I risultati delle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 configurano una situazione di stallo politico, con il blocco del Primo Ministro Benjamin Netanyahu in vantaggio ma privo della maggioranza assoluta alla Knesset. Si è trattato delle prime elezioni dal 7 ottobre 2023, registrando un’affluenza record del 77,7%, la più alta dal 1999.
Di seguito il resoconto basato sui dati ufficiali dello spoglio diffusi dalla Commissione elettorale centrale:
Lo scenario dei seggi e i blocchi politici
Con lo scrutinio giunto ormai alle battute finali (oltre il 97% delle schede), l’assegnazione provvisoria dei 120 seggi della Knesset delinea la seguente spaccatura:
Blocco pro-Netanyahu (Destra): Accreditato di 53-54 seggi. Il Likud si conferma come primo partito del Paese, recuperando terreno rispetto agli exit poll iniziali.
Blocco dell’opposizione (Centro-Sinistra): Guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, si attesta a 48 seggi.
Partiti arabi israeliani: Protagonisti di una storica avanzata, le liste Raam (islamisti moderati) e la Lista Unificata (sinistra) ottengono insieme 18-19 seggi, posizionandosi come potenziali aghi della bilancia.
Le reazioni dei leader
Secondo quanto riportato dalle testate giornalistiche internazionali e nazionali:
Benjamin Netanyahu (Likud) ha espresso soddisfazione per il primato del proprio partito e ha auspicato la nascita di un «governo nazionale di destra», escludendo categoricamente qualsiasi coalizione formale con le forze arabe.
Gadi Eisenkot ha dichiarato che l’elettorato ha chiaramente espresso una forte volontà di cambiamento, invitando l’attuale premier a fare un passo indietro.
Yair Golan (leader dei Democratici) ha rincarato la dose affermando che il voto ha rappresentato un esplicito “licenziamento” per l’esecutivo in carica.
Mansour Abbas (leader di Raam) ha definito il risultato una “grave sconfitta” per il campo di Netanyahu, offrendo cooperazione a Eisenkot (il quale, tuttavia, si è sempre mostrato scettico rispetto a tale scenario).
Prospettive e scenari di governo
Nessuno dei due schieramenti principali dispone al momento dei 61 seggi necessari per governare in autonomia. Per superare l’impasse, secondo le indiscrezioni di RaiNews e dei media israeliani, il Presidente Isaac Herzog intende convocare i leader delle principali coalizioni per esplorare la fattibilità di un governo di unità nazionale ed evitare una nuova paralisi istituzionale.
Israele, quattro arresti per presunta corruzione elettorale. Ira di Herzog
Il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, il giudice Noam Sohlberg, ha chiesto al capo dello Shin Bet di indagare sulle accuse di interferenze straniere nelle elezioni per il sospetto di corruzione elettorale da parte del Qatar dopo che il capo dell’intelligence interna David Zini ha presentato informazioni definite “eccezionalmente gravi”.
Lo riporta Channel 12 riferendo che “il sospetto attualmente esaminato riguarda il trasferimento di ingenti somme di denaro da parte di soggetti arabi, allo scopo di aumentare l’affluenza alle urne nella comunità araba attraverso mezzi illegali”.
La Commissione elettorale ha dichiarato che le informazioni riguardanti la vicenda di sospetta corruzione elettorale sono “solide”. Nel frattempo, sono stati arrestati diversi sospettati nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento di denaro in cambio di voti a favore del partito Ra’am, dopo i tre arresti avvenuti il 27 ottobre. Le informazioni ricevute non si limitano ai materiali presentati dal Likud, ma comprendono anche ulteriori elementi individuati dallo Shin Bet.
Ieri il Likud ha pubblicato una grave accusa contro i cittadini arabi di Israele, sostenendo che “le elezioni sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e la distruzione dello Stato ebraico, attraverso gravi reati penali quali corruzione, minacce, violenza, frodi elettorali e utilizzo di software vietati per incentivare gli elettori”. Nelle ultime 24 ore, il Likud ha trasmesso alla Commissione elettorale centrale del materiale che, secondo il partito, comprenderebbe registrazioni dirette di persone appartenenti alla comunità araba che avrebbero ammesso di aver corrotto elettori mediante buoni carburante e denaro contante.
A seguito delle accuse mosse dal Likud, la commissione ha avviato verifiche. Nel frattempo, alcune fonti di polizia e della commissione elettorale citate da media israeliani tra cui Times of Israel hanno respinto le accuse di brogli elettorali.
Intanto la polizia riferisce su X che quattro uomini sono stati arrestati nel sud di Israele con l’accusa di presunta corruzione elettorale. Attualmente sono in corso gli interrogatori presso l’Unità nazionale anticorruzione della Lahav 433. Altre tre persone erano stata arrestate con la medesima accusa la mattina delle elezioni, il 27 ottobre, sempre nel sud del Paese. I media riferiscono che il partito arabo Ra’am ha identificato gli uomini arrestati come attivisti della fazione e ha respinto le accuse.
Il presidente della Commissione elettorale centrale di Israele Noam Sohlberg ha chiesto allo Shin Bet che i risultati dell’indagine sul sospetto di corruzione elettorale da parte del Qatar vengano presentati entro una settimana, a causa dei tempi previsti per lo spoglio dei voti.
Lo Shin Bet, il servizio di intelligence interna israeliano, ha parlato per la prima volta – con una nota ufficiale – dello scandalo e ha riferito che le informazioni alla base dell’inchiesta “derivano da un’attività di raccolta dati svolta dall’agenzia, e non provengono da alcun partito politico o entità appartenente ad alcuno schieramento politico”.
L’agenzia ha spiegato che l’indagine è ancora in corso e che “si tratta di un’inchiesta mirata e circoscritta, che non ha l’obiettivo di incolpare o accusare un intero settore che si è recato alle urne democraticamente e legalmente”.
“Questo è un momento delicato. L’integrità delle nostre elezioni costituisce un valore democratico supremo. Le prove e le accuse devono essere oggetto di un’indagine approfondita; i responsabili dovranno essere arrestati e chiamati a risponderne, nel pieno rispetto della legge”. Lo ha detto il Capo dello Stato Isaac Herzog durante un intervento pubblico, riferendo di avere parlato con il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, e con il capo dello Shin Bet, David Zini. “Sto seguendo da vicino gli sviluppi delle indagini in merito alle accuse emerse questa mattina”. “Anche in un momento delicato come questo, non dobbiamo infangare un’intera comunità che ha cercato di esercitare il proprio diritto di voto e di prendere parte attiva alla democrazia”.
Scrutinio completato, al blocco di Netanyahu 53 seggi, a Eisenkot 48
In Israele lo scrutinio è stato completato al 100%, il blocco di Netanyahu mantiene 53 seggi, quello del Cambiamento di Eisenkot 48 seggi. I partiti arabi hanno 19 seggi. Il Likud si rafforza di un seggio e ora ne ha 27. Yashar di Eisenkot 21, Bennett-Lapid 12, Lista Araba Unita 11, Democratici 8, Ra’am 8, Israel Beiteinu 7, Ben Gvir 7, Giudaismo Unito della Torah 7, Shas 6, Sionismo Religioso di Smotrich 6. La Commissione elettorale specifica che i risultati ufficiali saranno annunciati mercoledì 4 novembre e che entro quella data verrà effettuato un ulteriore controllo sull’integrità delle elezioni.
