Storia della Palestina e di Israele. Dalla terra di Canaan a oggi

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L’Evoluzione della Palestina dal 1946 al 2000

Storia della Palestina

DAIย PRIMI INSEDIAMENTIย ARABI ALLE TRIBU’ NOMADI EBRAICHE

Quattromila anni prima di Cristo i cananei, una popolazione di lingua semita proveniente dall’interno della penisola arabica, si insediรฒ in quelle terre che da allora presero il nome di terra di Canaan e che solo piรน tardi (con in Romani) sarebbero state chiamate Palestina. Fu la tribรน cananea dei gebusei ad edificare il villaggio di Urusalim (Gerusalemme), la “cittร  della pace”. Nel 3200 a.C. gran parte della terra di Canaan subรฌ l’invasione degli egizi. l faraoni vi eressero delle fortezze al fine di proteggere le rotte commerciali, concedendo comunque al paese la sua autonomia.

Verso il 2000 a.C., ad attraversare la Palestina, dirigendosi verso sud, fu un’altra tribรน nomade di origine semita, quella degli ebrei, guidati da Abramo. Sette secoli dopo dodici tribรน ebraiche provenienti dall’Egitto, sotto il comando di Mosรจ, fecero ritorno in queste terre, dove ingaggiarono aspri combattimenti per il possesso della regione.

Soltanto quattro secoli piรน tardi Davide riuscรฌ a sconfiggere i gebusei, unificando il regno ebraico. Tuttavia, alla morte di suo figlio Salomone, gli ebrei tornarono a dividersi in due regni – quello di Israele e quello di Giuda -, che piรน tardi passarono sotto la dominazione rispettivamente degli assiri (721 a.C.) e dei caldei (587 a.C.). Nel 587 a.C. Gerusalemme fu distrutta ad opera del sovrano caldeo Nabucodonosor, e i suoi abitanti furono fatti prigionieri e deportati a Babilonia.

ALESSANDRO MAGNO E I ROMANI
Nel 332 a.C. la Palestina fu conquistata da Alessandro Magno. Alla morte di quest’ultimo, la regione tornรฒ sotto il controllo dell’impero egizio dei Tolomei, per passare successivamente sotto quello dei Seleucidi, abitanti della Siria. Nel 67 a.C. una rivolta capeggiata da Giuda Maccabeo restaurรฒ lo stato ebraico, che venne perรฒ subito reso vassallo dall’impero romano.

Nel 63 a.C. i romani conquistarono Gerusalemme dopo averla messa a ferro e fuoco, per poi procedere alla sanguinosa repressione della resistenza opposta dai Maccabei, dagli zeloti e da altre tribรน ebraiche. Intorno al 30 d.C., durante quella che fu una vera e propria persecuzione di massa, migliaia di ribelli furono crocifissi. Fra di loro c’era anche Gesรน di Nazareth. Nel 70 d.C. venne raso al suolo il Tempio di Salomone e, nel 135 d.C., gli ebrei furono espulsi da Gerusalemme.

I romani chiamarono questo territorio Palestina. La dominazione romana e poi quella dell’impero romano d’Oriente si prolungarono fino all’anno 61l, quando la provincia subรฌ l’invasione persiana. Gli arabi, una popolazione semita proveniente dall’interno dell’omonima penisola, conquistarono la Palestina nel 634 d.C.

MAOMETTO E L’ISLAM
Secondo la leggenda, il profeta Maometto ascese al cielo proprio a Gerusalemme, che assunse cosรฌ al rango di cittร  sacra per tutte e tre le grandi religioni monoteiste, nate da un ceppo comune. La fede islamica e la lingua araba rappresentarono i fattori unificanti per le varie popolazioni insediatesi nella regione, mentre i giudei furono gli unici a rimanere estranei a tale processo. Ad eccezione di alcuni brevi intervalli di tempo, segnati dalla dominazione parziale da parte dei crociati cristiani e dei mongoli, tra l’XI e il XIII secolo, la Palestina conobbe governi islamici per oltre un millennio e mezzo.

L’IMPERO OTTOMANO
Nel 1516 l’impero ottomano conquistรฒ Gerusalemme, dando avvio alla lunghissima egemonia turca sulla Palestina, che si sarebbe conclusa soltanto alla fine della prima guerra mondiale. Durante il conflitto, Londra promise al califfo Hussein la nascita di uno stato arabo indipendente che comprendesse anche la Palestina in cambio della collaborazione nella lotta contro la Turchia.

LA NASCITA DEL SIONISMO
Nel 1917, il ministro degli Esteri britannico Lord Balfour si impegnรฒ anche con il movimento sionista a favorire la creazione di uno “stato nazionale ebraico” in Palestina. In realtร  a quei tempi la Gran Bretagna non aveva nessun potere sul territorio in questione, nรฉ di fatto nรฉ come diritti. In ogni caso, di lรฌ a poco, dopo aver sconfitto militarmente i turchi – grazie all’alleanza con gli arabi -, la Gran Bretagna riuscรฌ per l’appunto ad estendere la propria influenza sulla Palestina, ottenendo il relativo mandato di affidamento dalla Societร  delle Nazioni nel 1922. La popolazione ebraica aumentรฒ, in virtรน di massicce immigrazioni, passando dalle 50.000 unitร  dell’inizio del secolo alle 300.000 alla vigilia della seconda guerra mondiale (cfr. Israele).

L’IMMIGRAZIONE EBRAICA
Nell’aprile del 1936 i palestinesi indissero uno sciopero generale per protestare contro il flusso immigratorio, considerandolo una minaccia ai propri diritti. Fu allora che il governo inglese propose di suddividere la Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo, lasciando sotto l’amministrazione inglese il “corridoio” Gerusalemme-Jaffa (Tel Aviv). Gli arabi respinsero questa ipotesi di ripartizione e la regione divenne teatro di sanguinosi disordini, che cessarono soltanto nel 1939, quando Londra abbandonรฒ del tutto l’idea e si decise a prendere provvedimenti per limitare l’immigrazione ebraica.

