Youssef Siher, il ricercatore trentenne fondatore del “Movimento 17 ottobre”, è stato scarcerato e torna in totale libertà. La giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, ha respinto la richiesta di convalida del fermo e non ha applicato alcuna misura cautelare nei confronti del giovane, smontando di fatto l’ipotesi accusatoria della Procura che contestava il reato di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità terroristiche ed eversive.
Nel tardo pomeriggio di ieri, Siher ha varcato i cancelli del carcere di San Vittore, accolto dagli applausi e dal supporto dei suoi sostenitori che lo attendevano all’esterno.
Le motivazioni del GIP: “Nessun intento terroristico”
La decisione della GIP Landoni ridisegna i contorni dell’inchiesta nata a seguito dei gravi disordini e saccheggi avvenuti a Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre. Secondo gli inquirenti, coordinati dalla pm Francesca Crupi, Siher era considerato la presunta mente dietro ai canali Telegram del movimento, accusato di aver orchestrato e fomentato la violenza di piazza.
Tuttavia, accogliendo le tesi dei legali della difesa, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, la giudice ha chiarito che i messaggi diffusi dal trentenne non costituivano un reale incitamento alla violenza o un piano eversivo. Nelle motivazioni del provvedimento si legge che l’obiettivo del giovane ricercatore fosse quello di “promuovere la formazione di una coscienza collettiva” e non di arrecare un grave danno allo Stato o alle istituzioni. Le espressioni forti rintracciate nelle chat, inclusa una generica “dichiarazione di guerra” al sistema, sono state giudicate prive di una reale finalità terroristica o di un nesso causale diretto con gli atti vandalici materiali.
Scontro politico e reazioni delle istituzioni
La scarcerazione immediata ha scatenato un’accesa polemica politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso forte dissenso definendo la decisione “una scelta vergognosa”. Sulla stessa linea d’onda si sono espressi diversi esponenti del governo, tra cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha criticato il provvedimento sottolineando come il rilascio mini la sicurezza e la risposta dello Stato di fronte alle piazze violente.
Non si è fatta attendere la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che ha fermamente respinto i duri attacchi dell’esecutivo definendoli “un attacco irricevibile” all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, ribadendo che i giudici decidono unicamente sulla base delle leggi e degli elementi probatori presentati nei fascicoli.
Al momento, Youssef Siher resta indagato a piede libero, ma la decisione del tribunale milanese segna una pesante battuta d’arresto per l’impianto accusatorio della Procura.
