Ferrari, è morto dopo 9 mesi di coma Jules Bianchi

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Jules BianchI crashJules Bianchi è non ce l’ha fatta. Dopo nove mesi di coma il suo cuore ha cessato di battere.

Il pilota, lo scorso ottobre, si era schiantato con la sua Ferrari contro un trattore parcheggiato vicino a guard rail della pista durante il Gran Premio di Formula 1 del Giappone. Le sue condizioni sono apparse subito disperate.

Il pilota francese di casa Ferrari è spirato questa notte all’ospedale di Nizza, dove era stato ricoverato subito dopo il drammatico incidente.

L’annuncio della morte è stata dato dai familiari. Jules Bianchi, giovanissimo, avrebbe compiuto 26 anni il prossimo mese di agosto. Era in stato di incoscienza dal 5 ottobre scorso, quando ebbe l’incidente nel circuito di Suzuka, Giappone.

LA FAMIGLIA
“Ha lottato fino alla fine, come ha sempre fatto, ma oggi la sua battaglia e’ arrivata alla fine”, ha fatto sapere la famiglia in un comunicato pubblicato su Facebook nella notte. “Il nostro dolore e’ immenso e indescrivibile”.

CORDOGLIO DA TUTTO IL MONDO
Devastati da questa enorme perdita i colleghi e tutto il team della “rossa”. In tutto il mondo sportivo la notizia ha provocato commozione. Anche i team delle altre scuderie hanno fatto giungere alla famiglia e a Maranello il loro cordoglio e la loro vicinanza. I tifosi della Ferrari sono sconvolti.

IL VIDEO DELL’INCIDENTE

Nella sua carriera Jules Bianchi ha disputato 34 Gran premi ottenendo 2 punti nel mondiale.

Lunedi scorso, dopo tanti mesi di coma, il padre del giovane pilota aveva detto di essere “meno ottimista” sulla possibilità che il figlio potesse riprendersi. Jules Bianchi aveva iniziato la sua attività nel team Marussia nel 2013, gareggiando 34 gran premi.

E la stessa Marussia, che oggi si chiama Manor F1, ha scritto un post su Facebook per dire che “siamo devastati dalla perdita di Jules dopo una cosi dura battaglia. è un privilegio per noi averlo avuto nel nostro team”.

“La Ferrari perde un grandissimo pilota”, si legge su molti post sui Social. “Un giovane che prometteva bene” e “aveva dimostrato in pista di essere destinato a segnare la storia della Formula 1”.

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