Per ben quattro anni Nicole Minetti non l’ha controllata nessuno. Dall’unificazione delle sue condanne del 2022 alla grazia dello scorso febbraio scorso, Minetti ha potuto fare quello che voleva e viaggiare liberamente, non dovendo ancora scontare il servizio sociale che comporta il ritiro del passaporto. E c’è chi già nel 2020 a Maldonado, quando si decideva sull’adozione del minore gravemente malato che le è valso la grazie si oppose dicendo: “Con quei precedenti non meritava l’affido”.
Era il dirigente della divisione adozioni dell’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay (Inau): stranamente, è stato trasferito sei giorni dopo la rivelazione della grazia da parte del Fatto con l’accusa di aver gestito male gli affidi per anni.
Che nessuno sorvegliasse Nicole Minetti dopo la condanna definitiva del 2022 che cumula quella per favoreggiamento della prostituzione del 2019 e per peculato lo si capisce anche dalle parole del presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano Marcello Bortolato. Raggiunto dal Fatto, fa chiarezza su un tema che sembra laterale o tecnico-procedurale ma invece non lo è affatto, specie se di mezzo c’è un atto di clemenza che viene concesso nel 2026 sul presupposto che il condannato nel frattempo “ha cambiato vita”. “Con quei precedenti non poteva avere l’affido del bambino”. In Uruguay la prostituzione non è reato viene ripetuto ma lo “sfruttamento e favoreggiamento” sì. Ed è per questo reato che l’ex consigliere azzurra ha rimediato la prima condanna nel 2019 […] Leggi l’articolo completo sul Fatto Quotidiano
La storia di Nicole Minetti tra dubbi e misteri sull’adozione
La concessione della grazia presidenziale a Nicole Minetti in Italia, lungi dal chiudere un capitolo giuridico, ha aperto un complesso intreccio internazionale che ora coinvolge direttamente l’Uruguay. Quella che era iniziata come una grazia concessa per motivi umanitari – la cura di un bambino malato – ha dato il via a un’inchiesta che sta esaminando sia il processo di adozione del minore sia la veridicità delle argomentazioni presentate per ottenere la grazia statale.
Minetti, ex personaggio televisivo e consigliera regionale in Lombardia, era stata condannata a quasi quattro anni di carcere per il suo ruolo negli scandali legati all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , in particolare per favoreggiamento della prostituzione nel cosiddetto “caso Ruby” e per appropriazione indebita (la Rimborsopoli nel consiglio regionale lombardo, ndr). La sua grazia , firmata nel febbraio 2026 e annunciata pubblicamente l’11 aprile dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata motivata dalla necessità di prendersi cura di un minore gravemente malato a lei affidato.
Tuttavia, un’inchiesta giornalistica del quotidiano Il Fatto Quotidiano ha messo in discussione tale presupposto. Secondo l’inchiesta, il bambino in questione – adottato in Uruguay con il suo compagno, l’imprenditore milionario Giuseppe Cipriani – non sarebbe stata abbandonata alla nascita, come affermato nella richiesta di grazia, ma avrebbe avuto genitori biologici identificati. Questo punto è cruciale: se si dimostrasse che le argomentazioni presentate erano false, la grazia potrebbe essere stata concessa sulla base di informazioni fuorvianti. Infatti dopo le prime inchieste del Fatto, il Quirinale ha scritto al ministero della Giustizia parlando di “supposte falsità” nel fascicolo di grazia.
Il caso assume una dimensione particolarmente delicata in Uruguay, dove la coppia risiede. Secondo i documenti presentati al tribunale da Maldonado, – ricostruisce La Nacion – il bambino è entrato nel sistema dell’Istituto uruguaiano per l’infanzia e l’adolescenza (INAU) nel 2018 come ultima risorsa, a causa della situazione di vulnerabilità della madre biologica María de los Ángeles González Colinet – 29enne con problemi di dipendenza e senza fissa dimora – e della detenzione del padre.
I tribunali uruguaiani avevano inizialmente ordinato la promozione di un rapporto tra madre e figlio, in linea con il principio di riunificazione familiare. Tuttavia, Minetti e Cipriani hanno successivamente avviato una procedura di adozione che includeva una causa legale per la revoca della potestà genitoriale dei genitori biologici. Precedentemente agli italiani, era interessata una coppia di Pan de Azucar però, dopo un periodo che hanno frequentato il bambino, è giunto il rifiuto da parte dell’Inau perché sussistevano dei precedenti che ha portato l’istituto a concedere l’affido alla Minetti, con una condanna già rimediata nel 2019 che evidentemente nessuno ha saputo in Uruguay, né all’Inau… Leggi
Secondo nuovi documenti resi pubblici in Italia, il procedimento ha seguito un percorso formale che ne sottolinea la complessità: l’adozione è stata certificata da un tribunale di Maldonado nel febbraio 2023 e successivamente riconosciuta in Italia dal Tribunale dei Minori di Venezia il 19 luglio 2024. In tale provvedimento italiano, è stata accolta la premessa che il minore fosse stato “abbandonato dalla nascita” e che vi fosse una “separazione definitiva” dai genitori biologici, ai quali era stata revocata la potestà genitoriale.
