Compensi illegittimi ai veterinari, 8 indagati, tra cui Scura e Urbani

Sequestro per oltre un milione di euro. Secondo la Procura di Catanzaro i membri della task force veterinaria hanno percepito per 9 anni indennità non dovute autorizzate dalla struttura commissariale per il piano di rientro

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

Guardia di finanza Catanzaro

Da nove anni percepivano emolumenti aggiuntivi illegittimi, decretati dalla struttura commissariale della Sanità in Calabria. Con questa ipotesi i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro i quali hanno condotto una inchiesta della Procura di Catanzaro, hanno sequestrato beni per oltre un milione di euro e indagato per abuso d’ufficio 5 dirigenti veterinari e l’ex commissario ad acta per il Piano di rientro del debito sanitario della Calabria Massimo Scura, l’ex sub commissario Andrea Urbani – attualmente alla direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute – e il coordinatore della task force veterinaria Pasquale Turno.

Secondo l’accusa, le indennità non erano dovute, in quanto, per norma di legge, l’incarico ricoperto non avrebbe dovuto comportare retribuzioni aggiuntive. L’operazione è stata denominata “Artemide”.

I finanzieri, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip, hanno eseguito un sequestro preventivo di 351 mila euro nei confronti di Fabio Arigoni, di Roccabernarda (Crotone), dirigente veterinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone; di oltre 273 mila euro a Gianluca Grandinetti (58), di Soveria Mannelli, dirigente veterinario dell’Asp di Catanzaro; di oltre 323mila euro a Maurizio Anastasio (63), di Rende (Cosenza), dirigente veterinario dell’Asp di Cosenza; di oltre 86 mila euro a Achille Straticò (58), di Bisignano (Cosenza), dipendente dell’Asp di Cosenza; e di oltre 75 mila euro a Giuseppe Loprete (73), di Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria), già dipendente dell’Asp di Reggio Calabria, ora in pensione. Si tratta di cinque dirigenti medici veterinari individuati dalla regione Calabria per far parte della “task force veterinaria”.

Dalle indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro sotto la direzione del pm Chiara Bonfadini e con il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del procuratore Nicola Gratteri, è emerso che a partire dal 2011 e fino al 2019 i componenti della task force, pur essendo stati impiegati ai sensi della legge regionale 8/2003 – che prevede la possibilità di utilizzo dei dipendenti delle Aziende sanitarie regionali senza oneri aggiuntivi – avevano indebitamente percepito tre differenti emolumenti non dovuti.

Secondo quanto emerso, i pagamenti erano stati determinati con provvedimenti assunti dal coordinatore della task force medesima e dai vertici delle strutture commissariali per la Sanità calabrese, nei cui confronti sono in corso ulteriori approfondimenti.

Tra l’altro, tali provvedimenti erano stati più volte censurati dalle strutture del ministero della salute, deputate a vigilare sulla gestione commissariale in quanto si trattava di una retribuzione forfettaria ragguagliata a 10 ore settimanali di prestazioni aggiuntive. Questa indennità, spiega in particolare una nota della Procura, secondo le strutture ministeriali era “priva di ogni fondamento giuridico”, in quanto veniva corrisposta indipendentemente dallo svolgimento effettivo delle prestazioni aggiuntive. Contestati anche i rimborsi chilometrici per le trasferte dall’Asp di appartenenza alla struttura regionale. Anche questi emolumenti non erano dovuti, perché i componenti della task force dovevano fisicamente operare proprio all’interno della cittadella regionale. Agli indagati venivano dati compensi per ore di pronta disponibilità (reperibilità), che sarebbero astrattamente previsti solo per straordinarie e urgenti esigenze di servizio. Esigenze che, in concreto, non sono state riscontrate.

L’erogazione delle indennità era proseguita senza soluzione di continuità sino a quando, alla fine dello scorso anno, il commissario ad acta in carica, in seguito a una richiesta di documentazione avanzata in sede investigativa, le aveva revocate con suoi provvedimenti.

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