LA PAURA E LA DIASPORA PALESTINESE
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna affidรฒ il problema alla neocostituita ONU. Nel 1947 l’Assemblea generale dell’ONU approvรฒ un nuovo piano di ripartizione del territorio palestinese fra arabi ed ebrei. A quella data, nella metร  che sarebbe diventata lo stato arabo vivevano 749.000 arabi e 9.250 ebrei, mentre nella parte corrispondente allo stato ebraico risiedevano 497.000 arabi e 498.000 ebrei. Per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre, alcuni gruppi sionisti decisero di ricorrere ad azioni terroristiche. li 9 aprile 1948 un commando dell’organizzazione sionista lrgun, guidato da Menahem Begin, penetrรฒ nel villaggio di Deir Yassin uccidendo 254 civili. La paura generรฒ l’esodo diย 10.000 profughi palestinesi.

L’AUTOPROCLAMATO STATO D’ISRAELE
Il 14 maggio del 1948 Israele si proclamรฒ unilateralmente stato indipendente. Gli eserciti dei paesi arabi vicini invasero Israele, ma non riuscirono ad impedire il consolidamento dello stato ebraico. Ilย neocostituito stato israeliano si ritrovรฒ infatti nel 1949 con un territorio piรน ampio di quello previsto dal piano di spartizione proposto dalle Nazioni Unite. Intanto, piรน della metร  degli arabi palestinesi avevano abbandonato le loro case. La maggioranza di questi profughi trovรฒ rifugio in Cisgiordania – regione della Palestina annessa al regno hascemita della Transgiordania nel 1948 -, e nella striscia di Gaza, che passรฒ invece sotto amministrazione egiziana.

IL RUOLO “CHIAVE” DELLE NAZIONI UNITE
Secondo le Nazioni Unite e, quindi, anche per il diritto internazionale, i palestinesi non costituivano una vera e propria nazione: si trattava di semplici profughi, che in quanto tali diventavano un mero “problema” da risolvere. Le decisioni politiche prese in merito alla questione palestinese vennero accettate dai governi arabi, che nominarono persino un rappresentante palestinese presso la Lega Araba.

LA NASCITA DELL’OLP
Su istanza presentata dal presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, nel 1964 una conferenza al vertice dei paesi arabi incaricรฒ quest’ultimo di costituire un’organizzazione palestinese unificata. Il Consiglio nazionale palestinese riunitosi per la prima volta a Gerusalemme il 22 maggio del 1964 e formato da 422 membri – uomini politici, imprenditori, rappresentanti dei campi profughi e di organizzazioni sindacali, donne e giovani -, sancรฌ la nascita dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).

LE DIVISIONI E LE PRIME INCURSIONI ARMATE
I gruppi palestinesi giร  attivi in clandestinitร , come ad esempio Al Fatah, diffidavano di questa organizzazione promossa dai governi arabi nรฉ approvavano la politica diplomatica dell’OLP. Questi gruppi erano infatti convinti che solamente mediante interventi militari sarebbe stato possibile r impossessarsi del territorio palestinese. Il 10 gennaio 1965 fu portata a termine la prima azione armata in Israele.

LA GUERRA DEI SEI GIORNI
Nei mesi successivi, le azioni andarono intensificandosi fino a sfociare nella cosiddetta “Guerra dei Sei Giorni”, scoppiata nel 1967 e durante la quale Israele occupรฒ Gerusalemme Est, il Golan siriano, il Sinai egiziano ed i territori palestinesi di Cisgiordania e Gaza. La vittoria riportata sugli eserciti regolari degli stati arabi coinvolti nel blitz rafforzรฒ la convinzione che l’unica strada percorribile era la guerriglia. Nel marzo del 1968, durante un combattimento nel villaggio di AI-Karameh, i combattenti palestinesi costrinsero le forze israeliane alla ritirata. Questa scaramuccia passรฒ alla storia come la prima vittoria delle forze armate palestinesi.

YASSER ARAFAT E IL “SETTEMBRE NERO”
Grazie al prestigio cosรฌ conquistato, i gruppi armati poterono entrare a far parte dell’OLP, ottenendo inoltre l’appoggio dei governi arabi. Nel febbraio 1969 Yasser Arafat venne eletto presidente dell’OLP. Il rafforzamento politico e militare palestinese fu avvertito come una minaccia dal re Hussein di Giordania, che fino a quel momento ne era stato rappresentante e portavoce. La tensione fra re Hussein e i palestinesi crebbe al punto da portare, nel settembre 1970 e solo dopo una serie di cruenti combattimenti, all’espulsione dalla Giordania dell’OLP, che stabilรฌ il proprio quartier generale a Beirut. Il nuovo esilio dell’OLP ridusse la possibilitร  di realizzare altre azioni armate in territorio israeliano. Intanto nacquero altri gruppi radicali, fra cui “Settembre Nero”, autore di attentati contro istituzioni ed imprese israeliane in Europa e nel resto del mondo.

LA CONFERENZA DI ALGERI
La direzione dell’OLP intuรฌ subito la necessitร  di un cambiamento nella propria tattica: senza abbandonare la lotta armata, diede contemporaneamente avvio ad una vasta operazione diplomatica e iniziรฒ a dedicare la maggior parte dei propri sforzi al processo di consolidamento dell’unitร  e dell’identitร  palestinese. La conferenza del Movimento dei Paesi Non Allineati tenutasi ad Algeri nel 1973 individuรฒ per la prima volta nella questione palestinese – e non piรน nella rivalitร  fra Israele e i paesi arabi – la chiave per risolvere il conflitto in Medio Oriente.

