Richiesta di rinvio a giudizio dei pm a carico di Andrea Sempio, il 38enne accusato dalla Procura di Pavia di essere stato lui, e non Alberto Stasi, ad uccidere venti anni fa Chiara Poggi a Garlasco (Pavia). La richiesta di processo era attesa quanto scontata.
A chiudere il cerchio della nuova indagine, che tra colpi di scena, polemiche e un costante martellamento dei media con salotti tv andati in onda per un anno e mezzo a ciclo continuo, è stato un comunicato inviato a metĂ pomeriggio dal procuratore Fabio Napoleone nel quale il capo dei pm dava conto che era stata appena inoltrata la richiesta di processo per Sempio. Nella richiesta richiesta ci sono due aggravanti, di aver agito con crudeltĂ e odio nonchĂ© per i futili motivi. Ora spetta al Gup decidere se validare le ipotesi dell’accusa. Per l’omicidio Poggi è stato condannato con sentenza definitiva Alberto Stasi. Pena di 16 anni, di cui giĂ dieci passati in cella, e da giugno è in affidamento in prova ai servizi sociali.
La Procura non ha nemmeno cambiato la ricostruzione dell’aggressione: Sempio, allora poco piĂą che maggiorenne e spesso ospite a casa Poggi, quella mattina di piena estate, mentre l’amico Marco e i genitori erano in vacanza in Trentino, non si sa come sarebbe entrato nella villetta di via Pascoli. Dopo una “iniziale colluttazione – è scritto nel capo di imputazione – colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima” sulla fronte e poi sullo zigomo destro “facendola cadere a terra”.
Poi, “la trascinava” fino alla “porta di accesso alla cantina e, dopo che” Chiara “provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi” alla testa ed al volto, “facendole perdere i sensi”. Infine, “spingeva il corpo” della ragazza “facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina”. La sebbene la 26enne “fosse giĂ incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi” sulla parte posteriore del cranio, causandone la morte.
Un’accusa di omicidio che si basa su una ventina di elementi raccolti e riletti da inquirenti e investigatori, tra cui il Dna estrapolato dalle unghie della vittima, compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio, e l’impronta palmare di lui, secondo le consulenze degli esperti dei pm, su una parete vicina a dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Chiara. Un quadro che scagiona l’allora fidanzato e unico condannato per il delitto.
Con la riscrittura del caso, Stasi, che sta finendo di espiare 16 anni di reclusione, ora punta di nuovo su un’istanza di revisione del processo, dopo che la Corte d’Appello di Brescia ne ha rigettate due. Dovrebbe essere presentata entro metĂ novembre. La Procura Generale di Milano, invece, non ha sciolto la riserva sul punto. Mentre i Poggi, convinti che la veritĂ sia quella scritta nella sentenza passata in giudicato, anche per motivi tecnici non si costituiranno parti civili.
I legali di Andrea Sempio, ha spiegato Cataliotti, sono “assolutamente pronti a fronteggiare queste imputazioni a partire dalle questioni processuali per passare attraverso le richieste di prova e infine il merito”. La richiesta di rinvio a giudizio, ha aggiunto, “non ci sorprende nĂ© dal punto di vista della tempistica, nĂ© dal punto di vista della qualificazione giuridico-penale dei fatti”, giĂ contenuta nell’atto di conclusione indagini. Ora la parola passerĂ al gup e ci sarĂ subito uno scoglio da superare: la richiesta della difesa di sospensione del procedimento e, nel caso, la proposta di una questione di legittimitĂ costituzionale alla Consulta, in quanto, per i difensori, tutto deve rimanere fermo in attesa che venga definito il giudizio di revisione su Alberto Stasi.