Questa discrepanza tra le dichiarazioni rese in Italia e i documenti uruguaiani è uno dei punti centrali dell’inchiesta. Nel frattempo, i resoconti giornalistici di Montevideo citano fonti vicine all’Inau (Istituto nazionale per l’infanzia e l’adolescenza) che descrivono l’adozione come “altamente irregolare”, evidenziando anche possibili legami tra la coppia e l’istituto, tra cui donazioni e attività con minori a Maldonado.
In particolare, un interrogativo sfuggito a molti osservatori è: ma il bambino era già malato in orfanotrofio? E se era già malato perché la coppia italiana ha insistito per adottarlo visto che in Istituto ci sono molti orfani? Questo è un punto misterioso che le autorità uruguaiane e italiane devono approfondire, dal momento che i “gravi problemi di salute” del bimbo sono state alla base della grazia a Minetti da parte di Mattarella.
Un altro elemento che solleva dubbi è che, secondo l’indagine, il minore sarebbe stato trasferito negli Stati Uniti nel 2021 per una procedura medica senza avere la necessaria autorizzazione legale a lasciare il Paese.
Una rete di eventi inquietanti
Il caso si complica ulteriormente a causa di una serie di episodi paralleli che rafforzano i sospetti e accrescono l’impatto sull’opinione pubblica.
Da un lato, la madre biologica del bambino , María de los Ángeles González Colinet, è scomparsa da febbraio. Il Ministero dell’Interno uruguaiano ha emesso un mandato di ricerca a livello nazionale il 14 aprile, pochi giorni dopo che lo scandalo era scoppiato sulla stampa italiana.
D’altro canto, l’avvocata che rappresentava la famiglia biologica, Mercedes Nieto, è morta nel giugno 2024 insieme al marito, Mario Cabrera (anch’egli avvocato), in un incendio nella loro casa a Garzón (Maldonado). Sebbene un’indagine iniziale avesse attribuito la morte a un incidente domestico, una perizia privata ha rilevato segni di violenza sui corpi rinvenuti carbonizzati. Una terza indagine ufficiale ha nuovamente propeso per la causa accidentale, ma la Procura Omicidi di Maldonado, guidata da Sebastián Robles, ha deciso di mantenere aperto il caso come possibile duplice omicidio. In tutte le indagini sta operando anche l’Interpol.
Nel frattempo, la magistratura italiana sta cercando di stabilire se esista un nesso tra questi eventi e la procedura di adozione, in un contesto in cui si sta anche indagando se la madre biologica avesse avviato delle pratiche per riottenere la custodia del minore prima di scomparire.
L’Uruguay sotto esame
Al di là delle responsabilità individuali, il caso solleva questioni fondamentali per l’Uruguay. La richiesta di cooperazione internazionale implica un esame dettagliato dei meccanismi di adozione e della tracciabilità dei fascicoli in un Paese che storicamente ha difeso la solidità del proprio Stato di diritto.
La possibilità che un’adozione possa essere stata utilizzata, in un secondo momento, come strumento per ottenere vantaggi legali in un altro Paese sta suscitando preoccupazione e dibattito pubblico. Ciò è dovuto in particolare al rischio di alimentare la percezione che persone con un notevole potere economico o influenza possano eludere i controlli istituzionali .
“Non è possibile che i ricchi e famosi possano fare quello che vogliono qui, infrangendo tutte le regole”, ha protestato un giovane che lavorava nella mensa dell’aeroporto di Montevideo. Nel frattempo, un anziano signore di origini italiane ha reagito immediatamente e con rabbia: “Questa è una storia terribile e dobbiamo fare chiarezza. Non siamo una repubblica delle banane; siamo un Paese serio”.
Impatto politico e giudiziario
In Italia, la controversia si è rapidamente trasformata in una questione politica. Il presidente Mattarella ha chiesto chiarimenti urgenti al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel sospetto che la grazia potesse essere stata concessa sulla base di false informazioni. L’opposizione, guidata dal Partito Democratico, ne ha chiesto le dimissioni.
La Procura di Milano ha avviato un’inchiesta per accertare se nella richiesta di grazia siano state contenute le “supposte falsità” espresse dalla presidenza della Repubblica dopo il polverone mediatico. L’obiettivo è stabilire se la vicenda del minore sia stata utilizzata come argomento centrale per giustificare la grazia presidenziale, sulla base di una situazione che non rispecchiava pienamente la realtà.
La premier Giorgia Meloni ha difeso l’operato del suo governo e ha appoggiato Nordio, assicurando che la procedura seguita non differiva da quella impiegata in altri casi di grazia.
Minetti, dal canto suo, ha negato tutte le accuse. Tramite i suoi avvocati, ha affermato che la procedura di adozione si è svolta “nel pieno rispetto della legge” e ha denunciato la diffusione di false informazioni che, a suo dire, violano la privacy del minore.