LA CONDANNA DEL SIONISMO COME RAZZISMO
Nel 1974 un summit della Lega Araba riconobbe ufficialmente l’OLP quale “unico rappresentante legittimo del popolo palestinese”. Nell’ottobre del medesimo anno, l’OLP venne ammessa in veste di osservatore all’Assemblea generale dell’ONU, che riconobbe il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e all’indipendenza, condannando al contempo il sionismo come “una forma di razzismo”.

LE PROPOSTE DELL’OLP
La proposta dell’OLP prevedeva “l’istituzione di uno stato laico e indipendente comprendente l’intero territorio palestinese, in cui musulmani, cristiani ed ebrei possano vivere in pace, godendo degli stessi diritti e doveri”. Si trattava di un obiettivo che implicava necessariamente la fine dell’attuale stato d’Israele. Senza rinunciare a questa meta finale, tuttavia, l’OLP ammise quale “soluzione temporanea” la costituzione di uno stato palestinese indipendente “in qualsiasi parte del territorio eventualmente liberato attraverso la forza o dal quale Israele si ritiri volontariamente”.

L’ACCORDO DI PACE DI CAMP DAVID
Nel 1980, il primo ministro israeliano, Menahem Begin, leader del partito di destra Likud, e il presidente egiziano Anwar Sadat firmarono un accordo di pace a Camp David, reso possibile grazie alla mediazione statunitense. Poco dopo, Begin procedette all’annessione formale della zona araba di Gerusalemme, proclamandola “capitale unica e indivisibile” di lsraele. lntanto si intensificava la colonizzazione israeliana della Cisgiordania, attuata attraverso l’espropriazione di terre palestinesi, accrescendo la giร  notevole tensione esistente nei territori occupati. Il parere contrario a tali misure espresso dalle Nazioni Unite non ebbe nessun effetto pratico a causa del veto posto dagli Stati Uniti nell’ambito del Consiglio di sicurezza a qualsiasi tipo di sanzione contro Israele.

ISRAELE INVADE ILย LIBANO PER ANNIENTARE L’OLP
Nel luglio del 1982, nel tentativo di “risolvere definitivamente” la questione palestinese, le truppe israeliane invasero il Libano. L’obiettivo era quello di annientare la struttura militare dell’OLP, catturandone il maggior numero possibile di dirigenti e militanti, procedendo quindi all’annessione del Libano meridionale e provvedendo all’insediamento a Beirut di un governo facilmente manovrabile da Israele.

I MASSACRI NEI CAMPI PROFUGHI
Asserragliate all’interno di Beirut, le forze palestinesi accettarono di ritirarsi solo dopo aver ottenuto precise garanzie in merito alla protezione dei civili da parte di una Forza internazionale di pace, la cui totale inefficacia sarebbe perรฒ stata dimostrata dai successivi massacri perpetrati nei campi profughi di Sabra e Shatila. In ogni caso, l’OLP riuscรฌ a trasformare quella che sembrava una completa sconfitta in una vittoria politica e diplomatica. La sede dell’Organizzazione venne trasferita a Tunisi, mentre il suo capo Yasser Arafat si recรฒ in numerosi paesi europei, dove venne ricevuto con gli onori dovuti a un capo di stato, come nel caso della sua visita in Vaticano.

PACIFISMO,ย DIPLOMAZIA E DIVISIONI
Muovendosi sempre con estrema cautela, l’OLP intavolรฒ nuove trattative con alcuni dirigenti politici israeliani favorevoli ad una soluzione negoziata del problema palestinese. L’invasione del Libano favorรฌ la nascita di piccoli gruppi pacifisti attivi in Israele che invocavano un dialogo con I’OLP. Alcuni gruppi palestinesi di tendenze radicali misero in discussione tali tentativi di avvicinamento e manifestarono il proprio dissenso nei confronti della linea politica di Yasser Arafat. Si pervenne cosรฌ a una rottura all’interno dell’OLP, le cui distinte fazioni si affrontarono talvolta anche violentemente.

LEย PROTESTE ARABE E LA REPRESSIONE ISRAELIANA
Nel 1987, dopo alcuni anni di difficoltร  interne, il Consiglio nazionale palestinese tornรฒ a riunirsi ad Algeri, dove si diedero appuntamento le delegazioni di varie organizzazioni palestinesi (ad eccezione di quelle di alcuni gruppi fautori dell’azione militare). Da questo incontro l’unitร  interna dell’OLP uscรฌ comunque ricomposta. Nel novembre 1987, un automezzo militare israeliano investรฌ tre operai palestinesi nel la striscia di Gaza. Per protestare contro tale episodio, le attivitร  commerciali palestinesi attuarono una serrata e la gente si riversรฒ nelle strade. Davanti alle proteste arabe, il governo israeliano rispose con una repressione ancor piรน dura.

NASCE L’INTIFADA
A differenza perรฒ di quanto era avvenuto in precedenti occasioni, quello che decise a favore dell’intervento militare fu l’aumento del numero di donne, anziani e bambini che prendevano parte alle manifestazioni. Quanto piรน numerose erano le vittime fra i civili, tanto piรน forte diventava l’odio, le manifestazioni e gli scioperi si facevano sempre piรน frequenti; i negozi costretti a chiudere aumentavano, cosรฌ come erano sempre piรน numerosi i funerali che diventavano veri e propri atti di aperta sfida politica. Fu cosรฌ che in Cisgiordania e Gaza ebbe inizio l’Intifada (in arabo sollevazione).

