L’aeroporto di Pisa fa “tendenza” da qualche tempo a questa parte. Solo la scorsa settimana un novello James Bond aprIi il portellone dell’aereo in pista di decollo ed è balzato sull’ala. Oggi è grazie ad alcuni dipendenti della Sat, la societa’ che gestisce lo scalo toscano, che non si è compiuta una tragedia. Hanno fermato appena in tempo il decollo di un aereo che stava perdendo carburante.
Durante il rullaggio i due dipendenti si sono accorti che un velivolo della compagnia romena Carpatair stava perdendo del carburante dal motore e così hanno allertato subito la torre di controllo e fermato l’aereo. Grande apprensione a bordo dove si sentita un forte odore di carburante.
I passeggeri, che intanto hanno voluto abbracciare e ringraziare i due “salvatori” sono poi scesi a terra e dopo circa due ore fatti imbarcati su un altro aereo. Pare che l’equipaggio non si fosse accorto della perdita consistente di carburante dopo il consueto “pieno” di combustibile che si fa prima di ogni decollo.
Solo il caso (e la fortuna) ha voluto che i due dipendenti sventassero una tragedia di più gravi proporzioni. Secondo quanto si apprende, uno dei dipendenti che si è accorto della perdita si chiama Antonio Gentilini (foto), appartenente alla Cisl, che sarebbe stato in passato vittima di “comportamenti antisindacali” da parte della società che gestisce lo scalo toscano. Queste sono le voci che circolano. Al momento non c’è la reazione della Sat.
Empereur presiede la Commissione antimafia valdostana
La Valle D’Aosta è la regione più piccola del Belpaese. E’ una regione abbastanza ricca. Elemento che le viene anche dall’essere a Statuto speciale. Poche centinaia di migliaia di abitanti che vivono con uno dei Pil procapite più alti d’Europa. Una regione per così dire attenzionata dalle ‘ndrine, che secondo quanto accertato in questi ultimi mesi, si è estesa anche a Nord Ovest.
”Non si può affermare – dice Diego Empereur (Uv), presidente della Commissione speciale per l’esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle – che in Valle d’Aosta ci sia una presenza strutturata di organizzazioni criminali, ma è emersa l’influenza di grandi famiglie della ‘ndrangheta che si è manifestata nel corso degli anni con episodi di riciclaggio di denaro, di traffico di stupefacenti e di estorsioni.
Non bisogna, quindi, far calare l’attenzione su questo fenomeno, ma neppure lanciare allarmi esagerati”, afferma Empereur commentando la conclusione dei lavori della Commissione.
Più preoccupanti le dichiarazioni del Commissario di Alpe, Alberto Bertin, che esprime: ”rammarico e disappunto per il mancato inserimento del nostro documento nella relazione conclusiva ai lavori della Commissione speciale”.
La Commissione ha infatti concluso i Lavori con una relazione sottoscritta dalle forze di maggioranza (Uv, Sa, Fa e Pdl) e dal Pd. ”Avremmo voluto – dice Bertin la sua astensione sulla relazione – che il nostro documento fosse formalmente inserito nella documentazione che sarà trasmessa al Consiglio regionale. Riteniamo che la Commissione avrebbe dovuto tenere in considerazione tutte le diverse sensibilità al complesso e delicato fenomeno delle infiltrazioni mafiose”.
In sostanza la Commissione speciale, come precisa Empereur, propone nella relazione che sarà dibattuta in aula nel mese di gennaio, di attivare un tavolo permanente regionale di confronto, istituito presso la Presidenza della Regione, ”che raccolga tutti i soggetti che, a diverso titolo, si occupano di contrasto alla criminalita’ organizzata, in modo tale da creare una rete a supporto del lavoro degli organismi preposti alla tutela dell’ordine pubblico, integrando le diverse informazioni per fare emergere possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali nel tessuto economico locale e nella società valdostana”.
INTERNAZIONALE. Il senatore Enrico Musso con in mano Le Monde
Un senatore ligure, Enrico Musso, ex Udc, ex Pdl, e ora nel gruppo misto, ha denunciato presunte ingerenza del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti su un servizio ritenuto “sgradito” e realizzato dalla giornalista Nerina Gatti, avvenente biondona calabrese di origine.
I FATTI Scopelliti avrebbe fatto delle pressioni sui dirigenti della Rai per non far andare in onda una trasmissione di inchiesta che riguardava lui e la sua amministrazione, ma le pressioni sarebbero state respinte dall’azienda di Viale Mazzini. L’episodio è stato reso noto dal senatore Musso, che è anche presidente del Comitato scuola e legalità della Commissione parlamentare antimafia.
”La giornalista Nerina Gatti ci ha detto che nell’imminenza della trasmissione di un suo servizio per la Rai che coinvolgeva Scopelliti – ha spiegato Musso parlando al Senato durante un convegno organizzato da ‘Ossigeno’ sulle minacce ai giornalisti – il governatore avrebbe fatto pressioni per non farla andare in onda.
La giornalista ci ha anche riferito, e questo va detto ad onore della Rai, che i suoi superiori hanno respinto queste pressioni. Abbiamo segnalato questo episodio alla Commissione di Vigilanza sulla Rai”.
TOD’s in frequentazioni di borgo. Nerina Gatti con Diego della Valle. (Dagospia)
LA REPLICA Non si è fatta attendere la replica del Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, che ha respinto con fermezza questa accusa ma affonda parlando di persecuzione da parte della giornalista della Rai. “Spiace – dice Scopelliti – che il senatore Musso abbia creduto alle parole della giornalista Nerina Gatti.
E infatti, a riprova del fatto che la Gatti sia mossa da ragioni di astio nei miei confronti, giova ricordare come quest’ultima sia stata da me citata dinnanzi a un organo di mediazione civile, lo scorso mese di febbraio, a causa del contenuto di alcune sue condotte diffamatorie tenute a mio danno.
Condotte, queste per le quali in tale sede ho avanzato una richiesta risarcitoria che sarà proseguita, a cagione della reiterata e ingiustificata assenza della citata giornalista, dinnanzi al Giudice civile. Infine, queste ulteriori dichiarazioni attribuibili alla Gatti saranno utilizzate dal mio legale nella futura causa risarcitoria al fine di dimostrare il reiterato intento persecutorio della giornalista nei miei confronti”.
Avevano trasfomato le piste da sci di Cervinia in una grande pista di droga che aveva tra i frequentatori anche minorenni. Per questo, nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri di Chatillon/Saint-Vincent per contrastare il fenomeno dello spaccio sulle piste da sci di Cervinia, cinque persone sono state denunciate per spaccio di sostanze stupefacenti, tra cui un minorenne, e 72 i segnalati (5 minori) come assuntori.
I Carabinieri dell’Arma erano da tempo appostati sulle piste per le diverse segnalazioni, seguivano ogni movimento fino a studiare nei minimi dettagli l’operazione di oggi. Il bilancio dell’attività che dura da circa due mesi e mezzo è stato tracciato oggi in una conferenza stampa.
I sequestri compiuti hanno riguardato 51 spinelli, 40 gr di hashish e 50 gr di marijuana. Il fenomeno dello spaccio sulle piste da sci è diventato sempre più frequente. Posti turistici esclusivi con avventori giovani e facoltosi che possono spendere molti quattrini senza farsi problemi. Verosimilmente gli spacciatori si appostavano tra gli alberi a tre mila metri di quota e li aspettava i clienti, piuttosto che nei pressi dei rifugi, ma c’è chi racconta che lo scambio si consuma anche in corsa.
Fabian Thylmann, detto Nathan, (foto) proprietario di tutti i siti erotici più cliccati, da Youporn a PornHub, è stato arrestato lunedì all’aeroporto di Bruxelles nell’ambito di una inchiesta per sospetta evasione fiscale. Già martedì agenti della polizia tributaria di Coblenza avevano perquisito gli uffici di una società di Amburgo che fa capo al colosso di Thylmann, la Manwin Germany GmbH.
Nell’ambito della stessa indagine era stata perquisita anche l’abitazione del 34enne in Belgio. Gli inquirenti di Colonia starebbero indagando l’inventore di Youporn e PornHub per sospetta evasione fiscale.
Nathan, da programmatore di software capisce ben presto che con i filmati hard gratuiti può arricchirsi e fare la bella vita. Ha messo in piedi una catena di siti web porno (Youporn, Brazzers, Pornhub, Twisty’s e MyDirtyHobby) con la stessa facilità con cui McDonalds fa spuntare locali nel globo. “La procura di Colonia aveva fatto scattare un mandato di cattura per Fabian Thylmann – scrive il Corriere della Sera – fermato adesso dagli agenti belgi all’aeroporto di Bruxelles”. Adesso il re del porno è sospettato di evasione fiscale. “Al momento, il signor Thylmann si trova in Belgio in attesa di estradizione”, ha comunicato un portavoce della procura tedesca al Die Welt.
