Si aggrava ulteriormente il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela con due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5. Secondo quanto riferito dalla leader ad interim Delcy Rodriguez, sarebbero almeno 589 i morti e 2.980 i feriti. Le autorità hanno comunicato che ci sarebbero circa 50mila dispersi. Il dato arriva da una piattaforma dove i parenti registrano chi manca all’appello. Gli sfollati sfiorano i centomila.
“Salveremo coloro che sono ancora intrappolati – ha detto Rodriguez – Lavoriamo senza sosta per questo”. Tra le vittime, ci sono “tre italo-venezuelani morti, 5 feriti e 35 dispersi”, ha fatto sapere il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, spiegando che le persone con cittadinanza italiana censite come italiani residenti in Venezuela sono circa 150.000, “quindi non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie”.
Squadre di soccorso da tutto il mondo si stanno mobilitando e si moltiplicano le promesse di aiuti esteri. Tra queste quella degli Usa, che annunciano risorse immediate per 150 milioni di dollari. Partito intanto il volo dell’Aeronautica italiano con personale sanitario e Vigili del Fuoco italiani.
Oltre 50.000 persone risultano ancora disperse dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì e giovedì. Lo riporta il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse. Il sito permette alle persone di condividere i dettagli e l’ultima posizione dei propri cari, nella speranza di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso in tutto il paese.

A La Guaira si scava a mani nude. Le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate: non hanno i macchinari necessari per smuovere le macerie e tentare di salvare le persone ancora sotto i calcinacci. Lo denunciano tanti parenti delle persone intrappolate sotto le case crollate, parlando ai cronisti che sul posto stanno raccontando sui social questo tragico momento, raccogliendo la disperazione di chi, 27 ore dopo il sisma, ora si sente abbandonato. In tanti hanno preso l’iniziativa, unendosi ai pochi vigili del fuoco e ai volontari, negli sforzi per cercare di smuovere le montagne di calcinacci anche a mani nude. Molti di loro, per tutto il giorno, hanno parlato continuamente con i loro cari intrappolati per tenerli coscienti. Però, man mano che sono passate le ore, raccontano che purtroppo le voci si sono fatte sempre più flebili, sino a sparire per sempre. “Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo”, ha raccontato in lacrime un uomo distrutto dal dolore.
Sono 3.000 gli italiani che vivono nell’area attorno all’epicentro del terremoto che ha devastato il Venezuela. Un numero che sale a 65.000 italiani se si prende in considerazione l’intera area colpita dal sisma. A riferire i dati è Maria Teresa Del Re, consigliera dell’Unità di crisi della Farnesina che seguirà la missione italiana in Venezuela in partenza da Pratica di Mare. “C’è una situazione complicata – spiega -, le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti lentamente. Sia l’unità di crisi che il consolato stanno ricevendo da ieri numerose telefonate da parte di nostri connazionali che vivono lì. Si tratta di una situazione molto fluida”. La consigliera ha confermato il decesso di una persona italo-venezuelana, ma – ha spiegato – non si esclude la possibilità che ci siano altre vittime italiane “vista l’entità del terremoto”.
Ospedali al collasso, mancanza di ambulanze, di medicine e materiale di primo soccorso con reparti di emergenza improvvisati, spesso anche per strada: è emergenza sanitaria dopo il terremoto in Venezuela, un Paese in crisi da tempo a causa di anni di deterioramento e mancanza di investimenti. “Il sistema si sta deteriorando significativamente da molti anni. Una situazione come questa lo trova nelle peggiori condizioni possibili. In generale, le condizioni sono preoccupanti”, spiega alla Cnn Marino González, specialista in politiche di sanità pubblica e membro dell’Accademia Nazionale di Medicina del Venezuela.
Ulteriori scosse di magnitudo elevata potrebbero verificarsi nei prossimi giorni in Venezuela, dopo le due di magnitudo 7.2 e 7.5 che si sono succedute nella notte tra 24 e 25 giugno. Lo dice all’Ansa Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. “Non possiamo prevedere con certezza cosa accadrà – sottolinea l’esperto – ma i nostri modelli probabilistici ci dicono che nuove scosse almeno di magnitudo 6.0 sono molto probabili”. Mentre nelle prime ore dopo il terremoto i dati disponibili presentavano un certo margine di errore, anche a causa della scarsità di stazioni di rilevamento della rete locale, adesso l’Ingv e molti altri istituti in tutto il mondo stanno ricevendo nuove informazioni che aiutano a capire meglio cosa è successo. “Stiamo acquisendo altri dati satellitari interessanti – afferma Stramondo – il quadro comincia a chiarirsi”.
In questo momento ci sono oltre 70mila famiglie venezuelane senza un tetto. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno parlando alla tv pubblica, aggiungendo che a La Guaira, lo stato più colpito dal terremoto, sono crollati 100 edifici. Le aree più danneggiate nello stato sono Caraballeda e Catia La Mar. In precedenza il ministro della Salute aveva informato che i feriti al momento sono 4.300.
Una donna è stata estratta viva dalle macerie di un edificio crollato a La Guaira dopo quasi 36 ore dalle due scosse di terremoto che hanno sconvolto il Venezuela. “Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito”, racconta in un video trasmesso dalla Bbc. Rivolgendosi alla telecamera pochi istanti dopo il suo salvataggio, e ancora su una barella, ha raccontato di essersi aggrappata allo stipite della porta “finché tutti i piani non sono crollati”.
Decretata la militarizzazione dello stato di Guaira. Nel quadro dello stato di emergenza avviato dopo il terremoto di magnitudo 7,5 che ha colpito mercoledì il nord del Venezuela e la capitale Caracas, la presidente Delcy RodrÃguez ha annunciato oggi la militarizzazione dello stato della Guaira, il più colpito dall’impatto distruttivo del sisma. La decisione, ha precisato, risponde all’esigenza di rafforzare la sicurezza pubblica e di coordinare efficacemente gli sforzi di soccorso umanitario nella zona dove si sono verificati i danni strutturali e i crolli di edifici più significativi e dove, nelle scorse ore, sono stati denunciati anche tentativi di saccheggio.
“Con il dispiegamento di personale delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (Fanb), il governo nazionale intende garantire la protezione delle aree civili colpite, prevenire disordini pubblici e agevolare la libera circolazione delle squadre di soccorso, del personale della Protezione Civile e dei vigili del fuoco impegnati nella ricerca di sopravvissuti tra le macerie”, si legge in una nota di RodrÃguez su Telegram.