Durante i primi mesi del 1988 si assistette ad una partecipazione di massa di palestinesi con cittadinanza israeliana agli scioperi organizzati dalla cosiddetta “Direzione unificata per la rivolta popolare nei territori occupati”. Si trattava delle prime istanze di una posizione politica comune con i palestinesi dei territori occupati.

LO STATO PALESTINESE
Nel luglio 1988 re Hussein di Giordania annunciรฒ la rottura dei rapporti commerciali e delle relazioni politiche con la Cisgiordania. A partire da tale data, l’OLP diventava quindi l’unica organizzazione responsabile per la popolazione di questo territorio. Riunitosi ad Algeri il 14 novembre 1988, il Consiglio nazionale palestinese proclamรฒ la nascita di uno stato palestinese indipendente comprendente i territori occupati da Israele nel 1967, rivendicando al contempo per Gerusalemme il ruolo di capitale del nuovo stato. Il CNP approvรฒ inoltre le risoluzioni 181 e 242 dell’ONU, accettando il diritto all’esistenza dello stato d’Israele. Dieci giorni dopo ben 54 paesi del mondo riconobbero il nuovo stato palestinese.

Arafat, dopo essere stato nominato presidente del nuovo stato, venne ricevuto a Ginevra dall’Assemblea generale dell’ONU, appositamente riunitasi per ascoltarne le dichiarazioni. Il leader palestinese ripudiรฒ il terrorismo, accettรฒ l’esistenza dello stato d’Israele e sollecitรฒ l’invio di una forza internazionale nei territori occupati. Successivamente il presidente Reagan decise di dare avvio ai negoziati con l’OLP.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU tornรฒ a riunirsi a Ginevra dietro richiesta dei governi arabi. Arafat relazionรฒ sugli episodi di violenza verificatisi nei territori occupati ed esortรฒ l’ONU a convocare d’urgenza una conferenza internazionale di pace in Medio Oriente.

LE TENSIONI DOPO L’INVASIONE IRACHENA DEL KUWAIT
All’emergere delle tensioni fra Iraq e Kuwait, intorno alla metร  del 1990, Arafat tentรฒ invano di aprire dei negoziati fra i due paesi. Dopo l’invasione irachena, i palestinesi cercarono di stabilire un rapporto di analogia fra la situazione del Kuwait e quella della Palestina, affermando che se l’Iraq era obbligato ad adeguarsi alle risoluzioni dell’ONU, altrettanto doveva fare Israele.

Allo scoppio della guerra il popolo palestinese espresse apertamente le proprie simpatie filoirachene, privando in questo modo l’OLP del sostegno finanziario delle ricche monarchie del Golfo, contrarie al regime iracheno. Dopo la sconfitta di quest’ultimo, nel marzo 1991, l’atmosfera di tensione nei territori occupati fu esacerbata dall’imposizione del coprifuoco. Sul piano diplomatico tuttavia, una dichiarazione congiunta di Stati Uniti e Russia ribadรฌ la speranza di pervenire a un accordo di pace fra arabi e israeliani, evidenziando un allontanamento fra la posizione degli Stati Uniti e quella di Israele.

Nel settembre 1991, in chiusura del Consiglio nazionale palestinese, Yasser Arafat venne riconfermato presidente della Palestina nonchรฉ dell’OLP. In questa occasione fra l’altro l’OLP accettรฒ le dimissioni di Abu Abbas, leader del Fronte per la liberazione della Palestina. Abbas venne condannato in contumacia da un tribunale italiano all’ergastolo in quanto colpevole del sequestro del transatlantico “Achille Lauro”, avvenuto nel 1985.

LA PRIMA CONFERENZA DI PACE E LE TRATTATIVE
La prima Conferenza di pace per il Medio Oriente si celebrรฒ a Madrid dal 30 ottobre al 4 novembre del 1991 con il patrocinio degli Stati Uniti e della Russia. Le delegazioni arabe chiesero all’unanimitร  che i negoziati si sviluppassero sulla base delle risoluzioni numero 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si rifiutava l’annessione dei territori attraverso la forza e si auspicava la loro cessione esclusivamente dietro la promessa di un concreto impegno di pace.

La Conferenza per il Medio Oriente proseguรฌ poi in dicembre, a Washington, senza registrare concreti passi avanti nella questione palestinese.lsraele da parte sua ribadรฌ la validitร  della propria interpretazione delle risoluzioni dell’ONU. In particolare, la delegazione israeliana si ritenne soddisfatta dall’esito della Conferenza grazie all’annullamento della risoluzione numero 337 dell’ONU che bollava il sionismo quale forma di razzismo.

Dopo le elezioni israeliane del giugno del 1992, il nuovo premier, il laburista Yitzhak Rabin, decise di bloccare l’insediamento dei coloni nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Ciononostante, la ripresa dei negoziati, interrottisi a causa dell’espulsione in Libano di 415 palestinesi del gruppo di Hamas, restava di difficile attuazione.

Le trattative segrete fra l’OLP e il governo israeliano, con l’attiva partecipazione della diplomazia norvegese. approdarono allo storico mutuo riconoscimento fra i due stati del 13 settembre 1993, avvenuto a Washington. In quella circostanza, inoltre, Arafat e Rabin firmarono una dichiarazione di principio sull’autonomia dei territori occupati che fu il primo documento di pace approvato congiuntamente dallo stato d’Israele e dall’OLP. L’accordo raggiunto prevedeva un’autonomia limitata con autogovernรฒ palestinese per la striscia di Gaza e la cittร  di Gerico per un periodo di cinque anni, trascorsi i quali l’autonomia si sarebbe estesa anche alla Cisgiordania.