Martedì scorso la polizia tributaria aveva già perquisito gli uffici della Manwin Germany GmbH, una società di Amburgo che fa capo al colosso di Thylmann. Nell’ambito della stessa indagine era stata perquisita anche l’abitazione belga del più grande impresario dell’hard sul pianeta. Nella holding Manwin Holding Sarl, che ha sede in Lussemburgo, rientrano oltre 35 società che operano nell’industria del porno.
Thylmann ha firmato anche un contratto di partenariato con Playboy per la gestione dei video sex-on-demand”.
Come racconta Cetto, Nathan, “voleva comunquemente dare “Chiuu Pilu per tutti” gratis, forse senza pagare i diritti di molti spezzoni di film hard, reato che se accertato si somma alla presunta evasione fiscale”.
Tutto questo mentre ieri a Roma è morto un altro re della pornografia italiana: Riccardo Schicchi, che aveva contribuito a lanciare Moana e Cicciolina.
Santanché, Sallusti, Berlusconi con la fiamma in carica Francesca Pascale a S.Siro per Milan-Juve
“Berlusconi è il contrario della stabilita ed il suo ritorno può essere una minaccia per l’Italia e per l’Europa che hanno bisogno di stabilità”. L’accusa diretta è del presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in un’intervista all’Ansa alla vigilia della consegna del Premio Nobel per la pace all’Unione europea a Oslo. In Italia, Berlusconi sorpreso in pizzeria con la sua ultima fiamma in carica Francesca Pascale, commenta:
“E’ assurdo e inaccettabile che il presidente del Parlamento europeo (quello a cui aveva dato del Kapo’ anni fa) possa esprimere giudizi così sulla politica italiana. Quest’ultimo è anche male informato, perché se in Italia c’é una persona più europeista di Silvio Berlusconi me la facciano trovare”. Non ha accennato a quella dichiarazione di qualche mese fa contro l’Euro.
Affermazioni che aveva toccato le corde di milioni di italiani, ma poi ha ceduto alle critiche e ha smentito. Ancora non si conoscono programmi e ambizioni dell’anziano leader del Pdl (ex-post?) Forza Italia 2.0, ma è certo che con la sua ridiscesa nell’agone politico ha mandato all’aria non solo il governo Monti, ma anche le ambizioni di chi puntava alle primarie per concorrere alla premiership del Pdl.
Alfano dopo il discorso alla Camera, in cui ha detto che “per noi l’esperienza del governo Monti è finita” torna sui suoi passi. Nessuno nel partito fondato sul predellino ha avuto il coraggio di rammentare a Berlusconi che la base aveva raccolto oltre 100 mila firme solo per la candidatura di Angelino. Che le Primarie andavano fatte non per la “parvenza”, ma per la serietà che dovrebbe manifestare un grande partito, era evidente. Il Pd le ha fatte mostrando grande maturità.
Nel Pdl sembra invece avere ragione Fini quando dice che Berlusconi si sente il “padrone del Pdl”. La Meloni e Crosetto dicono ci siano rimasti male. Ancora non si conoscono le loro mosse, ma non è escluso che si rimettano in linea col capo. Bisogna capire gli ex An Gasparri, La Russa e Matteoli cosa faranno. Il silenzio che è calato nel Pdl dopo il nuovo annuncio del quasi 80enne presidente Berlusconi ha messo in estremo imbarazzo (quasi) tutta la base, eccetto le donne e quanti sperano in una ricandidatura “blindata” (si fa per dire. C’è da dimenticarsi i colleggi blindati, con queste percentuali).
Tutti gli uscenti, per farla breve, che da qualche mese hanno maturato il vitalizio. Una cosa è certa da ciò che emerge in questi giorni: La legge elettorale non la riformano più, quindi tutti di nuovo nominati col porcellum. Da Alemanno silenzio in queste ore, sebbene la sua posizione sia chiara e netta nel dibattito interno: rinnovamento.
Nemmeno una parola del sindaco di Roma che aspira a fare il bis nella Capitale, mentre molti si aspettavano si candidasse alla leadership nazionale con buone possibilità di successo, dal momento che Alemanno incarna, insieme alla Meloni, l’anima sociale che manca nel Pdl. Bis molto difficile perché a Roma il Pdl nei sondaggi è sparito senza Berlusconi, figurarsi con il ritorno del Cavaliere, che nel paese, da quello che si scorge per strada e sulla rete, è alquanto detestato, soprattutto nell’elettorato di centrodestra.
E non sarà la “Rete Attiva x Roma” a portargli fortuna. “Un errore”, da quanto sussurrano nei corridoi della sala Giulio Cesare, che potrà costargli la poltrona di sindaco e il futuro politico. Intanto, alla Regione ha avanzato la sua candidatura Francesco Storace, leader del “La Destra”, già presidente della Regione ed ex ministro alla Salute di uno dei governi Berlusconi. L’ex portavoce di Fini si è appellato al Pdl per una futura alleanza. I candidati che ambiscono alla poltrona di governatore sono tanti.
Scalpita l’Udc che con la Polverini erano alleati e non è detto che negli assetti nazionali potrebbe capitargli la presidenza della giunta alla regione. Ciocchetti potrebbe puntare a essere il candidato. Se è invece Storace, il candidato del centrodestra dovrà vedersela con Zingaretti, presidente della Provincia che si è era candidato a sindaco di Roma ed era già in campagna elettorale. Poi venne Fiorito e crollò tutto. Da buon maestro, lui cambiò destinazione: “Senza chiedere, come se il partito fosse il suo”, si lamenta più di uno nel Pd.
Il mondo del mondo hard piange Riccardo Schicchi, il re delle luci rosse che ha scoperto diverse promesse del mondo dello spettacolo pornografico. Schicchi è morto stasera all’ospedale “Fate Bene Fratelli” di Roma. Il fotografo, regista, e talent scout italiano attivo nel mondo della pornografia e dello spettacolo, era nato nel 1952, ed era malato di diabete.
Nato il 12 marzo 1952, Schicchi iniziò come fotografo, facendo anche reportage di guerra, ma l’incontro con Ilona Staller, alias Cicciolina, diede una svolta e si affermò col tempo nel mondo della pornografia. Attratto dal mondo della sessualità, assieme alla disinibita modella ungherese dopo alcune esperienze radiofoniche (il primo film risale al 1979) fondò “Diva Futura”, agenzia per modelle e modelli dedicata al mondo dell’erotismo.
Entrò anche in politica, nel Partito Radicale di Marco Pannella, lo stesso nelle cui fila, alle politiche del 1987, Ilona Staller fu eletta parlamentare. Poi nel 1990 fondò il “Partito dell’Amore”, un esperimento quasi parodia dei partiti politici tradizionali, ma non arrivo’ al quorum per la Camera. Risale al 1986, invece, la sua scoperta piu’ “venerata”: Moana Pozzi, diretta in numerosi film.
Sposato a lungo con Eva Henger, che nonostante la separazione gli è stata vicina fino all’ultimo, aveva due figli. A causa della sua attività, ha avuto a carico anche dei procedimenti giudiziari: nel 2006 venne condannato in primo grado a 6 anni con l’accusa di associazione per delinquere, violazione della legge sull’immigrazione e sfruttamento della prostituzione. Fu coinvolto anche nello scandalo Vallettopoli: arrestato, venne poi scarcerato. Ancora non sono certi data e luogo dei funerali, di certo parteciperanno molti amici della Roma bene e dello spettacolo che lo hanno accompagnato nel suo strepitoso quanto silenzioso successo. Addio Riccardo! [.G]
NAPOLITANO, VEDREMO MERCATI, TRA 8 GIORNI LE MIE VALUTAZIONI
MONTI A MESSA A MILANO. ALFANO, STIMA RESTA, NOI RESPONSABILI ‘Parlero’ solo tra 8 giorni e li’ faro’ le mie valutazioni’, lo ha annunciato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai cronisti che, dopo il concerto di Natale, gli chiedevano se fosse preoccupato dalla crisi di governo. ‘Vedremo cosa faranno’ i mercati, ha aggiunto. Per Mario Monti domenica a Milano, dove e’ andato con la moglie Elsa a messa. All’indomani dell’annuncio delle dimissioni del premier, il segretario del Pdl Angelino Alfano assicura che ‘la stima per Monti rimane’ e garantisce l’approvazione della legge di stabilita’ e decreto Ilva. ‘Non c’e’ tempo da perdere, si approvi la legge di stabilita’ in fretta e poi si vada al voto’, dice dal Pd Dario Franceschini.
