Vannacci lascia la Lega e fonda ‘Futuro Nazionale’: “Il vero sovranismo è la mia strada”

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L’eurodeputato della Lega, Roberto Vannacci, di cui è vicesegretario ha lasciato il movimento di Salvini per fondare un nuovo partito: “Futuro Nazionale”. A ufficializzare la notizia, le cui indiscrezioni circolavano da giorni, lo stesso generale sui social.

La rottura era già nell’aria da tempo, da quando Vannacci ha constatato nella linea del Carroccio un cambiamento radicale che non combacia più con il “sovranismo” e il “patriottismo”, concetti sigillati nel suo libro-manifesto “Il Mondo al contrario”, best seller che gli ha dato successo e popolarità trovando sponda della Lega che lo ha cooptato, che a sua volta, per risalire la china delle basse percentuali elettorali, lo ha presentato alle ultime europee dove Vannacci ha preso mezzo milione di voti, il più votato in assoluto, portando un quarto del bottino di voti a Salvini: il 2,5% sull’8 percento circa nella tornata 2024.

Inseguo un sogno, e vado lontano.
“Futuro nazionale. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia”, scrive sui suoi social Roberto Vannacci pubblicando il simbolo di Futuro nazionale.

“Farla tornare – prosegue – un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per il mio Paese stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro Nazionale è una realtà”.

Salvini deluso e amareggiato

Il leader leghista Matteo Salvini accoglie la notizia con delusione: “Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato. La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito”, scrive in un lungo post sui social.

“Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa”, prosegue il vicepremier.

“Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura”, ha concluso l’ex “capitano” che dal 34% preso alle penultime europee, il Carroccio è tornato al 6 percento.

Presto sapremo se l’operazione Vannacci, ex generale della Nato, sia quella di contenere a destra l’elettorato leghista in fuga verso FdI e Forza Italia o nell’astensionismo, ovvero un “gatekeeper” capace di rinchiudere questo esercito in un “recinto” sicuro in cui il leader in divisa sa esprimere concetti sovranisti e posizioni sensibili alle orecchie di milioni di italiani che non si sentono più rappresentati dal Carroccio e dallo stesso Salvini, definito da molti suoi ex fan un “traditore” delle politiche annunciate nel 2018, quando prese oltre il 17% (e alle europee 2019 il 34%) e insieme al M5s di Di Maio formò il cosiddetto governo gialloverde.

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