ISRAELE RICONOSCE L’OLP
Pochi giorni dopo il Parlamento israeliano ratificรฒ il riconoscimento dell’OLP e la dichiarazione di principio sottoscritta a Washington. Da parte sua, il Consiglio centrale dell’OLP approvรฒ il testo sull’autonomia. Tuttavia, il gruppo radicale palestinese di Hamas e quello filoiraniano degli Hezbollah si opposero agli accordi di pace e decisero di continuare nella loro strategia terroristica contro soldati e civili israeliani.

Anche i coloni insediatisi nei territori occupati e l’estrema destra sul versante israeliano si opposero energicamente all’accordo. In un’atmosfera di aperta ostilitร , la ritirata militare israeliana da Gaza e da Gerico, inizialmente fissata per il 13 dicembre, venne infine posticipata.

RABIN E ARAFAT: “PRIMA DI TUTTO GAZA E GERICO”
Nel maggio del 1994 Rabin ed Arafat apposero la propria firma all’accordo d’autonomia definito “Prima di tutto Gaza e Gerico” , mentre nel frattempo continuava la ritirata israeliana, rendendo possibile il ritorno di contingenti militari appartenenti all’Esercito di liberazione della Palestina dall’esilio in Egitto,Yemen, Libia, Giordania o Algeria.

Arafat giunse a Gaza nel luglio del 1994, e assunse l’incarico di presidente dell’Autoritร  nazionale palestinese (AP). Lo scontro fra il leader dell’OLP e i suoi avversari dell’ala piรน radicale, contrari a qualsiasi accordo con Israele, divenne sempre piรน aspro. Dopo la morte del dirigente della Jihad islamica Hani Abed, imputata ai servizi segreti di Tel Aviv, nel novembre del 1994 furono assassinati tre soldati israeliani. Una settimana dopo, la neocostituita polizia palestinese fece fuoco su un gruppo di persone che uscivano da una moschea frequentata da militanti fondamentalisti, causando la morte di 13 persone.

Gaza si ritrovรฒ sull’orlo di una nuova guerra civile nell’aprile del 1995, quando, nel crollo di un edificio, raso al suolo da un attentato, rimasero uccise sette persone, fra cui Kamal Kaheil, uno dei leader delle brigate terroristiche Ezzedin-El-Kassam. Alcuni attacchi suicidi attuati per rappresaglia da Hamas e dalla Jihad islamica provocarono la morte di sette soldati israeliani e di una turista statunitense, ferendo una quarantina di persone.

L’ASSASSINIO DI RABIN
Il 4 novembre il premier israeliano Yitzhak Rabin fu assassinato da un estremista di destra ebreo. La tensione continuava a crescere mentre proseguivano anche gli incontri fra i fondamentalisti islamici e i dirigenti dell’OLP. Arafat, fra le altre cose, voleva che Hamas prendesse parte alle elezioni politiche palestinesi del gennaio del 1996, intuendo che la partecipazione di Hamas avrebbe dato maggiore legittimitร  alla propria leadership. Dopo varie indecisioni, i fondamentalisti decisero di boicottare le consultazioni elettorali.Arafat venne eletto presidente con l’87% dei voti e i candidati filogovernativi ottennero 66 seggi sugli 88 contesi.

L’ASCESA DI NETANYAHU
L’elezione di Benjamin Netanyahu a primo ministro d’Israele nel maggio del 1996 acuรฌ la tensione fra i due paesi che sfociรฒ nell’ennesimo scontro militare a settembre dopo la decisione da parte delle autoritร  di Tel Aviv di aprire un tunnel al di sotto della moschea di EI-Aqsa a Gerusalemme. Nei disordini persero la vita decine di palestinesi e di israeliani. La situazione era ormai esplosiva al punto da richiedere la convocazione di un vertice fra Arafat e Netanyahu, a cui partecipรฒ anche il presidente statunitense Bill Clinton.

Le difficili trattative conclusesi col ritiro delle truppe israeliane dalla cittร  di Hebron, che passรฒ cosรฌ sotto l’amministrazione palestinese, rappresentarono un ulteriore riconoscimento per il governo guidato da Yasser Arafat. Nel gennaio del 1997 il presidente palestinese ricordรฒ nuovamente che rimaneva ancora da definire lo status di Gerusalemme che, insieme al tema della formazione dello stato palestinese, avrebbe costituito il pr incipale punto di discussione al prossimo incontro.

LE VOLONTA’ ISRAELIANE E LE OPPOSIZIONI ARABE
La decisione israeliana di costruire un nuovo insediamento di coloni sulle colline di Har Homa, nella zona palestinese di Gerusalemme, venne respinta con vigore dall’Assemblea palestinese e dalla diplomazia occidentale. L’avvio delle opere, nel marzo del 1997, causรฒ aspri scontri fra palestinesi ed effettivi dell’esercito israeliano e finรฌ col congelare il processo di pace. Il governo israeliano annunciรฒ che era disposto a restituire all’AP soltanto il 2% della Cisgiordania. Il presidente israeliano, Ezer Waizman, si incontrรฒ comunque con Arafat per dare un segno di buona volontร , senza tuttavia riuscire a convincere Netanyahu a cambiare atteggiamento nรฉ a contenere la violenta reazione palestinese. Poco tempo dopo, l’AP decise l’applicazione della pena di morte ai cittadini palestinesi che vendessero terre o alloggi agli israeliani.

GLI SFORZI PERย LA PACE
Nel novembre del 1997, la commemorazione del secondo anniversario dell’assassinio di Yitzhak Rabin diede luogo alla piรน grande manifestazione a favore della pace con la Palestina degli ultimi anni. Nel febbraio del 1998, una cinquantina di militanti del gruppo pacifista “Pace ora” della sinistra israeliana diedero vita a una manifestazione davanti all’insediamento di Kyriat Arba, alla periferia di Hebron, per protestare contro l’erezione di un monumento sulla tomba di Baruch Goldstein, che in questa cittร  quattro anni prima aveva ucciso 29 palestinesi.