EGITTO: CACCIA MILITARI F16 SORVOLANO IL CAIRO A BASSA QUOTA
OGGI NUOVI CORTEI DEI MOVIMENTI RIVOLUZIONARI CONTRO MORSI Lo spazio aereo egiziano e’ stato chiuso questa mattina per 150 minuti per manovre di addestramento dell’aeronautica. Caccia militari F16 hanno sorvolato Il Cairo a bassa quota: e’ la prima volta che avviene in pieno giorno. Ieri le forze armate hanno avvertito che non potranno tollerare che il paese venga portato verso il baratro. Il Fronte salvezza nazionale, coalizione dell’opposizione, decide oggi la sua posizione dopo la mossa del presidente Morsi che la notte scorsa ha annullato il decreto che aumentava i suoi poteri e che aveva scatenato manifestazioni e scontri. Intanto i movimenti rivoluzionari hanno indetto in giornata cinque nuovi cortei sul palazzo presidenziale.
STORACE, DISPONIBILE A CANDIDARMI A PRESIDENZA REGIONE LAZIO
APPELLO AL CENTRODESTRA: ‘DA DOMANI SOSTENETEMI E VINCEREMO’ ‘Oggi e’ il giorno in cui mettiamo in campo la disponibilita’ per la candidatura’ alla presidenza della Regione Lazio. Lo ha annunciato il leader de La Destra Francesco Storace alla convention del suo partito a Roma. ‘Al centrodestra dico: da domani sostenetemi’, e’ l’appello di Storace. ‘Se avete uno piu’ bravo di noi, bene. Altrimenti venite con noi, salite su questo convoglio e andiamo a vincere’.
MALTEMPO: FORTE NEVICATA SULL’ETNA, 24 BOY SCOUT ISOLATI
TRAGHETTO PERDE RIMORCHI IN MARE A LARGO PORTO PALERMO Ondata di gelo su tutta l’Italia: il 13 dicembre si annuncia come il giorno piu’ freddo. Un gruppo di 24 boy scout e’ rimasto isolato sull’Etna, dove e’ in corso una copiosa nevicata e ci sono 40-50 centimetri di coltre bianca. Una decina di Tir e semi rimorchi che erano imbarcati su un traghetto Grimaldi, sono finiti in mare a causa di mare grosso e forte vento a circa sette miglia dal porto di Palermo. Un anziano che non aveva fatto ritorno a casa ieri sera e’ stato trovato morto stamani a Reggello, nel Valdarno fiorentino. L’uomo, 85 anni, è stato trovato in una zona di campagna, non lontano da un ruscello.
NATALE: PAPA,IN SOCIETA’ CONSUMI RISCHIO FESTA SOLO ESTERIORE
PRESEPE CHOC A CARRARA, GESU’ BAMBINO E’ UNO SCHELETRO ‘Nella società dei consumi’ il Natale rischia di ‘essere vissuto come una festa solo esteriore’. Lo denuncia il Papa all’Angelus, invitando, sull’esempio di Giovanni Battista, a ‘vivere in maniera essenziale’. Presepe choc in piazza Duomo a Carrara, con un Gesu’ bambino scheletrico e al posto di Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello dei bidoni di metallo. L’allestimento, con foto di scene di guerra e di fame, e’ ispirato alla vicenda di Olga Komut, l’ucraina di 31 anni al settimo mese gravidanza, trovata morta di stenti nel febbraio scorso nella tenda dove abitava.
MO: NETANYAHU, IERI A GAZA VISTA VERA FACCIA NOSTRI NEMICI
SIRIA: FORZE SPECIALI ISRAELE A CACCIA DI ARMI CHIMICHE ‘Ieri siamo di nuovo venuti in contatto con la vera faccia dei nostri nemici’. Cose’ il premier israeliano Benyamin Netanyahu commenta le parole del leader di Hamas Khaled Meshaal durante un comizio a Gaza. ‘Non hanno alcuna intenzione di raggiungere un compromesso con noi, vogliono distruggere lo Stato’, sottolinea. Forze speciali israeliane che agiscono come ricognitori in Siria hanno il compito di individuare le armi chimiche e biologiche di cui Bashar al Assad dispone e di seguirne i movimenti. Lo riferiscono fonti israeliane al Sunday Times.
MANDELA: ZUMA, L’HO VISTO, STA BENE DOPO NOTTE DI RIPOSO
SUDAFRICA IN APPRENSIONE, PREGHIERA COLLETTIVA A SOWETO Nelson Mandela ‘sta bene dopo una notte di riposo’: lo ha affermato il portavoce di Jacob Zuma, dopo la visita in ospedale del presidente sudafricano al premio Nobel. Lo riferisce la Bbc. Mandela, 94 anni, e’ stato ricoverato ieri per dei controlli. Tutto il Paese segue con attenzione gli sviluppi. A Soweto e’ stata organizzata una preghiera collettiva.
WILLIAM, NAUSEE MATTUTINE KATE DURANO TUTTO IL GIORNO
SUICIDIO INFERMIERA, SCOTLAND YARD SENTE POLIZIA AUSTRALIANA ‘Non dovrebbero chiamarle nausee mattutine, perche’ vanno avanti tutto il giorno e tutta la notte’. Sono le prime parole in pubblico del principe William dall’annuncio, lunedi’ scorso, della gravidanza della moglie Kate, per la quale sono stati cancellati tutti gli impegni pubblici. Scotland Yard ha contattato la polizia australiana in riferimento alla finta telefonata della regina, in seguito alla quale l’infermiera che ha risposto alla chiamata potrebbe essersi tolta la vita.
Gelo al nord, fiocchi bianchi anche a Messina, bufere di neve sull’Appennino abruzzese: il maltempo continua a imperversare sull’Italia anche se il freddo polare concederà una tregua nelle giornate di domani e martedì, quando però sono attesi venti forti e mareggiate al sud e venti di Fohn su alpi e prealpi lombarde. Ma già mercoledì, avvertono gli esperti, l’aria gelida proveniente dalla Scandinavia farà di nuovo scendere le temperature ampiamente sotto lo zero e giovedì si raggiungerà l’apice, con ampie gelate non solo al centro-nord. Una nuova perturbazione atlantica raggiungerà poi venerdì e nel week end il nostro paese, portando nuove nevicate anche in pianura tra Piemonte e Lombardia.
Intanto, a causa del mare mosso e del vento che soffiava a 40 nodi, 12 tir e rimorchi che erano imbarcati sul traghetto ‘Euro cargo Cagliari’ della compagnia di navigazione Grimaldi sono finiti in mare mentre la nave, proveniente da Livorno, era a due miglia a nord est di capo Zafferano, ad una ventina di chilometri dal porto di Palermo in attesa di un miglioramento delle condizioni meteo. I tir sono stati individuati dagli uomini della Capitanerie di Porto, che hanno aperto un’inchiesta per accertare eventuali violazioni alle norme di sicurezza, ad una profondità di circa 500 metri: due erano carichi di frutta, uno vuoto e gli altri 9 trasportavano pacchi. “Li abbiamo individuati – dicono dalle Capitanerie di Palermo – ma per ora le condizioni meteo non sono buone. Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile recuperare qualcosa”.
E dopo aver aver colpito il centro-nord tra ieri e l’altro ieri, la neve nel corso della notte e nelle prime ore della mattina ha fatto la sua comparsa sulle regioni centro meridionali. Ad Ascoli sono caduti tra i 15 e i 20 centimetri mentre Ancona è stata solo imbiancata. Freddo e neve anche in Abruzzo, con una vera e propria bufera di neve e vento su Campo Imperatore dove è caduto mezzo metro di neve e si sono raggiunti i -15, in Puglia e in Calabria, con la colonnina di mercurio che ha raggiunto i -7 in Sila. Fiocchi persino a Messina, che questa mattina si è svegliata imbiancata per la gioia dei più piccoli, e sull’Etna, dove un gruppo di 24 boy scout è rimasto isolato a Piano Vetore, sorpreso da una fitta nevicata. Immediatamente soccorsi dagli uomini del soccorso alpino e della guardia di Finanza, i ragazzini sono stati portati in salvo a Nicolosi con un mezzo cingolato. Le condizioni meteo, con mare mosso e forti raffiche di vento, hanno creato problemi anche nei collegamenti con le isole Eolie. Aliscafi e traghetti sono infatti rimasti bloccati nei porti con la situazione che si fa sempre più critica nelle isole minori dove negli ultimi dieci giorni ci sono state soltanto poche corse di linea.
