Amministrative nel Regno Unito, pesante sconfitta dei laburisti di Starmer

Boom della destra di Reform Uk di Nigel Farage, nelle elezioni locali britanniche. Il Labour vede dimezzati i consiglieri che aveva e risulta superato come primo partito da Reform. Dopo la disfatta chieste le dimissioni del primo ministro inglese

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Nigel Farage, leader di Reform Uk

Pesantissima batosta per il Partito laburista del premier Keir Starmer e boom della destra trumpiana di Reform Uk di Nigel Farage, nelle elezioni locali britanniche, secondo i primi dati parziali dello spoglio di un terzo dei 136 consigli locali in lizza in Inghilterra. Il Labour vede dimezzati i consiglieri che aveva e risulta superato come primo partito da Reform.

Male anche i Conservatori, mentre guadagnano seggi – seppure più marginalmente rispetto a Farage – sia i centristi Liberaldemocratici, sia i Verdi del cosiddetto “ecopopulista” Zack Polanski (sinistra radicale). I risultati su Scozia e Galles sono attesi più tardi.

Il punto

Al momento Reform Uk ha in Inghilterra – dove partiva da quota zero, non essendo stato ancora fondato all’epoca delle precedenti amministrative del 2021 – circa 100 seggi in più del Labour fra quelli in palio nei diversi consigli scrutinati. Il partito di Starmer è invece testa a testa per numero di consiglieri eletti ieri con i Liberaldemocratici di Ed Davey (che cresce di qualche decina di seggi contro le centinaia guadagnate dal partito di Farage) e con i Tories di Kemi Badenoch: i quali ultimi perdono circa un terzo dei consiglieri che avevano nel 2021, ma possono consolarsi per non essere stati del tutto cannibalizzati a destra da Reform Uk e soprattutto per aver vinto in una delle amministrazioni simbolicamente più importanti in lizza a Londra, il municipio circoscrizionale di Westminster, dove ha sede la cittadella del potere britannico, sottraendone il controllo ai laburisti.

Gli alleati di Starmer insistono intanto nelle prime ore di scrutinio a difendere la leadership del premier, aggrappandosi alla differenza fra voto locale e quadro politico nazionale. Ma John McDonnell, dissidente della sinistra interna del Labour, definisce “inevitabile” – con questi risultati – una messa “in discussione” del ruolo del premier al vertice del partito (e quindi del governo), sebbene senza azzardare scadenze. Mentre stando a indiscrezioni del Times anche un ministro di spicco dell’attuale compagine, il titolare dell’Energia, Ed Miliband, avrebbe già sollecitato privatamente sir Keir (a dispetto delle smentite di una portavoce) a valutare la possibilità di fissare un calendario per dimettersi da qui a qualche mese al massimo.

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