Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, ha affermato che il recente shock petrolifero ha portato a un calo del 13% dei flussi giornalieri di greggio e del 20% dei flussi di gas naturale, contribuendo a un forte aumento dei prezzi globali dell’energia. Lo riportano i media.
Intervenendo a un evento tenutosi in vista delle prossime riunioni primaverili del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, Georgieva ha affermato che l’interruzione (la chiusura dello Stretto di Hormuz, ndr) ha avuto effetti diffusi sulle catene di approvvigionamento globali.
La presidente ha osservato che l’impatto dello shock è stato disomogeneo tra i vari paesi, a seconda della vicinanza alle zone di conflitto, del fatto che gli stati siano esportatori o importatori di energia e della loro capacità di adattarsi alle pressioni del mercato.
Georgieva ha aggiunto che i funzionari che si riuniranno la prossima settimana in occasione degli incontri primaverili si concentreranno sulle modalità per gestire lo shock e ridurne l’impatto sulle economie e sulle popolazioni di tutto il mondo, sottolineando che oltre l’80% dei paesi sono importatori netti di petrolio, larga parte (oltre il 25%) rappresentato dall’Iran che mantiene la titolarità territoriale di Hormuz, crocevia strategico mondiale per l’importazione e la distribuzione del greggio.
L’Fmi ha inoltre esortato i responsabili politici a evitare misure unilaterali come le restrizioni alle esportazioni, avvertendo che tali azioni potrebbero destabilizzare ulteriormente le condizioni economiche globali.