E anche oggi si contano le vittime: si tratta di un anziano di 85 anni che ieri non era rientrato a casa, a Reggello, ed è stato trovato morto questa mattina in una zona di campagna non lontano da un ruscello. una donna di 78 anni, vittima di un incidente stradale causato dal ghiaccio sulla strada provinciale che collega Gavoi a Ovodda, in provincia di Nuoro, e un medico di 59 anni che si è schiantato con la sua auto sulla A3 all’altezza di Bagnara mentre sulla zona imperversava un’intensa grandinata.(ANSA).
Si credeva forse un novello James Bond o Bruce Willis, alcuni attori e personaggi di Hollywood più gettonati per gli action movie. Dopo la fila regolare in uno dei gate per i voli nazionali dell’aeroporto di Pisa, un uomo di mezza età è salito a bordo e quando l’aereo stava per rullare sulla pista, ha aperto il portellone finendo sull’ala del velivolo e poi balzando violentemente sulla pista.
Altezza tre, quattro metri. Protagonista di questa incredibile storia degna di un film d’azione americano, il sig. Antonio (nome di fantasia) salito come passeggero sul volo Pisa-Trapani, in partenza oggi dall’aeroporto Galileo Galilei della città toscana. Secondo quanto ricostruito, improvvisamente l’uomo si è diretto verso il portellone, lo ha aperto ed è finito all’esterno.
Ci si immagina tutto l’imbarazzo della compagnia che con questa notizia dovrà spiegare come sia possibile aprire un portellone di una aereo in partenza. E con quanta facilità. E se fosse stato successo ad alta quota?
Il personale dell’aeroporto, che aveva notato la scena è subito accorso e ha preso in consegna l’uomo, anche per vedere se aveva riportato delle ferite nella caduta. Il passeggero in questione comunque non avrebbe riportato lesioni. L’aereo è poi ripartito regolarmente alla volta di Trapani, con circa 90 minuti di ritardo. I passeggeri a bordo stanno lamentandosi con la compagnia per il troppo “lassismo” e chiedono il rimborso del biglietto. (blog)
Per curare i pazienti basterà lo smartphone. Quando si dice la tecnologia.
I tecnocrati Ue vorrebbero annullare la manodopera umana ricorrendo sempre più frequentemente alla tecnologia e alla intelligenza arficiale. Funziona nel mondo produttivo a scapito di milioni di posti di lavoro umanoidi. Ma fino a quando? Può la macchina sostituire l’uomo?
Adesso anche nella salute si pensa ai robot autogestiti attraverso lo smartphone. Pensate che bellezza. A questo punto, a che serviranno i medici? Saranno abolite le facoltà di medicina? L’Europa, sempre lei, quella “virtuale” e intangibile – osannata dai tremila che vi bivaccano dentro ma odiata dai 500 milioni di europei, ha deciso di mettere il paziente ai comandi della propria salute: Bruxelles ha infatti annunciato un piano d’azione per far cadere le barriere al pieno utilizzo delle soluzioni digitali nei sistemi sanitari europei.
L’obiettivo: “migliorare le prestazioni sanitarie a beneficio dei pazienti, offrire a questi ultimi un maggiore controllo delle proprie cure mediche e ridurre i costi”. Così, mentre la telemedicina già milioni di europei la usano scaricando applicazioni per smartphone per tenere d’occhio il loro stato di salute, la Commissione ritiene che spetti ora al servizio sanitario “sfruttare appieno il potenziale offerto dalla svolta digitale per migliorare i propri servizi e realizzare risparmi di efficienza”.
L’iniziativa messa in campo oggi dalla vicepresidente della Commissione per l’agenda digitale, Neelie Kroes, e dal commissario alla salute Tonio Borg, punta a dare un ritmo più serrato all’assistenza sanitaria online. Tra le proposte del piano d’azione, c’é quella di “conferire al paziente un ruolo centrale, con iniziative di gestione personale della salute, e promuovendo la ricerca sulla medicina personalizzata”. Ma anche quella di offrire “una consulenza giuridica gratuita per l’avvio di imprese nel settore della sanità elettronica”
d sinistra l'ex sindaco di Rende Umberto Bernaudo e l'ex assessore dello stesso comune Pietro Paolo Ruffolo
Sono tornati in libertà gli ex consiglieri provinciali di Cosenza Umberto Bernaudo e Pietro Ruffolo, arrestati nel novembre scorso e posti ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro Terminator 4. Il Tribunale della libertà di Catanzaro ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari, Livio Sabatini. Bernaudo e Ruffolo, accusati di corruzione e corruzione elettorale, sono coinvolti nell’inchiesta della Dda nella loro qualità di ex sindaco di Rende ed ex assessore comunale. I giudici del tribunale della libertà hanno accolto il ricorso dei difensori di Bernaudo e Ruffolo ed hanno disposto l’immediata scarcerazione. [quote style=”boxed”]L’accesso antimafia, recita la legge, può essere disposto anche a scopo “preventivo”. [/quote] L’accusa aveva sostenuto che i due esponenti politici avrebbero ricevuto l’appoggio elettorale da parte di Michele Di Puppo, ritenuto esponente delle cosche della ‘ndrangheta del Cosentino, in occasione delle elezioni provinciali del 2009. Secondo la Dda di Catanzaro, inoltre, i dipendenti della societa’ “Rende Servizi” erano utilizzati come bacino di voti in favore di Bernaudo e Ruffolo. Nei prossimi giorni il Tdl depositerà le motivazioni opposte all’accusa. All’indomani dell’arresto di Bernaudo e Ruffolo, in un grigio pomeriggio di novembre, un’incursione del Ros e dei “Cacciatori” dell’Arma mise fine alla latitanza di Ettore Lanzino con una spettacolare operazione in un complesso residenziale di via Adige a Rende. In compagnia di Lanzino, in una mansarda fu trovato Umberto Di Puppo fratello di Michele (entrambi presunti gregari della cosca capeggiata da “Ettaruzzo”), arrestato nell’operazione Terminator del dicembre dello scorso anno dove i due esponenti politici furono ufficialmente avvisati di indagini a loro carico. Spettacolare operazione, straordinaria coincidenza. La stessa registrata a Reggio Calabria. [quote style=”boxed”]Strane coincidenze. Tra arresti eccellenti, scioglimenti e richieste tali, ecco le catture a orologeria dei latitanti, a Reggio come a Rende.[/quote] Dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, il giorno dopo è stato catturato il presunto boss Condello. Dopo l’operazione che ha portato ai domiciliari Ruffolo e Bernaudo e una nuova notifica in carcere per Michele Di Puppo, il giorno dopo è stato catturato Lanzino. Calmate le acque, dopo due settimane circa il prefetto di Cosenza Raffaele Cannizzaro ha nominato la Commissione d’accesso Antimafia nel comune di Rende, come aveva chiesto già a maggio 2012 la parlamentare Angela Napoli e anche per via delle “barricate” fatte dal Pdl su incipit del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti che si era visto sciogliere il comune di Reggio Calabria per contiguità mafiose. L’accesso antimafia, recita la legge, può essere disposto anche a scopo “preventivo”. Sebbene non vi sia “l’aggravante mafiosa”, depennata dal Gip, l’esponente di governo ha assunto comunque una decisione per “accertare eventuali infiltrazioni mafiose” nel comune attraverso la partecipata comunale che, da quanto si apprende, [quote style=”boxed”]Finora nessuna reazione del capogruppo regionale del PD, Sandro Principe, mentore politico di Ruffolo e Bernaudo e deus ex machina di tutte le elezioni comunali di Rende[/quote] avrebbe potuto avere “un ruolo significativo” per le amministrative 2011 – alla stregua delle provinciali del 2009 – nell’elezione di importanti esponenti politici rendesi. Politici di calibro poi effettivamente eletti. La competizione è stata stravinta dal centrosinistra che guida oggi, con Vittorio Cavalcanti, l’amministrazione comunale di Rende. Finora nessuna reazione del capogruppo regionale del PD, Sandro Principe – estraneo a tutte le notizie di reato ipotizzate e contestate – a tutti gli effetti il mentore politico di Ruffolo e Bernaudo nonche’ deus ex machina di tutte le elezioni comunali di Rende da molte legislature a questa parte (prima le determinava con forte “im(b)egno” il padre Cecchino). Principe alle scorse elezioni comunali di Rende è risultato il primo degli eletti a suon di preferenze anche col contributo determinante di Pietro Ruffolo (suo fedelissimo) e dello stesso Bernaudo, che “l’avrebbe sostenuto” nonostante Principe non avesse più voluto sentir parlare di lui. Virgolette su “l’avrebbe “sostenuto” perché sull’appoggio di Bernaudo a Principe c’è più di qualche dubbio, dopo le sue vicissitudini amministrative (i dissidenti, gli screzi col supremo e le rogne amministrative…) soprattutto dopo la sua non ricandidatura. Appena Principe ha notato che Bernaudo cominciava a tirare