LE TRATTATIVE PER LA RESTITUZIONE DEI TERRITORI OCCUPATI
Nel maggio 1998 Arafat e Netanyahu si incontrarono a Londra, invitati dal premier britannico Tony Blair e alla presenza del segretario di Stato statunitense Madeleine Albright. Nonostante gli sforzi, il dialogo si arenรฒ sul tema della Giordania occupata. In base a precedenti trattati, la Cisgiordania era divisa in tre settori: la zona A, corrispondente al 3% del territorio; la B, equivalente al 24% del territorio cisgiordano (abitata da un numero consistente di palestinesi, sarebbe passata a un’amministrazione congiunta); la C, comprendente il restante 73%, รฉ occupata interamente da Israele.

La settimana precedente all’incontro londinese, gli Stati Uniti avevano reso pubblica la propria proposta, subito accettata da Arafat quale segno di buona volontร , che prevedeva la restituzione da parte di Israele del 13% della zona C e del 14% della B. Netanyahu tuttavia si rifiutรฒ di cedere piรน del 9%.

Le manovre dilatorie israeliane fecero sรฌ che Arafat suggerisse una maggiore partecipazione degli Stati Uniti nella mediazione. Nellโ€™aprile del 2000, Ehud Barak, il nuovo primo ministro israeliano, accolse tale richiesta, cercando tuttavia di costringere Arafat a rimandare la proclamazione dello Stato Palestinese. Gerusalemme divenne il maggiore ostacolo ai negoziati, poichรฉ entrambe le parti esigevano di farne la capitale dei rispettivi stati.

“L’AFFRONTO” DI SHARON NELLA SPIANATA DELLE MOSCHEE
La violenza esplose nuovamente nel settembre del 2000 quando lโ€™esponente della destra Ariel Sharon si recรฒ in visita a un tempio nella spianata delle moschee, luogo sacro per i musulmani e gli ebrei. Quella visita fu considerata dai palestinesi una provocazione intollerabile. Negli scontri delle settimane seguenti morirono circa cento persone, per lo piรน palestinesi. Arafat, Barak e Clinton, insieme ad autoritร  di altri paesi, si riunirono in Egitto in ottobre per cercare di salvare il processo di pace, Lo scoppio della nuova Intifada fece sรฌ che il governo di Barak finisse in minoranza, perciรฒ furono indette nuove elezioni.

La vittoria di Sharon alle elezioni israeliane del febbraio 2001 fu percepita come un colpo in piรน contro il deteriorato processo di pace. Nello stesso mese la segreteria generale delle Nazioni Unite pubblicรฒ un documento secondo il quale il blocco economico imposto da Israele in Cisgiordania e nella striscia di Gaza spingeva il governo di Arafat sullโ€™orlo del collasso per mancanza di fondi.

Durante i mesi successivi gli scontri si aggravarono. Gli attacchi israeliani e lโ€™esaurimento dei negoziati fecero crescere la resistenza contro lโ€™occupazione. Sharon reagรฌ con uccisioni selettive di presunti terroristi e ampliรฒ la sua offensiva attaccando con elicotteri e navi da guerra nuclei e villaggi palestinesi. Seguirono incursioni notturne nelle cittร  palestinesi con distruzione di case, aeroporti e ospedali. Centinaia di palestinesi morirono durante la ribellione e le azioni militari proseguirono con lโ€™occupazione di quei territori che erano sotto un relativo controllo palestinese.

L’11 SETTEMBRE
In seguito allโ€™attacco dellโ€™11 settembre 2001 contro il World Trade Center di New York e il Pentagono, Sharon credette che lโ€™opinione pubblica internazionale e lโ€™atteggiamento dei governi occidentali potesse volgersi a suo favore, contando sullโ€™appoggio degli Stati Uniti, e intensificรฒ la sua offensiva contro la rivolta dei palestinesi.

Molti attentati suicidi compiuti da militanti radicali palestinesi segnarono una nuova fase del conflitto. Hamas e la Jihad islamica, tra altri gruppi islamisti, sceglievano i luoghi piรน frequentati da giovani israeliani per immolarsi provocando il maggior danno possibile. Per rafforzare la sicurezza, Sharon limitรฒ il passaggio di beni e persone attraverso la frontiera con la Cisgiordania e con la striscia di Gaza. Questa misura danneggiรฒ sia gli operai, sia le imprese palestinesi.

LA ROTTURA TRA SHARON E ARAFAT
In dicembre Sharon troncรฒ ogni rapporto con Arafat. La nuova strategia israeliana consisteva nel rifiutare di considerare il leader palestinese un interlocutore valido. La rottura pose fine a qualunque tentativo di negoziazione. Allโ€™inizio del 2002, in vista dellโ€™arrivo di un nuovo mediatore statunitense, Sharon tolse le restrizioni imposte ai palestinesi di Cisgiordania e Gaza, che tuttavia restavano occupate dallโ€™esercito israeliano.

Dopo 18 mesi di rivolta, le restrizioni al movimento di beni e persone in Israele e nei territori occupati spinsero lโ€™economia palestinese sullโ€™orlo del fallimento. La chiusura continuata dei passaggi di frontiera causรฒ danni irreparabili. La disoccupazione triplicรฒ, colpendo quasi il 30% della manodopera palestinese. Lโ€™ANP registrรฒ un deficit di bilancio di 430 milioni di dollari e il PIL stimato a Gaza e in Cisgiordania scese del 12% nel primo trimestre del 2002.

