo lโ€™armiere della cosca, e nel settore della coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti, ed a completa disposizione degli interessi della cosca, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;

Francesco Lamanna, condannato ad 11 anni di reclusione, quale partecipe alla Cosca Lamari, dopo una precedente โ€œvicinanzaโ€ allโ€™altro gruppo criminale mafioso dei Chindamo โ€“ Ferrentino, nel cui interesse era stato anche intestatario di una ditta edile (Dima Costruzioni, con sede a Voghera (Pavia), con compiti operativi anche nel settore delle armi ed addetto al controllo del territorio in veste di โ€œpicciotto di giornataโ€, delegato a riferire al capo Enzo Lamari gli spostamenti sul territorio anche dei componenti della cosca contrapposta.

Allโ€™esito degli adempimenti di rito, gli arrestati sono stati quindi tradotti presso la casa circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dellโ€™Autoritร  giudiziaria.