Saronno, indagati altri medici nell’ospedale della morte

Arresto del medico Leonardo Cazzaniga
L’arresto del medico Leonardo Cazzaniga

Proseguono le indagini dei carabinieri su possibili altri casi di morti sospette al Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno. I militari stanno valutando altre segnalazioni, circa una ventina, giunte da parenti di persone decedute in pronto soccorso negli anni scorsi.

Si tratta di persone che o manifestano timore per le cause di morte dei propri cari, o domandano chiarimenti. A oggi sarebbero circa una trentina le cartelle cliniche sequestrate dagli investigatori, coordinati dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) su cui si stanno concentrando le indagini.

Si tratta di tutti i casi trattati dal viceprimario del Pronto Soccorso Leonardo Cazzaniga prima dell’avvio della indagine condotta dalla Commissione interna, poi chiusa senza alcun provvedimento successivo. Proprio sulla base di quella indagine, oggi 12 medici sono stati iscritti nel registro degli indagati a vario titolo per omessa denuncia e favoreggiamento. Questi stessi medici dovranno essere tutti sentiti dalla Procura da lunedì prossimo.

Intanto, nell’ambito dell’inchiesta risulta indagato, per omessa denuncia, anche un maresciallo dei carabinieri, al comando della stazione di Saronno nel 2012. Lo scrive l’Ansa. Dalle carte risulta che uno dei medici dell’ospedale di Saronno (a sua volta indagato per falso ideologico) si presentò da lui per consegnargli una lettera in cui esprimeva dubbi circa l’operato dell’infermiera Laura Taroni per quanto riguarda le “cure” al marito, Massimo Guerra, poi deceduto.

Il medico, convocato dai magistrati, dapprima si è avvalso della facoltà di non rispondere, poi ha messo tutto a verbale. La lettera di cui parla, e che asserisce di aver consegnato personalmente alla caserma dei carabinieri di Saronno, non è stata trovata. Lui ha dichiarato di averne avuta copia in un computer, ma di averla persa dopo che il computer è stato formattato. Il carabiniere ha negato di averla mai ricevuta. Tuttavia risulta che il medico si presentò effettivamente in caserma a Saronno.