Ndrangheta, catturato il boss Giuseppe Pelle dei Gambazza [VIDEO-FOTO]

Preso nell'entroterra di Condofuri. Nel 2017, mentre era latitante, è stato colpito da un’ordinanza di custodia in carcere emessa, nell’ambito dell’inchiesta “Mandamento Ionico”,

Carlomagno Faro istituzionale
Cattura Boss Giuseppe Pelle
Giuseppe Pelle

Nel corso di una vasta operazione di polizia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, durante la notte, gli investigatori della Squadra Mobile reggina e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno catturato il boss latitante di San Luca Giuseppe Pelle, classe 1960, capo strategico e membro della “provincia” della ‘ndrangheta calabrese.

Il boss – ricercato dalla Polizia di Stato dal 2016 – aveva trovato rifugio all’interno di un’abitazione situata in una delle contrade più impervie dell’entraterra di Condofuri, pressoché irraggiungibile in quanto priva di strade percorribili ed isolata dal greto accidentato di una fiumara aspromontana che ne rende difficoltoso l’accesso.

Il blitz è scattato nel cuore della notte nelle zone impervie dell’entroterra di Condofuri. Impiegati nell’intervento cinquanta uomini della Polizia di Stato. “Assediato” l’entroterra di Condofuri per consentire agli investigatori di infiltrarsi, contemporaneamente con diverse unità operative mobili, nelle zone teatro della massiccia operazione.

Fulminea l’azione dei poliziotti che non ha lasciato alcuna possibilità di fuga al ricercato il quale si è arreso senza opporre alcuna resistenza. All’interno dell’abitazione erano presenti altri soggetti, le cui posizioni sono al vaglio degli inquirenti.

Chi è Giuseppe Pelle

Giuseppe Pelle appartiene alla potente famiglia dei Gambazza di San Luca un tempo guidata dal padre Antonio Pelle, classe 1932, elemento posto ai vertici della ‘ndrangheta fino alla sua morte, avvenuta nel 2009.

Pelle è legato anche alla potente famiglia Barbaro di Plati facente capo al boss ergastolano Francesco Barbaro, classe 1927, detto “u castanu”, per averne sposato la figlia Marianna. Il ricercato deve scontare una pena residua definitiva di 2 anni, 5 mesi e 20 giorni di reclusione per associazione mafiosa e tentata estorsione.

Nel mese di luglio 2017, mentre era latitante, è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, nell’ambito dell’inchiesta denominata “Mandamento Ionico”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, per tentata estorsione e illecita concorrenza, aggravate dal metodo mafioso e consistite nell’aver tentato di accaparrarsi i proventi derivanti dall’esecuzione di lavori pubblici in alcuni comuni della Locride tra i quali Siderno, Palizzi, Condofuri e Natile di Careri.