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25 Maggio 2026
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‘Ndrangheta, scoperto un arsenale di armi nel reggino: tre arresti

Carlomagno

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello Scico e della componente aerea del corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti – di cui, due in carcere e uno agli arresti
domiciliari – indagati per illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, in taluni casi, aggravate dal metodo mafioso.

Il provvedimento, emesso dal giudice presso il Tribunale di Reggio Calabria, costituisce l’esito di un’indagine eseguita dal dipendente Nucleo Pef/Gico, con il coordinamento della Dda reggina, che trae origine dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura
cautelare, da cui è emersa la disponibilità, in capo ai medesimi, di numerose armi comuni da sparo e da guerra.

Raffrontando le immagini veicolate tramite la suddetta piattaforma informatica criptata con quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia Tauro e sottoposte a sequestro nel mese di
gennaio 2025 dalla locale Compagnia Carabinieri, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti.

Tali evidenze – spiega una nota – hanno trovato, altresì, un’importante conferma negli esiti degli accertamenti tecnici condotti dal R.I.S. di Messina sulle suddette armi sequestrate a inizio anno 2025 e che hanno permesso di individuare delle impronte riferibili agli odierni arrestati.

Sulla base delle risultanze investigative, nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta
l’aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare, soprattutto in termini di “rafforzamento militare”, le attività di una cosca di ‘ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico.

In tal senso, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, convergono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e altri riscontri investigativi acquisiti nell’ambito di altre operazioni di polizia che vedono tale soggetto come ben inserito nell’ambito della predetta
cosca.

L’ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest’ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del medesimo sodalizio, incrementandone
enormemente la “forza intimidatoria”.