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1 Luglio 2026
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Fallimenti pilotati, blitz della Gdf in diverse regioni: 25 arresti e maxi-sequestro

Carlomagno
archivio

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna hanno eseguito, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna, un decreto di sequestro preventive di beni per oltre 32 milioni di euro, emesso dal Gip del locale Tribunale Andrea Salvatore Romito, nei confronti di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati fallimentari e tributari nonchรฉ al conseguente riciclaggio dei proventi illeciti, anche per il tramite di compiacenti cittadini cinesi – e 25 misure cautelari.

Complessivamente, sono 32 le persone denunciate, di cui 15 tratte in arresto, nei confronti delle quali le Fiamme Gialle bolognesi hanno eseguito anche perquisizioni delegate dallโ€™autoritร  giudiziaria procedente in diverse regioni dโ€™Italia e, precisamente, nelle province di Ancona, Arezzo, Barletta, Bologna, Brescia, Crotone, Foggia, Lucca, Milano, Monza e Brianza, Napoli, Parma, Pavia, Prato, Reggio Emilia, Roma, Torino, Trapani, Treviso, Udine, Venezia e Verona.

Gli accertamenti, a cura del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna su delega del sostituto procuratore della Dda, Roberto Ceroni, hanno permesso di ricostruire come la consorteria investigata, nota come โ€œbanda del bucoโ€ e composta da bancarottieri โ€œserialiโ€, fosse deputata alla continua acquisizione di societร  in crisi, ma dotate di apprezzabili asset, da depredare e condurre al fallimento.

Le indagini hanno consentito di appurare che lโ€™organizzazione, una volta subentrata alla guida, nel corso del 2020, di un gruppo societario dellโ€™hinterland bolognese – composto da una holding e altre tre Srl sottoposte al suo controllo – operante nei settori della dermo-cosmesi e della Grande distribuzione (con ben 32 supermercati dislocati tra Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Lombardia e Friuli Venezia Giulia), abbia effettuato vere e proprie operazioni di โ€œsciacallaggioโ€ ai danni delle menzionate societร , provocandone dolosamente il dissesto.

Tra le principali operazioni contestate, figurano la distrazione di 25 punti vendita, trasferiti, nellโ€™imminenza del fallimento, a new-co riconducibili allโ€™associazione pregiudicando, peraltro, la riscossione coattiva da parte dellโ€™Erario per 3,3 milioni di euro di tributi.

La conduzione illecita della catena di supermercati ha permesso agli indagati di lucrare sulla gestione del personale, assunto e somministrato attraverso societร  di โ€œcomodoโ€ che hanno compensato i relativi contributi previdenziali e assistenziali, nonchรฉ le ritenute sul lavoro dipendente, con crediti dโ€™imposta fittizi per oltre 2 milioni di euro.

Gli ingenti proventi illecitamente accumulati sono stati reinvestiti in nuove iniziative imprenditoriali, tra cui lโ€™acquisto di un noto prosciuttificio sito nel parmense, ovvero trasferiti – per la loro successiva โ€œripulituraโ€ – a societร  italiane ed estere compiacenti sulla base di fatture false emesse ad hoc per giustificare i flussi finanziari.

Tra queste spiccano tre โ€œcartiereโ€, formalmente siti a Milano, amministrate da soggetti cinesi irreperibili che, in meno di un anno, hanno emesso fatture false nei confronti di centinaia di imprese italiane realmente esistenti per 7 milioni di euro, nonchรฉ ricevuto bonifici sui propri conti aziendali per 11 milioni di euro.

Dagli accertamenti รจ emerso che i soggetti sinici erano inseriti in un sistema di trasferimento dei fondi illeciti, derivanti da reati fallimentari e fiscali, attraverso canali estranei ai tradizionali circuiti finanziari, cosรฌ da aggirare anche i presรฌdi anti-riciclaggio e consistente in meccanismi โ€œtriangolariโ€ di compensazione informale del denaro movimentato che ricalcano lโ€™operativitร  della cosiddetta โ€œChinese underground bankโ€.

In sostanza, le risorse finanziarie, riconducibili a operazioni commerciali fittizie, una volta accreditate venivano immediatamente trasferite in Cina, con contestuale retrocessione agli imprenditori italiani del contante di dubbia provenienza per un importo equivalente, al fine di monetizzare lโ€™evasione fiscale ovvero distrarre risorse finanziarie dalle societร .

Punto dโ€™unione tra i membri della consorteria e i citati soggetti asiatici – secondo lโ€™accusa -, sono risultati essere due coniugi (lโ€™una cinese, lโ€™altro italiano) residenti nellโ€™aretino e implicati anche in un florido โ€œgiroโ€ di prostituzione di giovani connazionali della donna.

A testimonianza dellโ€™estrema pericolositร  e pervicacia criminale del sodalizio, i militari hanno ricostruito come lo stesso, nellโ€™ultimo periodo, avesse rivolto la propria attenzione su un nuovo target, ossia una storica societร  ittica sita nel tarantino dotata di un consistente patrimonio, ma sovra-indebitata e in crisi di liquiditร , in procinto di essere โ€œsaccheggiataโ€.