Svolta nel delitto di via Gulli, dove ieri sera un uomo di 39 anni è stato ammazzato e fatto a pezzi, con la notizia di tre fermi arrivati in serata. La vittima si chiamava Fabio Colapietro, residente a Settimo Torinese e il suo cadavere è stato scoperto ieri sera intorno alle 23 di ieri in un appartamento di via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria a Torino. Il corpo era stato fatto a pezzi e sistemato all’interno di sacchi neri dell’immondizia.
La svolta nelle indagini è arrivata poche ore fa. La Procura di Torino ha disposto il fermo di tre persone: un uomo di 26 anni, la professoressa Nicole Formichetti, che in quell’alloggio vive e una ragazza di 22 anni. Le ipotesi di reato indicate dagli inquirenti sono, a vario titolo, omicidio, soppressione di cadavere e favoreggiamento del responsabile. Nelle prossime ore la Procura presenterà al giudice per le indagini preliminari la richiesta di convalida dei fermi e quella per l’applicazione di misure cautelari. Soltanto dopo l’udienza di convalida gli inquirenti forniranno ulteriori informazioni sull’inchiesta.
L’allarme della madre: «Mio figlio ha fatto del male a qualcuno»
A mettere in moto le indagini sarebbe stata la madre di uno degli uomini coinvolti, che ha chiamato il 112 dopo aver raccolto una confessione del figlio. «Mio figlio ha fatto del male a qualcuno», avrebbe riferito. L’uomo, forse preso dal rimorso dopo il delitto, avrebbe raccontato alla madre: «Abbiamo fatto tanto male a un uomo in un alloggio di via Gulli».
Da quella telefonata è partito l’intervento della polizia. Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento si sono trovati davanti a una scena terribile: il corpo della vittima era stato smembrato e le diverse parti erano state sistemate dentro sacchi neri. L’ipotesi è che chi ha partecipato all’azione intendesse disfarsi del cadavere prima che l’omicidio venisse scoperto.
La vittima massacrata nell’appartamento
Secondo i primi elementi raccolti dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato aggredito violentemente e colpito anche con un’arma da taglio. Restano da chiarire la dinamica precisa dell’omicidio, il ruolo attribuito a ciascuna delle tre persone fermate e soprattutto il movente. Sembra che in quell’alloggio si fossero dati appuntamento per un festino a base di droga e alcol.
Nell’alloggio gli agenti hanno trovato la donna che vi abita, un’insegnante di italiano di 49 anni dell’istituto Tommaso Doria di Ciriè, ora saottoposta a fermo, dove però quest’anno non avrebbe ancora iniziato le lezioni per problemi personali, secondo quanto riferito dalla scuola.
Il racconto dei vicini: «Un continuo viavai»
L’appartamento di via Gulli, secondo quanto raccontano alcuni residenti del palazzo, era stato affittato dalla donna alcuni anni fa. I vicini descrivono un frequente viavai di persone. «Da quando era arrivata c’era sempre gente che entrava e usciva dall’alloggio», raccontano alcuni condomini.
La donna veniva vista soprattutto quando scendeva nel cortile del condominio con il suo cane. Sono testimonianze che gli investigatori stanno ora verificando nel tentativo di ricostruire le frequentazioni dell’abitazione e ciò che è accaduto nelle ore precedenti all’omicidio.
Aggiornamento del 26 settembre
Omicidio di Torino, la madre del fermato: ‘Piangeva, era sconvolto’
“Diceva cose confuse, non capivo cosa avesse fatto”
Mi ha detto cose molto confuse: che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose…era sconvolto, quindi non capivo.
Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo”. Così al citofono la madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, di 26 anni, nato Chivasso (Torino), fermato per l’omicidio di Fabio Colapietro, di 39 anni, il cui cadavere è stato trovato fatto a pezzi nella notte tra giovedì e venerdì scorsi in un alloggio della periferia Nord di Torino.
“Non so, io non conosco nessuna delle persone che frequenta. Io frequento tutt’altra gente. Lui non abitava più qua da una vita”, ha detto la donna.
La sera di giovedì scorso, ha spiegato la donna al citofono, “mi ha detto dov’era, però non era all’indirizzo della persona (poi trovata cadavere e fatta a pezzi, ndr). Mi ha detto di andare in zona Rebaudengo e li ho trovati in piazza Rebaudengo e da lì l’ho pregato di chiamare la polizia”. Il luogo è a Torino Nord, non molto distante dall’appartamento in cui poco dopo la polizia ha trovato un uomo ucciso e fatto a pezzi. La madre riferisce che in quella chiamata al 112 il figlio non riusciva a spiegare e che, passato il telefono a lei, le è stato chiesto cos’avesse fatto il figlio, ma nemmeno lei capiva la situazione. “Quindi anche alla polizia ho detto di venire e prendere lui e chiedere a lui, e così hanno fatto” ha concluso.
“È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io come state mettendo sui giornali. Però lui quando parlava con il 112, parlava molto agitato, non si capiva bene. Gli hanno chiesto se c’era qualcuno e ha detto ‘c’è mia madre’. Mi ha passato il telefono e allora ho parlato, dicendo ‘venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno’. Mi hanno chiesto ‘che cosa?’ e ho detto ‘non lo so, venite per chiedere direttamente a lui'”.
Sabato l’udienza di convalida per i fermati
Si terrà nel pomeriggio di sabato l’udienza di convalida per i tre fermati dopo il ritrovamento di un cadavere fatto a pezzi in un alloggio alla periferia Nord di Torino, dove abita in affitto una docente. La vittima è Fabio Colapietro, di 39 anni, nato a Chivasso. Davanti al gip compariranno Christian Matheus De Oliveira Morando, di 26 anni, originario di Chivasso e residente a Torino, gravemente indiziato di omicidio e soppressione di cadavere, e – per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere – Nicole Formichetti, di 47 anni, originaria di Rieti, docente, e Keith Butig, di 22 anni, di Torino. Parti del corpo erano state trovate in sacchi neri e altre all’interno di secchi ricoperti di cemento a presa rapida, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. A dare l’allarme era stata la madre di De Oliveira Morando, che aveva chiamato il 112, affermando che il figlio aveva fatto del male a una persona. Inizialmente il ventiseienne avrebbe parlato di una colluttazione per una rapina o furto.
Come precisa la Procura, per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