In marzo si celebrรฒ a Beirut il vertice dei paesi arabi, a cui Arafat non potรฉ partecipare perchรฉ Sharon lo stringeva dโ€™assedio nel suo bunker di Ramallah. Un gruppo di 40 pacifisti, tra cui 11 occidentali, sfidรฒ lโ€™accerchiamento israeliano e formรฒ uno โ€œscudo umanoโ€ per proteggere il leader palestinese da un possibile attacco.

Il vertice si concluse con lโ€™approvazione di un piano di pace che includeva una decisione storica: i firmatari si impegnavano a riconoscere lo Stato di Israele, purchรฉ questo si ritirasse entro le frontiere che aveva prima del 1967 e permettesse il rientro di tre milioni di rifugiati palestinesi, la formazione di uno Stato palestinese con una parte di Gerusalemme come capitale. Israele definรฌ โ€œinaccettabileโ€ la proposta.

IL PIANO DI “LOTTA COMUNE” PER LA PALESTINA
In aprile Al Fatah, Hamas, la Jihad islamica, il Fronte Popolare e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina concordarono per la prima volta un piano di lotta comune. Nello stesso mese il campo profughi di Jenin fu bersaglio di sanguinosi bombardamenti israeliani.

Il 10 maggio, dopo quasi 40 giorni di assedio, 126 palestinesi asserragliati nella Chiesa della Nativitร  di Betlemme abbandonarono a uno a uno il santuario. I primi a uscire โ€“ 13 uomini considerati terroristi da Israele โ€“ vennero trasferiti a bordo di un aereo britannico a Cipro, dove rimasero finchรฉ lโ€™Unione Europea non ebbe deciso la loro destinazione in differenti paesi. Altri 26 palestinesi, che Israele accusava di delitti minori, furono inviati nella striscia di Gaza, mentre il resto venne rimesso in libertร .

Nel maggio 2002 Arafat dichiarรฒ che era giunto il momento di cambiare e ammise di aver commesso errori nella sua gestione del potere. In giugno, attraverso il suo ministro Saeb Erekat, il leader palestinese indisse le elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative per il gennaio 2003.

Nel giugno 2002 il presidente statunitense George W. Bush invitรฒ i palestinesi a respingere la leadership di Arafat e a scegliersi un leader che non fosse โ€œlegato al terrorismoโ€. In dicembre Arafat rimandรฒ le elezioni, attribuendo a Israele la colpa del ritardo.

ABBASย E LE “CONCESSIONI” A ISRAELE
Nel marzo 2003, Mahmoud Abbas (un politico moderato noto anche come Abu Mazen) fu eletto primo ministro dellโ€™Autoritร  palestinese. In aprile, Bush presentรฒ a Sharon e Abbas un nuovo piano di pace noto come Road Map, sponsorizzato dal cosiddetto Quartetto del Medio Oriente (Stati Uniti, Unione Europea, ONU e Federazione Russa). Il piano proponeva la creazione di uno Stato palestinese e la risoluzione di tutte le questioni aperte entro il 2005. Abbas si dimise a luglio, accusato dai radicali di fare troppe concessioni a Israele.

I KAMIKAZE DELLE FRANGE ESTREME PALESTINESI
La violenza aumentรฒ. Per la prima volta una giovane donna, madre di due bambini, effettuรฒ un attacco suicida. Il primo ministro Sharon ordinรฒ nuovamente attacchi e distruzioni dei villaggi palestinesi. Iniziรฒ, inoltre, la costruzione di un muro di separazione in Cisgiordania. La reazione della comunitร  internazionale fu, alla meglio, permissiva. La barriera priva migliaia di palestinesi dellโ€™accesso a servizi fondamentali come acqua, sanitร  e istruzione, oltre che ad altre fonti di sussistenza, come lโ€™agricoltura e altre opportunitร  di lavoro. La decisione israeliana diede vita a un movimento internazionale contro il โ€œmuro della vergognaโ€.

Nel marzo 2004, Hamas compรฌ un duplice attacco suicida nel porto di Ashdod. Israele rispose con una serie di attacchi, consistenti in โ€œuccisioni mirateโ€ di leader politici palestinesi. In unโ€™operazione diretta da Sharon, Israele uccise il leader spirituale sceicco Ahmed Yassin, sessantasettenne e paralitico, mentre usciva da una moschea a Sabra (Gaza). Sebbene lโ€™omicidio fosse stato unanimemente condannato dalla comunitร  internazionale, gli Stati Uniti opposero il veto alla mozione di condanna avanzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nellโ€™aprile 2004, Sharon annunciรฒ un โ€œPiano di ritiro unilaterale dalle aree palestinesiโ€ che comprendeva lโ€™evacuazione degli insediamenti nella Striscia di Gaza e lo smantellamento di sei colonie in Cisgiordania. In cambio, Israele chiedeva lโ€™appoggio degli Stati Uniti per mantenere blocchi di insediamenti in Cisgiordania e una dichiarazione del presidente Bush che negava ai profughi palestinesi il diritto di tornare in patria.

LA MORTE DI ARAFAT
Lโ€™11 novembre del 2004, dopo essere rimasto in coma allโ€™ospedale militare di Percy, in Francia, morรฌ Yasser Arafat. Il primo ministro francese Raffarin guidรฒ la cerimonia di saluto ad Arafat; fra i pochi capi di stato non musulmani, parteciparono il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il primo ministro svedese Goran Persson. Il funerale di stato fu celebrato vicino allโ€™aereoporto de Il Cairo, in Egitto. Arafat fu seppellito nella sede dellโ€™ANP a Ramallah, perchรฉ Israele non permise che fosse seppellito a Gerusalemme, comโ€™era suo desiderio. Rauhi Fatuh fu nominato presidente ad interim in attesa delle elezioni. Nel gennaio 2005 le elezioni presidenziali indette per nominare il successore di Arafat coinvolsero centinaia di migliaia di palestinesi, e centinaia di osservatori internazionali. Le elezioni videro la vittoria di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che ottenne il 62% dei voti. Abbas iniziรฒ subito le trattative con gruppi militanti come Hamas e la Jihad islamica affinchรฉ cessassero gli attacchi contro Israele. A dicembre il primo ministro Ariel Sharon fu colpito da ictus e ricoverato in stato vegetativo, senza possibilitร  di ripresa. I suoi poteri furono assegnati al suo vice Ehud Olmert.