la testa fuori dal sacco, lo ha escluso, esautorato, mandato a casa. E così scelse Cavalcanti per la guida del comune mentre lui, Sandro, decise questa volta di fare il consigliere comunale per controllare da vicino l’amministrazione della sua città ed evitare gli “errori”del passato. Una guerra di “successioni” senza esclusioni di colpi dove chi “succede” passa chinando il capo e chi comanda resta gonfiando il petto. Sempre e da oltre 60 anni, tra pupari e pupazzi. L’imbarazzo quando indossava la striscia tricolore Bernaudo lo palesava. E Cavalcanti?, l’avvocato si sente davvero libero. Prima di prendere una decisione rispetta il principio dell’autonomia che gli assegna la legge, oppure alza la cornetta per informare prima qualcuno? La dignità è una cosa importante anche in politica. Tornando a Principe, molta è stata l’amarezza per queste scelte operate tra i fedelissimi del “Rais”, come lo definiscono i suoi detrattori. Se così fosse ci sarebbe da ricorrere ai sillogismi per scoprire tante cose…E l’equazione non è difficile. La ipotizziamo in sintesi anche sulla scorta delle voci che circolano in ambienti politici dell’area urbana, ribadendo che Principe non è stato mai indagato. Se, secondo l’accusa della Dda, Bernaudo e Ruffolo utilizzarono nel 2009 la “Rende Servizi” come bacino di voti (ogni dipendente conterebbe in media quattro cinque voti), nonché la presunta “corruzione elettorale” col presunto clan Lanzino-Ruà (alcuni dei quali lavoravano per la partecipata), nel 2011 Ruffolo avrebbe potuto teoricamente utilizzare la “Rende Servizi” e il presunto clan Lanzino-Ruà (gregari presunti, Di Puppo) per favorire il”botto elettorale” di Sandro Principe? Questa è la domanda a cui non c’è finora risposta. Un interrogativo su cui dovrebbero concentrarsi i commissari nominati dal prefetto Cannizzaro. Cioè la “Rende Servizi”, è stata utilizzata per fare eleggere Sandro Principe nel 2011 al comune di Rende alla stregua di Ruffolo e Bernaudo nel 2009? Se la risposta è affermativa e accertata dalla Commissione, [quote style=”boxed”] La “Rende Servizi”, è stata utilizzata per fare eleggere Sandro Principe nel 2011 al comune di Rende alla stregua di Ruffolo e Bernaudo nel 2009?[/quote] ci troveremmo di fronte ad un caso più o meno simile a quella di Reggio Calabria, perché la Rende Servizi continua a erogare servizi al comune e perché nel consiglio comunale in carica siede Sandro Principe. Fermo restando che la Commissione dovrebbe accertare eventuali commistioni anche alla Provincia [quote style=”boxed”]Principe ha il nipote Cesare Loizzo tra gli assessori della giunta Cavalcanti. Evidentemente l’ha nominato per le sue grosse capacità politiche[/quote] di Cosenza guidata da Mario Oliverio, dove i due esponenti politici sarebbero stati eletti coi voti “contaminati” e per la cui vicenda sono finiti in manette. Oggi il Capogruppo del PD alla Regione è anche Capogruppo del medesimo partito nel comune di Rende. Il Sindaco Cavalcanti, – scelto non da primarie ma da Principe al posto di Bernaudo – ha nominato assessore in giunta il nipote di Sandro. Si chiama Cesare Loizzo, “giovane promettent
e”, dicono nelle frazioni di Rende. Pare che l’attuale sindaco lo abbia nominato in autonomia non perché sia nipote del supremo capo politico ma per via della sua lunga esperienza e delle sue note e acclarate qualità politiche.
Con lo scioglimento del comune di Reggio Calabria, e ancora prima quello di Corigliano, per stare in Calabria, il governo si sarebbe accorto di errori di valutazione. Per questo “è” corso ai ripari accogliendo un emendento del Pd.
A presentarlo è stato l’ex superprefetto di Reggio Calabria e oggi parlamentare del partito di Bersani, Luigi De Sena. Appena approvato ecco la dura reazione del parlamentare del Pdl Michele Traversa che critica il governo Monti di aver messo una “pezza” sugli errori commessi in passato e anche De Sena che dal canto dell’ex sindaco di Catanzaro “non è il salvatore della Patria”.
“L’emendamento De Sena – spiega Michele Traversa – che consente ai comuni commissariati o sciolti per infiltrazione mafiosa di accedere al fondo di rotazione per il riequilibrio finanziario, istituito dalla legge sugli enti locali approvata in via definitiva oggi alla Camera, rappresenta semplicemente una pezza che il Governo utilizza per cercare di rimediare agli enormi danni gia’ procurati.
Il Ministero dell’Interno – aggiunge – probabilmente si e’ reso conto che il provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria, maturato sulla base di una relazione piena di errori ed imprecisioni, avrebbe condannato la citta’ al dissesto. Eppure, il Ministro Cancellieri aveva piu’ volte ribadito che Reggio Calabria sarebbe stata supportata, al fine di evitarne il collasso.
Il Governo, pero’, nonostante sollecitato, non ha dato seguito alle parole e in prima lettura alla Camera non ha tenuto conto della situazione di Reggio”. ”Solo in un secondo momento – conclude Traversa – ha deciso di accogliere l’emendamento del Senatore del Pd, che ci soddisfa solo parzialmente e, proprio per questo motivo, attendiamo un segnale realmente concreto dal Governo Nazionale per Reggio Calabria. Ecco perche’ dipingere il Senatore De Sena come salvatore della patria ci sembra alquanto eccessivo”.
Una minaccia ogni trentaquattro ore: ogni 34 ore un incendio, una lettera minatoria, una scritta sul muro, un proiettile inviato a casa, email e messaggi da brivido su facebook. Nel 2011 in Italia sono stati 270 gli atti di intimidazione ai danni di amministratori locali e personale della pubblica amministrazione, il 27% in piu’ dell’anno precedente. Amministratori spesso giovani, che si sono visti recapitare a casa animali morti, che hanno visto bruciare la loro auto o la casa di un parente. O hanno subito attentati, anche mortali se non si sono visti addirittura trafugare la salma di un parente dal cimitero. E’ quanto emerso dal II Rapporto Nazionale di Avviso Pubblico ‘Amministratori sotto tiro: intimidazioni mafiose e buona politica’ presentato questa mattina nella sede della Provincia di Roma. All’iniziativa, cui ha partecipato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, sono intervenuti il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, l’ex presidente della commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione, il direttore del centro siciliano di documentazione ‘Giuseppe Impastato’ Franco La Torre, figlio del padre Pio ucciso dalla Mafia, e alcuni amministratori locali che hanno subito sulla loro pelle la minaccia della malavita. Delle 270 minacce, 233 sono state ‘dirette’ (contro la persona), 37 indirette (contro scuole, uffici, auto pubbliche). Dal punto di vista della distribuzione geografica, al primo posto c’e’ la Calabria (31%), seguita dalla Sicilia (25%) e dalla Sardegna (13%). Novita’ di quest’anno la Lombardia (9 casi, in particolare a Lecco), oltre a casi in Toscana, Liguria, Emilia, Marche e Trentino. Il Lazio conta 7 casi (3%), in particolare nella provincia di Roma. Riguardo al 2012, infine, e’ emerso che l’anno in corso e’ quello che ha toccato il recordo negativo dei Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, ben 25.
Veleni e potere, mafia e stato. Colletti bianchi dentro gli apparati delle istituzioni. Incrostazioni ataviche e gravi sospetti. I palazzi della giustizia non si smentiscono ed ecco arrivare l’ennesima bordata contro uno dei poteri dello Stato che viaggia sì in autonomia, ma sospinto da fattori che ne condizionano fin troppo la credibilità e l’azione da terzo potere dello Stato.
“La magistratura è attraversata da lotte intestine molto gravi che ne stanno erodendo, secondo me, in maniera sostanziale l’affidabilità e la tenuta”. A dirlo non è uno qualunque. E’ l’ex procuratore aggiunto della Dna (Direzione nazionale Antimafia), Alberto Cisterna intervistato da Servizio Pubblico. Uno che contava, mica l’usciere del tribunale. Il vice di Piero Grasso, per intenderci.
Di Cisterna, raccontano i marciapiedi che sia uno molto serio. Non era facile a “vendersi”, nè che non fosse ineccepibile sul lavoro. Dicono sia stato incastrato da un picciotto-picciotto. Detto appunto il “nano”. Al secolo Nino Lo Giudice, le cui accuse per corruzione sono state archiviate ieri l’altro dal Gip. Un duro atto d’accusa quello di Cisterna, che fa emergere in tutta la sua forza scontri carsici e un clima torbido che sta interessando in questi giorni la procura di Palermo nonché il Quirinale sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia. Ma in generale tutta la magistratura, e Reggio Calabria, a quanto pare non è estranea.
