Nel segno di Rita Levi ecco l’uomo dell’anno: Francesco Rubino, il prof. che ha dichiarato guerra al Diabete

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Addio Rita Levi!
Addio Rita Levi!

Per questo fine 2012 abbiamo scelto quello che per SecondoPianoNews.Com è l’uomo dell’anno nel Mondo. Nel giorno in cui scompare una grande scienziata come Rita Levi Montalcini, pare giusto tributarle l’omaggio più rispettoso ricordando chi in questi anni al costo di enormi sacrifici ha cercato di dare lustro alla ricerca scientifica nel campo della medicina, seguendo anche le orme della tenace ricercatrice. Sono tanti i talenti italiani e meridionali sparsi nel mondo che meriterebbero una citazione.

Noi scegliamo Francesco Rubino, chirurgo italiano di origini calabresi che guida una èquìpe medica in un’università newyorkese. Rubino ha scoperto una tecnica “rivoluzionaria” che probabilmente renderà migliore la vita a milioni di diabetici nel mondo. Dopo anni di studi e ricerche il ricercatore ha messo a punto nella Grande Mela un nuovo trattamento chirurgico del Diabete di tipo 2 destinato ad archiviare per sempre le terapie convenzionali come l’insulina e i farmaci tradizionali.

Un metodo d’intervento che segna una svolta storica nell’approccio ad una malattia che rende invalidante il 70 percento di chi ne soffre. Dopo numerosi esperimenti di chirurgia bariatrica, Rubino è riuscito a dimostrare valido questo trattamento – prima riservato alle sole persone obese – anche per le persone cosiddette “normali”. In sostanza, per debellare il diabete di una persona non in sovrappeso, potrebbe bastare sottoporsi ad un piccolo intervento chirurgico, così come fanno gli obesi. Dopo tanti tentativi sono giunti risultati positivi senza che i pazienti abbiano manifestato problemi di rigetto e con la “remissione” della malattia (scomparsa). Per ricordare la sua impresa, di cui hanno scritto in tutti e cinque in continenti i maggiori quotidiani del pianeta, riproponiamo una intervista uscita in parte sulla Gazzetta del Sud.

Il Prof. Francesco Rubino
Il Prof. Francesco Rubino

Cosentino di nascita e di adozione, 42 anni, il professor Rubino è un altro dei tanti talenti emigrati affermati oltreoceano. Il padre Ottavio, ex segretario in pensione della scuola media di via De Rada e la madre Annamaria Manna, insegnante di lettere, vivono a Roges di Rende, in provincia di Cosenza. Francesco si è diplomato al Liceo classico “Telesio” del capoluogo bruzio per poi trasferirsi all’Università Cattolica del Policlinico Gemelli a Roma dove ha conseguito la specializzazione in chirurgia.

Nella Capitale ha iniziato la sua lunga battaglia contro il diabete. I suoi primi studi nel 1999, prima ancora che si trasferisse per un tirocinio a Strasburgo e poi nel 2007 a New York dove tutt’ora lavora e insegna presso la prestigiosa NewYork-Presbyterian/Weill Cornell Medical Center e ne dirige il Centro di Chirurgia metabolica e del diabete. Nella Grande Mela lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

E’ umile, di buon umore, a tratti comprensibilmente raggiante. Quasi non sta nella pelle per l’emozione. Perché ieri (26 marzo 2012, ndr) sono stati annunciati alla stampa mondiale gli esiti della sua ricerca pubblicati in anteprima sul New England Journal Medicine, il piu autorevole giornale di medicina del mondo. Una ricerca condotta tra New York e Roma che l’Organizzazione mondiale di diabetologia ha messo nel novero delle future terapie chirurgiche contro il diabete estese per tutti i pazienti. Mentre parliamo ci informa che lo stanno stanno chiamando le testate più importanti del mondo, dal Washington Post al New York Times

La ricerca di Rubino conquista le Prime pagine. Qui sul New York Times
La ricerca di Rubino conquista le Prime pagine. Qui sul New York Times

all’Erald Tribune, da Nuova Delhi a Johannesburg, da Londra a Pechino, a tutta l’Europa, per spiegare la sua «rivoluzione copernicana». Dall’altro capo del filo e del mondo Rubino non nasconde l’emozione di essere protagonista di una svolta epocale. «Dico con orgoglio che c’è molta Calabria in questa ricerca».

Perché in questa lunga cavalcata il professor Rubino ha avuto accanto un’altra calabrese d’eccellenza, la dottoressa Geltrude Mingrone, originaria del Crotonese e capo della divisione diabetologica del Gemelli, partner del centro newyorkese. Insieme sono emigrati alla ricerca di nuovi confini per lanciare quella che lui definisce «una sfida alla medicina convenzionale».

La sua idea la spiega così: «Si tratta di studi randomizzati, cioè confrontati con le cure convenzionali che mostrano come la chirurgia sia di gran lunga più  efficace della terapia medica tradizionale per il diabete di tipo 2». In concreto come intervenite chirurgicamente sui pazienti?

«Con operazioni di bypass gastro-intestinali. In questo studio, la maggior parte dei pazienti diabetici  sottoposti a trattamento chirurgico hanno manifestato remissione (scomparsa) della malattia, miglioramenti nei livelli di zucchero nel sangue, diminuzione del colesterolo e dei trigliceridi. Anche se la chirurgia bariatrica è stata inizialmente concepita come un trattamento per la perdita di peso indirizzato agli obesi», appare abbastanza chiaro che il bisturi «è un ottimo approccio anche per il trattamento del diabete e malattie metaboliche nei pazienti che non sono in sovrappeso».

Questo, prosegue il ricercatore, suggerisce che la chirurgia bariatrica per il trattamento del diabete può ridurre il rischio cardiovascolare di un paziente». Quella che prima era considerata la «malattia degli anziani», dice Rubino, «oggi colpisce popolazioni di tutte le età, persone di 65, 40, 25, 15 anni». Quanto incide l’alimentazione? Francesco Rubino studying films«E’ il fattore principale. Diete equilibrate possono ridurre di tanto il rischio diabete. Pensi che solo in India ci sono 80 milioni di malati, Negli Usa 26, in Italia quasi 5 milioni».

Con ciò che costano le cure tradizionali…«Beh, direi che ci sarà un’enorme risparmio per la Sanità pubblica». Di sicuro spariranno quei fastidiosi apparecchi per l’insulina che accompagnano a vita i diabetici…«Purtroppo non sarà possibile al momento intervenire chirurgicamente su tutti i 300 milioni di diabetici nel mondo, ma stabilendo delle priorità è possibile risolvere i casi più gravi». Innamorato della sua terra e del suo lavoro, Rubino non si lascia sfuggire l’occasione di tornare almeno due volte l’anno a Cosenza durante l’estate e a Natale. «Un modo – racconta nostalgico – per abbracciare gli amici e gli affetti più cari e gustare le rape e salsiccia che cucina mia madre».