LA VITTORIA ELETTORALE DI HAMAS
Nel gennaio 2006, inaspettatamente, Hamas vinse le elezioni dellโ€™Autoritร  Nazionale Palestinese, mettendo in difficoltร  il presidente Abbas. Questi voleva proseguire i negoziati di pace, ma Israele non era disposto a negoziare con Hamas fino a quando il gruppo non avesse abbandonato le armi e riconosciuto lo Stato di Israele.

A marzo il primo ministro Olmert vinse le elezioni e si impegnรฒ ad andare avanti con la definizione dei confini finali si Israele. Nel giugno 2007 il Parlamento elegge presidente Shimon Peres dopo aver sollevato il precedente Moshe Katzav, accusato di violenza sessuale da sette donne. Nello stesso periodo, dopo una serie di scontri e molte vittime tra le fazioni palestinesi in lotta fra loro, Hamas prende il sopravvento nella Striscia di Gaza.

OLMERT E MAZEN
Nel novembre 2007, si tiene il vertice di Annapolis nel Meryland (Stati Uniti) tra il presidente Usa Bush, il premier israeliano Olmert e il presidente palestinese Mazen, dove le parti si impegnano a compiere “tutti gli sforzi possibili per concludere un accordo prima della fine del 2008”.

Nel settembre 2008, le dimissioni del primo ministro Olmert, indagato dalla magistratura per motivi finanziari, portano alla crisi di governo. Il ministro degli esteri Tzipi Livni a capo del governo provvisorio, ma si va verso nuove elezioni previste nel febbraio 2009.

Il 27 dicembre 2008, terminata la tregua durata circa un anno con Hamas, che aveva ripreso il lancio di missili verso le cittadine israeliane, Israele inizia una serie di bombardamenti sulle cittร  della Striscia di Gaza.

(Fonte: Guida del Mondo visto da Sud 2000 – Istituto Tercer Mundo. Agenzie)

Nella notte del 3 gennaio 2009, le truppe di Israele entrano nella Striscia di Gaza. Prosegue l’operazione “Piombo fuso” anche con la mobilitazione via terra. Il 17 gennaio 2009 Israele dichiara una tregua unilaterale. Il giorno successivo anche le diverse organizzazioni palestinesi presenti nella striscia di Gaza annunciano un cessate il fuoco

Nonostante ciรฒ proseguono gli attacchi dell’esercito israeliano: il 20 gennaio fonti palestinesi denunciano l’uccisione di un contadino, il 22 gennaio il bombardamento di as-Sudaniya, a nord-ovest della Striscia di Gaza, il ferimento di 7 palestinesi e il ferimento di un bambino palestinese, il 23 gennaio sparatorie contro civili, il 26 gennaio il ferimento di un cittadino palestinese, il 27 gennaio l’uccisione di un palestinese a al-Farahin, il 28 gennaio il bombardamento aereo della zone di frontiera tra Gaza e Egitto, il 29 gennaio il ferimento di 12 palestinesi da parte di un aereo israeliano.

Nei giorni successivi anche missili palestinesi colpirono le cittร  israeliane. Il numero dei morti sul lato israeliano รจ di 10 militari piรน 3 civili. Sul lato palestinese, le cifre sono ancora molto discordanti: le fonti israeliane parlano di 500-600 morti, mentre secondo quelle palestinesi i morti al 18 gennaio [2009] sono 1305 (417 bambini, 120 donne, 120 anziani, 14 soccorritori, 4 giornalisti e 5 stranieri) e i feriti 5450.

Il 14 novembre 2012 inizia l’operazione “Colonna di nuvola” detta anche “Operazione Pilastro di difesa”, nome in codice della campagna militare delle Forze di difesa israeliane contro i militanti di Hamas e del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina (spesso sinteticamente definito Jihad Islamico Palestinese), come rappresaglia per il loro lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il sud (Sderot, Beersheva) e il centro di Israele (Tel Aviv, Gerusalemme).

รˆ stata la seconda imponente operazione militare lanciata da Israele su Gaza dalla fine del 2008, dopo l’operazione Piombo fuso.

(Fonte: Wikipedia)

L’8 luglio 2014 Israele avvia “l’Operazione Margine Protettivo” contro i militanti palestinesi di Hamas. Tutto ha avuto origine dal rapimento, nel sud della Cisgiordania, di tre ragazzi israeliani successivamente ritrovati morti. Da quรฌ la rappresaglia isreliana che prima con l’aviazione poi con le forze militari di terra ha dato vita ad una violentissima offensiva nella Striscia di Gaza colpendo ospedali, case, scuole e istituti pubblici. L’obiettivo del governo israeliano รจ quello di rendere inoffensiva Hamas, l’organizzazione paramilitare guidata da Khaled Meshaal. Il bilancio finora รจ di oltre 1000 morti palestinesi (la maggior parte dei quali civili, molti bambini, donne e anziani) e alcune decine di militari israeliani.

Nel maggio 2021 scatta la nuova spietata offensiva di Israele contro i palestinesi. E la storia si ripete…

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