Banchiere indagato dalla Dda di Firenze in una inchiesta sul boss Messina Denaro

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Reati finanziari. E’ questa l’accusa per la quale è stato indagato il vicepresidente di un noto istituto di credito P.F., destinatario di una delle tante perquisizioni disposte ieri dalla Dda di Firenze nell’ambito delle indagini che hanno portato agli accertamenti condotti dal Ros su eventuali infiltrazioni mafiose nel settore della finanza.

Insieme al potente finanziere italiano, entra nel mirino della Dda fiorentina, anche il un manager trapanese, A.B, sospettato di complicità con il superboss latitante Matteo Messina Denaro.

Il Reparto operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri è impegnato in un’operazione che riguarda una presunta rete di fiancheggiatori che potrebbero anche avere collegamenti con la latitanza del boss di Castelvetrano.

Le perquisizioni sono state disposte dalla Dda di Firenze, e riguardano anche imprenditori e manager, una decina delle quali nell’area pisana e della Versilia.

Al vaglio soprattutto alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale.

P.F. è stato perquisito in Lombardia. Secondo l’accusa della Dda di Firenze, il banchiere sarebbe accusato di reati finanziari, con l’aggravante dell’art.7 per aver agevolato clan mafiosi, avendo sostenuto, insieme ad altri indagati, le attività del costruttore B.A, originario di Trapani ma da tempo operativo in Toscana, a Firenze, Pisa e Lucca.

L’uomo, impegnato in affari immobiliari, avrebbe maturato un’esposizione finanziaria di circa 65 milioni di euro, coinvolgendo anche una piccola banca di credito cooperativo, che da qualche tempo Bankitalia ha commissariato per importanti criticità gestionali.

Il manager, per risolvere il “buco”, si sarebbe rivolto all’istituto per sostenere il debito ed avrebbe trovato nel principale indagato ed altri manager chi gli avrebbe favorito altri finanziamenti nonostante la forte esposizione.

In tutto sono una decina le persone indagate nell’inchiesta; una ventina le perquisizioni effettuate. Tra gli indagati ci sarebbe anche un manager, braccio destro dell’indagato principale. Perquisizioni anche a Trapani, Roma, Firenze, Palermo per sequestrare documentazioni bancarie.

Tra le valutazioni dei pm della Dda di Firenze quella di accusare alcuni indagati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita. Nell’inchiesta non è contestato l’articolo 416 bis ma, solo per alcuni indagati, l’art.7. Tuttavia, per gli investigatori del Ros l’imprenditore viene ritenuto aver collegamenti, per via indiretta, col boss Matteo Messina Denaro, latitante da decenni.

Insieme a P.F. e a B.A, sono oggetto di indagini anche gli imprenditori F.T., G.S., l’assistente di P.F., R.M. e i due manager di Unicredit M.F. e A.C.. A questi si aggiungono altre due persone già comparse nel fascicolo “madre”, e V.P, per reati commessi a Pisa.

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