
Enzo Moavero Milanesi sbarca alla Farnesina in una fase delicatissima per l’Italia. Un europeista come lui alla guida della diplomazia, quasi un ‘intruso’ nel nuovo governo giallo-verde, rappresenta senz’altro una garanzia per Bruxelles, così come voleva Mattarella: già tra il 2011 ed il 2014, con l’Italia messa all’angolo dall’Unione, Moavero giocò in prima persona – come responsabile degli Affari europei del Governo di Mario Monti prima e quello di Enrico Letta poi – una partita complicatissima per riportare il Paese a pieno titolo sui tavoli bruxellesi.
Il suo nome era stato incasellato sia nel primo tentativo di governo M5S-Lega che nell’esecutivo tecnico di Cottarelli proprio agli Affari europei, ma alla fine gli equilibrismi tra le indicazioni dei partiti e i paletti del Quirinale lo hanno portato al ministero degli Esteri.
Capo di gabinetto dei commissari europei Filippo Maria Pandolfi e Mario Monti a Bruxelles e consigliere a Palazzo Chigi di Amato e Ciampi nel 1992-1994, Moavero è un esperto di mercato e concorrenza, con una vita trascorsa tra Roma e Bruxelles, dedicata all’Europa e al diritto internazionale. Anche negli ultimi anni non ha smesso di lavorare per il governo: nel 2017 è stato chiamato da Gentiloni a svolgere il ruolo di consigliere di Palazzo Chigi per la promozione di Milano come sede dell’Ema.