Alberto Cisterna a Servizio Pubblico
Al microfono di Sandro Ruotolo il magistrato lancia strali contro l’ex procuratore di Reggio Calabria e attuale procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone che, dice Cisterna, “accusato da Giovanni Falcone nel suo diario e indagato per corruzione dalla procura di Caltanissetta da un pentito come Siino, ha fatto una carriera brillante. Da Reggio è stato promosso a Roma. Io invece prendo atto di aver finito la carriera” afferma il magistrato il quale non risparmia critiche nemmeno all’ex capo della Mobile di Reggio Calabria – ora di Roma – Renato Cortese (il poliziotto che arrestò Bernardo Provenzano, ndr), responsabile di aver inviato in copia atti del suo procedimento coperto da segreto, al Quirinale.
Destinatario del plico, Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del capo dello Stato che intratteneva i rapporti con l’ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino sulla presunta Trattativa Stato-Mafia. D’Ambrosioè morto recentemente per un infarto.
Proprio oggi, la giornata della puntata (6 dicembre) la Cassazione ha bocciato il ricorso di Cisterna contro l’ordinanza della sezione disciplinare del Csm che, lo scorso 17 maggio, aveva disposto il trasferimento del magistrato presso il Tribunale di Tivoli con funzioni di giudice. “Per forti indizi di colpevolezza”.
Sull’archiviazione di qualche giorno fa per corruzioni in atti giudiziari, Cisterna nell’intervista [integrale e testuale] spiega e prosegue: “La vicenda è stata archiviata da pochissime ore. E’ una vicenda che non sarebbe dovuta sorgere perché mancava la notizia di reato”. E che c’entra il Quirinale con le sue vicende?, domanda il giornalista.
“Mah, il Quirinale c’entra…. Io lo vorrei chiedere a chi lo ha messo in mezzo, il Quirinale! Vorrei chiedere, in particolare alla Procura e alla squadra mobile di Reggio Calabria, se sono stati incaricati di consegnare informative di reato coperte da segreto al dottor Loris D’Ambrosio al Quirinale, il consigliere giuridico del presidente della Repubblica”. D’Ambrosio era colui “che teneva i contatti – ricorda il giornalista – con l’ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino per quanto riguarda la trattativa Stato-Mafia…”
Giuseppe Pignatone – Procuratore della Repubblica di Roma
E [anche] i contatti – aggiunge Cisterna – con la procura nazionale Antimafia e la procura nazionale della Cassazione. Quello che so di mio è che ho trovato in atti la lettera di trasmissione da parte del capo della squadra mobile di Reggio Calabria, attuale capo della mobile di Roma, dr. [Renato] Cortese, una lettera di trasmissione di un plico riservato a varie autorità, legittimamente investite, della questione, ma mandato in copia anche al Quirinale”.
Però, obietta Ruotolo, “il capo dello Stato è anche il presidente del Csm”. Spiega Cisterna: “Non dico ci sia stata una invasione di campo, ma si è creato un circuito informativo improprio a mio avviso, perché la presidenza della Repubblica se ha bisogno di accedere agli atti lo fa attraverso i documenti ricevuti dal Csm. Non c’era alcuna ragione di trasmettere personalmente”.
“Guardi – prosegue il magistrato – io la questione la faccio con chi li ha mandati gli atti, non con chi li ha ricevuti, che ne avrà fatto l’uso che ha ritenuto proprio. Quello che contesto e che trovo straordinariamente anomalo e che [quote style=”boxed”]”Le informative nei miei confronti contengono dati falsi”[/quote] si mandino atti e si instaurino contatti fuori da un circuito istituzionale e si divulghino informative unilaterali, perché queste informative contengono dati falsi”. Il Csm ha deciso, chiede l’inviato di Santoro, “pur non in presenza delle conclusioni del procedimento penale”.
Renato Cortese, capo della squadra mobile a Roma
“Il Csm, risponde Cisterna, ha subito detto che ‘della corruzione non c’era traccia, tuttavia – è la contestazione del Csm raccontata dal magistrato – Cisterna ha intrattenuto rapporti con un soggetto (Luciano Lo Giudice, fratello di Nino, l’accusatore) che quando ha conosciuto e nei primi contatti era assolutamente incensurato, ma che sei anni dopo, si scopre poter essere un soggetto appartenente alla criminalità organizzata”.
Perché quello che le è successo [s’incrocia] alla trattativa che si è svolta con la procura nazionale antimafia per la resa di Bernardo Provenzano?, domanda Ruotolo:
“Perché io non avevo nessun interesse né necessità di conoscere questo soggetto, ripeto incensurato, se non per il fatto che si era detto disponibile a fornire informazioni per la cattura di un grossissimo latitante, il più importante, Pasquale Condello; io individuai nell’ex capo della sezione Ros di Reggio Calabria, passato al Sismi come responsabile della sezione criminalità organizzata, un uomo utile di riferimento.
In quel momento il mio ufficio aveva in corso altri contatti con il Sismi e vi era anche un soggetto presentatosi in Procura nazionale come emissario di Bernardo Provenzano che ne voleva trattare la costituzione presso l’ufficio di procura nazionale. Se si fosse parlato di Lo Giudice per la cattura di Pasquale Condello, io avrei dovuto, a tutela del mio onore, parlare anche di ciò che stava succedendo in quel frangente per altre questioni, perché non c’era soltanto Condello ma Provenzano, vicende legate a partite di esplosivo che erano state trattate dal Sismi e fatte rinvenire in Calabria, traffici di sostanze stupefacenti nel porto di Livorno”.
Insomma, “c’erano più questioni”. “Ma cos’è una guerra all’interno della magistratura?”, chiede l’inviato: “La magistratura – ammette sconfortato Cisterna – è attraversata da lotte intestine molto gravi che ne stanno erodendo, secondo me, in maniera sostanziale l’affidabilità e la tenuta”.“La sua carriera è finita?”, domanda Servizio Pubblico.
Alberto Cisterna in un convegno antimafia a Cosenza
Cisterna: “La mia carriera è finita. Io ne ho preso atto. Certo, certo, se guardo per esempio ad altre carriere e ad altre vicende, in particolare quella del dottor Pignatone [ex procuratore di Reggio ora procuratore a Roma, ndr], che accusato nel suo diario da Giovanni Falcone di essere in qualche modo un soggetto che per conto di Giammanco ne osservava le iniziative.
Se penso sempre al dottor Pignatone indagato per corruzione dalla procura di Caltanissetta: non certo accusato da Nino detto “il Nano”, come nel mio caso, ma accusato da collabotarori di Giustizia come Siino [Angelo] e ne è venuto fuori brillantemente perché si crede, giustamente, innocente, come lo sono io. Pignatone è stato procuratore a Reggio poi è andato Roma e una piccola speranzella, nel fondo del cuore, la conservo”.
Molto preparato, Cisterna a Cosenza nel febbraio 2012 diceva questo in un incontro sulla psicologia della mafia. “Il contrasto alla mafia può avere successo a patto di valutare un punto essenziale: la politica in questa regione non può limitare la propria azione a sponsorizzare convegni a supporto dell’azione della magistratura e delle forze di polizia”.
“Dovrebbe essere esattamente il contrario, e cioè l’azione repressiva dello Stato dovrebbe operare a supporto delle azioni di legalità che la politica svolge ogni giorno”. La percezione, per Cisterna, è che la politica “abbia avuto l’interesse” a delegare la “pulizia sociale” della Calabria soltanto allo Stato in attesa che gli venga consegnata decontaminata dai poteri criminali”.
“E’ semmai l’opposto”, spiega il sostituto della Dna, che infine giudica la Stazione unica appaltante della Regione, una norma “seria” e un “modello” di riferimento. “In Calabria – concludeva – serve ora una norma anticorruzione con cui realizzare un’anagrafe patrimoniale” che renda trasparente i redditi della classe politica e burocratica. Poiché la “commistione tra politica e malaffare ha prodotto danni incalcolabili all’economia della regione”. Veleni e potere, politica, giustizia e legalità.
I comuni a rischio per il dissesto idrogeologico sono 6.633 in Italia. Le regioni che superano il 90% di pericolosita’ nel proprio territorio sono 13. Il che significa che, in media, l’82% del nostro Paese vive su un suolo fragile.
