Il presidente francese Emmanuel Macron ha nominato come primo ministro il conservatore e fedelissimo, Sebastien Lecornu al posto di François Bayrou, sfiduciato in parlamento per il piano di bilancio.
Trentanove anni, ex Républicains passato nella squadra di Macron fin dall’inizio dell’avventura all’Eliseo, settimo premier nei due mandati del presidente, dovrà dunque misurarsi con il rebus di rendere governabile un Paese in cui manca una maggioranza chiara, un compito nel quale ha fallito il predecessore Bayrou.
Dovrà provare – spiega l’Ansa – a sopravvivere di fronte a un’Assemblée Nationale estremamente frammentata e surriscaldata dagli ultimi scontri. Le prime reazioni alla nomina di Lecornu danno un’idea del clima che attende il giovane premier: “L’ultima cartuccia del macronismo”, grida furiosa Marine Le Pen, “una triste commedia” risponde all’estremo opposto Jean-Luc Mélenchon.
I socialisti parlano di “provocazione”, anche se all’Eliseo puntano proprio sul PS per allargare una coalizione che, stando alle prime reazioni, potrebbe contare invece sulla piena adesione dei Républicains. Olivier Faure, segretario socialista che aveva preteso un “governo di sinistra”, non ha risposto alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se il suo partito potrebbe negoziare con una personalità uscita dalla coalizione macroniana. Lecornu dovrà , se vuole arrivare a formare il suo governo, creare intese, tessere la tela di accordi, contando su una “non sfiducia” dei socialisti, di certo indispensabile per far passare una difficile finanziaria.
L’incertezza politica rischia di pesare sui mercati finanziari e, soprattutto, sulla decisione dell’agenzia Fitch, attesa per venerdì, che potrebbe tagliare il rating della Francia. E questo dopo che, oggi, i titoli decennali della Francia erano dati alla pari di quelli italiani. Quali gli strumenti in mano a Lecornu per riuscire in una “missione impossibile” nel suo ruolo di “negoziatore”, anticipato dal leader del partito macroniano, Gabriel Attal? Macron – secondo gli osservatori – deve necessariamente avergliene garantiti. E il primo di questi sarebbe l’autorizzazione a fare finalmente vere aperture, se non concessioni, ai socialisti. E la prima richiesta di Faure era la “tassa Zucman”, la tassa sui patrimoni dei super ricchi. Per una volta, Macron che si proclamava “maestro del tempo” e che ha sempre preso tempo prima di scegliere i suoi uomini-chiave, ha deciso in poche ore. Evitando di tergiversare o, come chiedevano dalla gauche, di ricevere i capi dei partiti della sinistra prima di decidere. Ha contato, nella sua premura, anche l’esigenza di “non avere un potere vacante” alla vigilia del movimento “Bloquons tout”, che si prefigge di bloccare la Francia.
