I legami inquietanti del siriano che festeggiò in carcere la strage di Parigi

Terrorista fermato festeggiò in carcere a Rossano attacchi a ParigiEmergono legami concreti che Abo Robeih Tarif, il siriano fermato con l’accusa di terrorismo internazionale in Calabria, avesse collegamenti con fazioni jihadiste presenti in Europa. Secondo gli inquirenti della Dda di Catanzaro, l’uomo potrebbe essere l’anello di congiunzione tra i flussi migratori e lo Stato islamico.

Tarif, 23 anni – rinchiuso nel carcere di Rossano dopo essere stato arrestato nel 2014 per essere riconosciuto lo scafista di un barcone carico di migranti sbarcato a Crotone – stava per essere scarcerato dallo stesso penitenziario dove, dopo gli attentati di Parigi a novembre 2015, è balzato agli onori della cronaca internazionale per i festeggiamenti e le urla di gioia a opera di un gruppo di islamici reclusi. A esultare, come emerse, furono una cinquantina di detenuti stranieri.

Il giovane, è ritenuto affiliato a Jabhat Al Nusra, una fazione di Al Qaeda attiva in Siria e in Libano, presente con propri miliziani in alcuni stati come Venezuela, Libano, Olanda, Turchia, Danimarca e Irlanda e che usa l’Italia e la dorsale balcanica come paesi di transito attraverso i flussi migratori. Un cavallo di Troia inquietante, come scrivemmo già nel 2014, riferendoci alla minaccia Ebola. Anche la Dda di Palermo allertò del pericolo di infiltrazioni jihadiste tra i migranti. Il ministro libico di Tobruk Omar Al Gawari, a maggio 2015 confermò tutto: i terroristi sono a bordo dei barconi”.

Questa, ha detto Gratteri, “è la prova oggettiva dell’interesse del terrorismo sulla tratta degli immigrati. Non bisogna certo generalizzare e criminalizzare, ma deve fare scattare l’attenzione”. Non è un caso se alcuni dei terroristi islamici degli attacchi a Parigi facevano la spola tra Europa e Siria per poi mischiarsi tra i migranti sia sui barconi che sulla rotta balcanica.

Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri ha detto che il giovane era pronto al martirio, che tradotto significa un attentato suicida per punire i miscredenti occidentali. La missione, sventata dalla Dda calabrese, doveva avere luogo in uno stato europeo, ma non sono riusciti a sapere quale.

Secondo il magistrato, Abo Robeih Tarif è “un finto scafista che era in realtà un soggetto che faceva attività di proselitismo. Ha comprato la nave con cui sono giunti in Italia i migranti (nel 2014), quindi era una persona che aveva grandi disponibilità di denaro e ha organizzato questo viaggio di clandestini tra i quali non possiamo sapere se vi fossero o meno altri terroristi. Ma in base alle analisi effettuate dal gruppo investigativo finanziamento al terrorismo della Guardia di finanzia, si è capito che il soggetto aveva contatti con mezzo mondo”.

L’INCHIESTA – Le indagini, affidate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, si sono incentrate principalmente sulle attività tecniche in materia di Digital Forensics, consistite nell’acquisizione del contenuto di un notebook, di diversi dispositivi mobili e varie sim telefoniche, quindi nell’analisi dell’enorme mole di files estrapolati (oltre un milione), grazie all’utilizzo di sofisticate apparecchiature in uso al corpo ed alla qualificata attività svolta dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria addetti alla “Digital Forensics” e al G.I.C.O.

La disamina del materiale foto/video estratto e tradotto da un interprete in lingua araba ha evidenziato la volontà dell’indagato ad operazioni di martirio, la sua partecipazione al fronte Jabhat al Nusra, la grande disponibilità di armamenti bellici da parte dei miliziani di cui era membro insieme al fratello.

Nelle chat l’indagato riportava notizie sulle vicende di combattimento specificando di averle ricevute dai miliziani rivoluzionari, dichiarava la sua volontà di vendetta per lo stato in cui era costretta la siria (il fronte della Jabhat al Nusra combatte contro il governo di Bashar Al-Assad) e di trovarsi in una zona di guerra, verosimilmente, insieme ai ribelli nelle città di Adleb e Hama, come pure approvava l’iniziativa dei cinquanta miliziani che, per la causa, erano disposti al martirio per mietere più vittime tra i nemici nell’offensiva per l’occupazione e controllo dell’aeroporto della città di hama in siria.

In tutte le occasioni in cui c’è stato uno scambio di foto che riprendevano i miliziani in armi, lo stesso manifestava la preoccupazione che detto materiale compromettente potesse finire nelle mani del nemico (ossia il governo siriano) e ne chiedeva la cancellazione a visualizzazione avvenuta.

Inoltre, i finanzieri sono riusciti ad estrapolare immagini, che erano state cancellate, che ritraevano l’indagato in posa con una granata da mortaio, vestito della tipica tenuta nera degli jihadisti e con la bandana con su scritto “Allah è grande”, e altri diversi combattenti votati al martirio con indosso corpetti esplosivi.

L’operazione è una delle pochissime indagini in cui è stato verificato il collegamento diretto tra soggetti che pianificano il traffico di migranti e organizzazioni terroristiche islamiche.