Questi alcuni dei dati contenuti in un rapporto realizzato da Legambiente insieme con la Protezione civile, che disegna una mappa della pericolosita’ potenziale del territorio italiano. Cinque le regioni praticamente al 100 per cento a rischio, Calabria, Molise,Basilicata,Umbria e Val D’Aosta, oltre alla provincia di Trento.
Tra le regioni meno a rischio, ma sempre oltre il 50% del territorio, Lombardia, Veneto e la provincia di Bolzano.
Di seguito, il rischio idrogeologico in Italia suddiviso per regione, numero di comuni esposti al rischio e percentuale sul totale: – Calabria 409 100%; – provincia autonoma Trento 222 100%; – Molise 136 100%; – Basilicata 131 100%; – Umbria 92 100%; – Valle d’Aosta 74 100%; – Marche 239 99%; – Liguria 232 99%; – Lazio 372 98%; – Toscana 280 98%; – Abruzzo 294 96%; – Emilia Romagna 313 95%; – Campania 504 92%; – Friuli Venezia Giulia 201 92%; – Piemonte 1.049 87%; – Sardegna 306 81%; – Puglia 200 78%; – Sicilia 277 71%; – Lombardia 929 60%; – provincia aut. di Bolzano 46 59%; – Veneto 327 56%
A chi pensava che la questione della distrazione dei fondi dei gruppi regionali fosse solo laziale dovrà ricredersi. Anche in Calabria, come del resto in tutte le regioni d’Italia, vi sono tanti Fiorito e Maruccio.
La Guardia di finanza ha fatto un “blitz” oggi nel Consiglio regionale della Calabria, dopo che ieri è stata in Liguria. I militari, su disposizione del procuratore facente funzioni di Reggio Calabria Ottavio Sferlazza e del sostituto Matteo Centini, stanno acquisendo documenti relativi alla gestione dei bilanci di tutti i gruppi consiliari.
L’iniziativa si collega ad un’indagine sull’organizzazione e i finanziamenti alla campagna di un consigliere in carica alla Provincia di Reggio Calabria, che sarebbe stato eletto nella lista “Raffa presidente”, collegata a quella del Pdl. Le perquisizioni si stanno concentrando anche nel palazzo della Provincia. Il periodo preso in esame è dal 2010 in poi.
Ma nessuno si sente di escludere che gli inquirenti possano andare indietro ai cinque anni della gestione Loiero-Bova (e oltre, alla gestione Chiaravalloti), dove pullulavano i cosiddetti monogruppi. Cioè ogni consigliere poteva fare un suo gruppo con conseguente disponibilità finanziaria, autisti, auto blu, viaggi vacanza all’estero camuffate da missioni istituzionali e spese che ritenere “folli” è un eufemismo.
Rendicontazione, ovviamente, discrezionali. Annualmente si presentava un foglietto scritto a mano: “Spese varie” o “Spese eventuali varie”. Tutto a carico dei contribuenti che non avevavo modo né titolo per “entrare nel merito”. Spese pazze, carte di credito cedute alle mogli e agli amici, viaggi, ristoranti, alberghi, auto con pezze giustificative fallaci o inesistenti a fronte di onerosi rimborsi. Ostriche e champagne?
Si ipotizza molto ma molto di più. Maruccio è d’oro rispetto a quello fatto coi monogruppi. Lo stesso Loiero è oggi a capo del monogruppo Autonomia e diritti, con una cassa di oltre 300 mila euro tutti per lui, oltre all’indennità di carica. Gli inquirenti seppure in modo conoscitivo stanno cercando adesso di ricostruire le partite di giro di denaro pubblico elargito ai gruppi di provincia e regione per un arco di tempo breve.
Ancora non si hanno notizie certe sul consigliere provinciale ma si starebbe cercando di capire qualcosa in più su un vecchio stratagemma che usano i politici eletti alla provincia e alla regione per gonfiare i rimborsi: quello di trasferire il domicilio nel paese più lontano dalla sede del palazzo per intascare i soldi che in verità non spende. Alla provincia di Cosenza vi sono stati in passato (e forse ancora oggi) consiglieri che avevano la residenza a Praia a Mare piuttosto che a Roseto Capo Spulico, 120 chilometri di distanza dal capoluogo.
Intanto il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, non ha commentato l’incursione delle Fiamme Gialle. Si è limitato a ricordare, come da programma, la strage degli otto ciclisti uccisi a Lamezia da un pirata della strada.
La legge elettorale? un nulla di fatto. Probabilmente non se ne farà nulla. Diciamoci la verità: A tutti i partiti sta bene questa legge. Calderoli che l’ha partorita, l’aveva definita una “porcata”, per via del fatto che toglieva agli elettori il diritto di esercitare la garanzia costituzionale di scegliere i rappresentanti in parlamento. Ma a tutto l’establishment politico, ai segretari di partito, insomma, ai capoccioni che si chiamino Bersani, Casini, Berlusconi, Di Pietro, Grillo eccetera, questa legge era e sarà buona.
Non crediamo alle favole che raccontano nei Tg. Sono d’accordo a tenersela, la “porcata”, studiata ad arte da Berlusconi e approvata con il consenso velato del centrosinistra. Una norma fatta formalmente presentare al leghista Calderoli in cambio del Federsalismo a Bossi. Questo era l’accordo. Fingono di scannarsi, ma poi tutti d’accordo. Come i ladri di Pisa.
Altrimenti, logica conclusione, l’avrebbero già cambiata, no? Se ne fregano delle sollecitazioni che arrivano dalla società civile, dalle associazioni, dagli elettori che invocano una nuova legge che introduca le preferenze perché stufi di questo teatrino ignobile, stufi di vedere parlamentari schiavi di antichi e novelli capetti che mortificano l’autonomia di un rappresentante del popolo sovrano. Ma anche loro, però, peggio, molto peggio, dei loro capetti.
Approvano tutto in cambio di una ricandidatura. Sono omertosi come i migliori vicini dei mafiosi pur di trarre vantaggi: possa essere una spesa al market per il vicino del mafioso piuttosto della promessa di un vitalizio per un parlamentare. In linea di principio è la stessa cosa. “Chi me lo fa fare. Se non lo faccio io lo farà gente come Scilipoti”, pensano guardandosi la mano. Gente della peggiore specie, che ha fiuto per l’assenso (cioè chinarsi) ma non ha consenso. I loro padroni non vogliono cambiarla la legge perché attraverso il “porcellum” costoro continueranno ad esercitare potere su questi mediocri.
Uomini e donne che ad ogni chiamata abbassano la testa come caproni (come i picciotti alla chiamata del boss) ed eseguono senza fiatare, ovvero fanno presenza in parlamento senza muovere un dito salvo quando votare si o no secondo le indicazioni del capogruppo. E’ una legge elettorale per avere in parlamento solo servi, “yesman” e qualche squaldrinella. La pretendono per non avere gente intorno che fa il suo onesto lavoro, per star lontano da chi fa troppe domande, da chi dissente e pensa con la propria testa e non attraverso quella di B&B, di C&G. A questo punto è compito dei super tecnici tentare un “colpo di spugna”. Facessero presto un decreto legislativo con le indicazioni più fedeli alle istanze dei cittadini (non ai padroncini dei partiti) e poi vedremo alla conta chi ci sta, o vota contro. Ma non c’è da fidarsi neanche del governo dei professoroni…
Ha vinto Bersani le primarie del centrosinistra. Pigi l’emiliano, il “codardo” che durante la crisi dello spread che buttò giù Berlusconi, non ebbe il coraggio di prendere in mano la situazione, pur avendo dieci punti avanti nei sondaggi. Ha vinto l’ex ministro che ha dato le lenzuolate agli italiani e coi poteri del decreto Visco Bersani, anche le legnate di Equitalia ai piccoli imprenditori e alla povera gente.
La verità è che il vincitore di queste primarie ambisce ad avere non tanto un ruolo da premier in Italia, ma in Europa. La partita è lì e si gioca a Bruxelles. Supportato da Romano Prodi (alias Mortadella) e da tutti quei poteri che nel continente tifano per la conservazione della speculazione finanziaria, delle grandi holding, dei grandi criminali e faccendieri in giacca e cravatta che si alimentano in quel “mercato” asfittico che determina i destini di milioni di uomini; di quel “popolo” evocato da Bersani, dopo la vittoria delle primarie, che vorrebbe vedere “tranquillo e sereno”, “forte e deciso”, e se così fosse, forte e deciso, sarebbero guai! Lo raccontasse a chi, per colpa sua, è costretto a pagare: l’Imu sulla prima e seconda casa, le tasse al 53 percento, le stangate della (sua) creatura tremontiana.
