Al momento non ci sono elementi di altri complici nella strage alla stazione di servizio ad Amendolara dove quattro braccianti agricoli extracomunitari sono stati bruciati vivi in auto da due connazionali, presi e assicurati alla giustizia dopo poche ore di indagini. Lo hanno detto il questore di Cosenza Antonio Borelli e il capo della Squadra mobile Gianni Albano nella conferenza stampa in questura per illustrare i dettagli dell’inchiesta insieme al procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio. In sostanza i due fermati, due caporali pakistani, avrebbero agito da soli con ferocia e con una crudeltà inenarrabile e disumana, ha detto il capo della polizia cosentina.
“Il fatto – ha spiegato il questore Borelli- di aver dato una risposta in poco più di tre ore significa che eravamo presenti sul territorio e che, soprattutto, siamo riusciti non solo ad identificare gli indagati, anche grazie ai filmati, ma a rintracciarli nelle loro abitazioni e ad assicurarli alla giustizia. Questa – ha aggiunto – è una soddisfazione davanti a una tristezza incredibile. Perché quei quattro ragazzi, per come sono morti, hanno creato in noi un vero e proprio shock. I due fermati sono in Italia da diversi anni, uno dal 2018 e l’altro dal 2022”.
Il capo della Squadra mobile di Cosenza, Gianni Albano, ha poi ricostruito i passaggi dell’indagine escludendo che vi siano elementi di altri complici nella vicenda. “Abbiamo iniziato – ha detto – dalle immagini del sistema di video sorveglianza con la collaborazione del gestore e titolare della pompa di benzina. Abbiamo verificato che c’era una macchina che si era fermata poi raggiunta da un’altra utilitaria dalla quale è scesa una persona che si è presentata agli altri. Questo era un carabiniere forestale che ha notato due persone avanti e cinque dietro che si era avvicinato dopo avere notato che dalla vettura venivano gettati dei sacchetti per strada. Poi si verifica quello che si vede nelle immagini. Uno degli indagati – ha raccontato Albano – rompe una maniglia dell’auto dall’interno e questo fa sì che non si apra”.
“Il conducente scende e apre il cofano. Non è chiaro se la benzina fosse già all’interno dell’auto o l’ha messa dal distributore”, spiega Albano. L’altro prima di scendere rompe la maniglia per evitare l’apertura delle porte. Le vittime cercano di uscire davanti ma non riescono. L’unico che si salva ci riesce perché scende dal cofano e scappa”.
“Non abbiamo elementi – ha sottolineato – di altri complici e riteniamo che l’omicidio fosse premeditato”.



















