Attività di pesca sospesa nel porto di Corigliano-Rossano, nella frazione di Schiavonea per la protesta dei pescatori del litorale ionico a causa del caro carburante e dell’incertezza dell’attività per il futuro.
I pescherecci sono tutti ormeggiati nel porto di Corigliano e le reti sono in barca. La protesta, fanno sapere i pescatori, andrà avanti fino a quando non ci saranno risposte certe da parte delle istituzioni che permettano di riprendere a lavorare con costi sostenibili.
“I pescatori – ha detto l’ex senatrice Rosa Silvana Abate, portavoce dei pescatori – hanno fermato i pescherecci perché l’altissimo costo del carburante non permette loro di recuperare le spese, addirittura neppure quelle del carburante stesso.
Ieri c’è stato un incontro pacifico con tutti i pescatori e allo stesso tempo abbiamo interessato del problema sia il sindaco della città, Flavio Stasi che i rappresentanti della Regione. I pescatori chiedono, inoltre, garanzie al governo centrale affinché possa farsi portavoce in commissione europea ottenendo misure sul caro carburante. La protesta riguarda anche i pescatori di Cariati e Cirò, con i quali siamo in sinergia”.
Senese (Uil), il caro carburante colpisce in Calabria più che nel resto del Paese
“La protesta delle marinerie siciliane e calabresi, pronte a bloccare lo Stretto di Messina, è il segnale di un sistema che non regge più. Il prezzo del gasolio sopra i 2,10 euro al litro racconta di un mercato distorto, dove i benefici della riduzione dei prezzi alla fonte non si trasferiscono a valle, e i costi ricadono, come sempre, su chi lavora. La Calabria non subisce questa crisi allo stesso modo del resto del Paese. La subisce di più”. Lo dichiara in una nota Mariaelena Senese, segretaria generale della Uil Calabria.
“Secondo il recente Green paper sulla povertà dei trasporti, la Calabria è la regione italiana con la più alta incidenza di famiglie vulnerabili ai costi della mobilità: oltre il 10%, contro una media nazionale molto più contenuta e il 2% del Trentino-Alto Adige. Siamo la regione in cui la spesa per i trasporti pesa di più sul reddito disponibile delle famiglie, in cui l’assenza di alternative al mezzo privato rende ogni rincaro del carburante una tassa occulta e regressiva sulle fasce più deboli”, sottolinea Senese.
“Come Uil Calabria – prosegue – chiediamo con forza che la Regione apra urgentemente un confronto con le parti sociali su tre punti: l’attivazione di un tavolo permanente sul costo dell’energia e dei carburanti, con misure di compensazione diretta; misure strutturali di sostegno ai settori produttivi regionali; il nuovo Piano Regionale dei Trasporti”.
Su quest’ultimo punto Senese osserva come il piano preveda “investimenti per 33 miliardi, ma le risorse realmente disponibili non superano i 21 miliardi. Nello stesso documento si pongono anche gli obiettivi: raddoppiare la quota modale del trasporto pubblico, portarla dall’attuale 9% al 18%, risparmiare 46 ore di viaggio all’anno per ogni calabrese e 950 euro pro capite. Ma quegli obiettivi non possono essere raggiunti in 20 anni, come previsto dal Piano. Chiediamo che la Regione traduca quella visione in azioni concrete e misurabili anticipando gli interventi previsti per ridurre l’esigenza dei calabresi a ricorrere al trasporto privato, a partire dalle aree interne e dalle periferie urbane dove la dipendenza dai mezzi propri è strutturale e insostenibile per le famiglie a basso reddito; e chiediamo che nell’attuazione del Piano vengano integrate, coerentemente con il Piano sociale per il clima nazionale — circa 9,3 miliardi di euro tra quota Ue e cofinanziamento, in attesa di approvazione da parte della Commissione europea — misure esplicite di contrasto alla povertà dei trasporti”.



