Lo raccontasse alle migliaia di giovani coppie e famiglie che non sono più in grado di pagare il mutuo. Una giornata di grande partecipazione. Evviva. Il grande vincitore morale è però Matteo (Davide) Renzi. Nei numeri ha vinto Bersani (Golia) trasportato dalle truppe cammellate, ma ha perso il paese perché l’uomo sbucato dalle urne delle primarie del centrosinitra, non è affatto adeguato a guidare il Paese, ha avuto in passato un po’ di esperienza, ma disastrosa. Il grande “puparo” , (il Lider Maximo) è a conoscenza dei grandi limiti dell’uomo delle metafore e si era affannato a dire il contrario: che Renzi non era adatto. Cosa forse vera. (Dopo le delusioni dei governi degli ultimi 40 anni e degli uomini alla Fiorito o alla Penati diffidare è un obbligo morale). Ma da quale pulpito, pero, veniva la predica! Veniva da lui, da D’Alema, il predecessore o successore di Berlusconi, comunque la giri.
Bersani&CO, complice il compagno presidente della Repubblica Napolitano, quando decisero di far fare il “lavoro sporco” a Monti erano consapevoli (insieme a quelli del centrodestra) che in questo modo era più facile racimolare lacrime e consensi sulle macerie del governo tecnico. Quante prebende vedremo alle Bindi, ai D’Alema, ai Latorre agli altissimi come Minniti?
Quale sarà la ricompensa per tutti quei deputaticchi senza dignità che hanno mosso le truppe al voto per Bersani? Ce li ritroveremo tutti nel governicchio balcanico della “macedonia”; lo stesso che attraverso il consenso dei grandi leader progressisiti, gli enormi potentati economici,
le lobby, le agenzie di rating, dei grandi giornali europei ottiene la fiducia a prescindere dalla volontà del popolo.
E’ vergognoso che questa gente con due, tre, quattro e oltre legislature alle spalle; quelli che erano prossimi al pensionamento, ce li ritroveremo protagonisti dei prossimi anni. Ecco dov’era l’importanza della “rottamazione”. E pensare che gente come il candidato a Sindaco del Pd di Catanzaro, Salvatore Scalzo, 28 anni, “trombato” per due volte, ha votato indovinate per chi? Per Bersani (supportato dalla nomenclatura piddina guidata da Oliverio, Minniti e compagnia bella.
E allora cosa avrà promesso Bersani a Scalzo? la Camera! Spazio ai giovani. Sacrosanto. Ma questi giovani alla Scalzo, sembrano più vecchi della Serracchiani. Vergognosi questi pupazzi e burattini in Parlamento, yesman e lacchè del potere che prima di muovere qualcosa chiedono cento permessi ai loro mentori politici.
Evviva Renzi! A Gran voce! Non c’è da condividere molto su ciò che ha proposto. Nelle proposte è stato un po’ vago e superficiale, forse improvvisato (non che Bersani abbia espresso maggiore convinzione, intendiamoci!), ma almeno ha avuto le palle di mettersi in gioco, di smuovere lo stagno nauseabondo della politica italiana.
E forse è meglio questo esito. Bersani, se ci riesce, conquisti e guidi il paese. Sia lui il responsabile alla raccolta di quei “cocci” lasciati dal governo tecnico voluto da lui, Berlusconi e Napolitano, il burattinaio e il garante del governo tecnico. Se vincesse le elezioni toccherà a Bersani proseguire nel lavoro “impopolare” intrapreso da Monti. Su Equitalia cosa dirà? Le ridurrà i poteri e le azioni estorsive sui cittadini? (A quanto una inchiesta per capire quanti figli e parenti di politici sono stati assunti da Equitalia?
Cosa diranno i parlamentari calabresi su questo tema? Perché non interrogano il governo visto che blaterano sempre di ingiustizie. Speriamo non stiano zitti sulla parentopoli di Equitalia, dicano qualcosa sullo scandalo delle estorsioni di Equitalia. Se non lo fanno è evidente che han qualcosa da nascondere?
Sul lavoro e sulle pensioni cosa farà Bersani? (Cosa dirà la Cgil che si è schierata apertamente con il vecchio compagno?) . Riaccorcerà l’età pensionabile? Quali azioni intraprende per rilanciare la crescita del paese in queste condizioni? E naturalmente tante altre cose. Lo abbiamo già visto all’opera con Prodi nel governicchio del 2006. Speriamo di non rivederlo il 2013.
Assisteremmo ad un’altra più nota metafora: “Speriamo che io me la cavo”. Ma se dovesse accadere (malauguratamente) bisognerebbe dire: Renzi, meglio così. Hai avuto un gran coraggio a sfidare le corazzate del centrosinistra. Hai insegnato anche alla destra il coraggio di cui va cianciando ma non manifesta mai. Sei un piccolo Davide che ha combattuto contro un Golia sollevato dalla forza tipica delle nomenclature comuniste. Ti sei preso il 40 percento del centrosinistra. Un bene per l’Italia. Adesso stattene li a osservare mentre affini le tue proposte. Poi sarà il tuo turno. Ti saresti bruciato a prendere ora il paese in mano.
Fallo fare a loro, ai pupari e ai pupazzi. Perché gente come Bersani, D’Alema, Bindi, Latorre, e per stare in Calabria, persone come Minniti super star l’Altissimo, Marini, Fortugno, Lo Moro, Laratta, Oliverio e tantissimi altri, devono dare conto agli italiani del loro operato in tanti anni costellati da chiacchiere e potere, poiché anche con Berlusconi al governo loro hanno fatto come i ladri di Pisa: di giorno si rompevan le corna, la notte erano sempre insieme… L’operazione rottamazione renziana non è fallita. Costoro saranno mandati a casa dal sovrano Popolo italiano, scazzato e sbeffeggiato dall’arroganza di questi politicanti da quattro soldi, lontani dalle vere istanze dei cittadini. [Fernando de Meis]
No ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco. Tutte le 23 lingue della Ue sono ‘ufficiali’. La Corte di Giustizia europea ha annullato la sentenza di primo grado del settembre 2010 dando così ragione all’Italia che aveva fatto ricorso contro la pratica di pubblicare i bandi in tre sole lingue. Per i giudici di Lussemburgo la scelta di pubblicare un bando in sole tre lingue costituisce effettivamente “discriminazione basata sulla lingua”, cosa che invece non era stata riconosciuta in primo grado con la sentenza del 13 settembre 2010. La decisione di oggi comunque non rimette in discussione i concorsi svolti, “al fine di salvaguardare il legittimo affidamento dei candidati selezionati”. Il caso contestato è partito nel febbraio e maggio 2007 quando vennero pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione e solo in francese, inglese e tedesco, i bandi di selezione per personale nel settore dell’informazione, della comunicazione e nei media. In essi si chiedeva la conoscenza “approfondita” di una delle 23 lingue e la conoscenza “soddisfacente” di una tra tedesco, inglese e francese. Lingue in cui si sarebbero svolti i test di preselezione, nonché le prove scritte del concorso. La Corte non solo ha dato ragione all’Italia perché i bandi devono obbligatoriamente e “senza alcuna eccezione” essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale in tutte le 23 lingue ufficiali, ma se anche la limitazione a inglese, francese e tedesco della seconda lingua può essere ammessa “dall’interesse del servizio” le regole che limitano la scelta devono prevedere “criteri chiari, oggettivi e prevedibili”. Cosa che in realtà non avviene. La Corte infatti constatata che “le istituzioni interessate dai concorsi non hanno mai adottato norme interne disciplinanti le modalità di applicazione del regime linguistico nel loro ambito”. Altro colpo alla prevalenza pratica del trilinguismo di fatto della Ue, arriva quando la Corte osserva che “affinché le istituzioni possano assicurarsi i candidati migliori (in termini di competenza, di rendimento e di integrità) può essere preferibile che questi ultimi siano autorizzati a sostenere le prove di selezione nella loro lingua materna o in quella che essi padroneggiano meglio”. Tuttavia nella sentenza si riconosce che “le conoscenze linguistiche costituiscono un elemento essenziale della carriera dei funzionari”.
Un ingente furto di cavi in rame è stato compiuto all'interno delle infrastrutture elettriche del campus dell'Università della Calabria. Si tratta, riferisce l'Ateneo, "di...
I rigori condannano gli Azzurri. A Zenica segna subito Kean, poi Bastoni lascia l’Italia in dieci e nel finale, dopo due occasioni per il raddoppio, pareggia Tabakovic. Non bastano i miracoli di Donnarumma, ai penalty la spuntano i padroni di casa. Gattuso: “Così fa male, ma sono orgoglioso dei ragazzi. Chiedo scusa perché non ce l’ho fatta, oggi non è importante parlare del mio futuro”. Gravina: “Ho chiesto a Gattuso di restare, per la parte politica faremo le valutazioni al nostro interno”
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